Prodotti da costruzione: nuove norme al via

Prodotti da costruzione: nuove norme al via

Aziende produttrici e utilizzatori di prodotti da costruzione  saranno assoggettati dal 1° luglio 2013 alle nuove condizioni previste dal Regolamento europeo.

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Dopo la imminente operatività del “Sistema di dovuta diligenza” che operatori e commercianti di legname e prodotti in legno sono obbligati ad applicare in base al Regolamento CE/995/2010, un’altra importante scadenza si sta avvicinando, che attiene ai prodotti da costruzione.
Infatti, entrerà in vigore integralmente il 1° luglio 2013 il Regolamento CE/305/2011 che fissa le condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che abroga la direttiva 89/106/CEE del Consiglio (GUUE del 4 aprile 2011).
Essendo Legge Comunitaria, il Regolamento non ha avuto bisogno di essere recepito negli ordinamenti nazionali, tuttavia per consentire agli attori del mercato di adeguarsi gradualmente, gli articoli da 3 a 28, da 36 a 38, da 56 a 63, da 65 a 66, nonché gli Allegati I, II, III e V saranno vigenti a partire dalla summenzionata data.

Se da un lato questa nuova iniziativa di Construction Products Regulation fa chiarezza nei confronti del mercato dei prodotti da costruzione, dall’altro le aziende produttrici debbono assumersi un’ulteriore responsabilità impegnandosi formalmente a dichiarare le effettive prestazioni dei prodotti immessi sul mercato, anche se dovrebbero vedere ridursi i costi a seguito dell’introduzione di procedure semplificate, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni (PMI).
Non saranno soltanto i produttrici ad essere soggetti ad obblighi, ma anche gli utilizzatori, perché le Imprese edili, i Progettisti e i Direttori dei lavori e di cantiere saranno responsabili nell’acquisto e nell’uso, durante un processo edificatorio, di prodotti marchiati CE.

Il nuovo Regolamento indica le condizioni per l’immissione sul mercato dei prodotti da costruzione (Dichiarazione di prestazione e marcatura CE, obblighi degli operatori economici), definisce i criteri di valutazione delle loro prestazioni (Organismi di valutazione, autorità notificanti e Organismi notificati) e le condizioni di utilizzo della marcatura CE (Vigilanza del mercato).

La novità più rilevante, tuttavia, è costituita dall’introduzione tra i requisiti di base delle opere da costruzione (Allegato I) dell’Uso sostenibile delle risorse naturali, per cui “le opere da costruzione devono essere concepite, realizzate e demolite in modo che l’uso delle risorse naturali sia sostenibile e garantisca in particolare quanto segue:

a) il riutilizzo o la riciclabilità delle opere di costruzione, dei loro materiali e delle loro parti dopo la demolizione;

b) la durabilità delle opere di costruzione;

c) l’uso, nelle opere di costruzione, di materie prime e secondarie ecologicamente compatibili”.

La sostenibilità prevede che il produttore elabori una dichiarazione di prestazione del prodotto che riguarda l’impiego delle materie prime e dei semilavorati dal punto di vista non solo strettamente ambientale, ma anche sociale, economico e tecnico.
Se al momento questo requisito non avrà conseguenze a livello di prestazione e di marcatura CE fino a che uno o più Stati membri non decideranno di regolamentare oggettivamente la sostenibilità di un prodotto, ciò nonostante è indubbia la rilevanza che avrà sull’intero settore, costituendo un’opportunità per avviare la certificazione ambientale di prodotto che sta suscitando un forte interesse di mercato ai fini delle certificazioni di sostenibilità degli edifici.

Un’altra novità è data dalla Dichiarazione di Prestazione (DoP), in sostituzione della Dichiarazione di Conformità prevista dalla precedente Direttiva 89/106/CEE, che diventerà una specie di carta di identità del prodotto da costruzione con tutte le caratteristiche essenziali (anche dell’assenza di alcune prestazioni), necessaria per la marcatura CE.
A differenza di quanto non avviene ora con la dichiarazione di conformità che non circola, essendo un documento a solo uso del fabbricante, e le informazioni sono riportate insieme alla marcatura CE sul prodotto stesso, la DoP viaggia sempre insieme al prodotto o viene fornita e/o resadisponibile sul sito web del produttore.

La marcatura CE, pertanto, non attesterà più la conformità del prodotto ad una specificazione tecnica, bensì costituirà la conclusione di un iter armonizzato attraverso il quale si valuta, si accerta, si garantisce (tramite procedure di prova o di calcolo e di controllo della produzione) e, infine, si dichiara la “prestazione di un prodotto da costruzione”.
È evidente in questo passaggio come la marcatura CE è conseguente alla DoP e con essa interagisce.

Quali sono gli operatori economici obbligati a rispettare quanto prevede il Regolamento? Si tratta di:

- fabbricanti, ovvero qualsiasi persona fisica o giuridica che fabbrichi un prodotto da costruzione o che faccia progettare o fabbricare tale prodotto e lo commercializzi con il suo nome o con il suo marchio, devono redigere, tra l’altro, la dichiarazione di prestazione e appongono la marcatura CE;

- mandatari, ovvero qualsiasi persona fisica o giuridica stabilita nell’Unione, che ha ricevuto da un fabbricante un mandato scritto che la autorizza ad agire per suo conto in relazione a determinati compiti, tra cui tenere la dichiarazione di prestazione e la documentazione tecnica a disposizione delle autorità nazionali di vigilanza con le quali collaborerà per ogni eventuale richiesta;

- importatori, ovvero qualsiasi persona fisica o giuridica stabilita nell’Unione, che immetta sul mercato UE un prodotto da costruzione proveniente da Paese terzo, debbono immettere sul mercato dell’Unione solo i prodotti da costruzione conformi ai requisiti del Regolamento, assicurandosi che il fabbricante abbia redatto in conformità la documentazione tecnica e la dichiarazione di prestazione;

- distributori, ovvero qualsiasi persona fisica o nella catena di fornitura, diversa dal fabbricante o dall’importatore, che metta un prodotto da costruzione sul mercato, debbono esercitare la dovuta diligenza per rispettare i requisiti del Regolamento.

La Valutazione tecnica europea (European Technical Approval), in sostituzione del Benestare previsto dalla vecchia Direttiva, costituirà la “valutazione documentata di un prodotto da costruzione, in relazione alle sue caratteristiche essenziali”. L’ETA è quindi lo strumento per effettuare la dichiarazione di prestazione e poi marcare CE i prodotti non completamente o non ancora “normati”. Perciò, non si tratta di certificazione, ma di “specificazione” che viene rilasciata a prodotti per i quali non ci sono EN armonizzati o norme nazionali.

Sono gli Stati membri che designano all’interno del proprio territorio gli Organismi di Valutazione Tecnica (Technical Assessment Bodies), per una o più delle 35 aree di prodotto individuate (Allegato IV). Le TAB che valutano e rilasciano la valutazione tecnica europea debbono, a loro volta, soddisfare determinati requisiti, quali previsti nello stesso Allegato IV.

Valutazione e verifica della costanza della prestazione dei prodotti da costruzione in relazione alle loro caratteristiche essenziali sono effettuate conformemente a uno dei sistemi di cui all’Allegato V.
Gli Stati membri notificano alla Commissione e agli altri Stati membri gli organismi autorizzati a svolgere compiti di parte terza nel processo di valutazione e verifica della costanza della prestazione ai sensi del presente regolamento (Organismi notificati) e designano un’Autorità notificante responsabile del controllo degli organismi notificati.

Al fine di garantire un’applicazione uniforme e coerente della normativa di armonizzazione dell’Unione, l’effettiva vigilanza del mercato viene affidata agli Stati membri sulla base del Regolamento CE/765/2008 che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti.

C’è da osservare, comunque, che le aree di prodotto individuate, le tipologie di prodotto per area e il numero di punti di immissione sul mercato italiano, sono tali e tanti che rimane ardua impresa evitare che entrino nel mercato tramite Paesi terzi prodotti non rispondenti ai requisiti e magari pericolosi.


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