Prevenzione sismica: puntare sulla microzonazione

Prevenzione sismica: puntare sulla microzonazione

In arrivo i fondi per la messa in sicurezza delle abitazioni private

rischio sismico

“Gli investimenti nella prevenzione e nella ricerca sono un motore per l’economia e per la ricchezza del Paese, perché si tratta di azioni che ne preservano e valorizzano il patrimonio naturale e quello costruito, innescano un circolo virtuoso di interventi e di attività che coinvolge altri settori economici e produttivi, ad esempio quello delle costruzioni, quello turistico oppure quello immobiliare, aumentando la competitività delle imprese - ha affermato nel corso dell’ultimo Forum di Scienze della Terra tenutosi a Torino il Presidente della Federazione Italiana Scienze della Terra Silvio Seno - Tali investimenti fanno crescere il livello di protezione dei cittadini e, in definitiva, migliorano la qualità della vita. Dobbiamo anche sottolineare che la protezione dell’ambiente non pone solo limiti, ma offre opportunità e crea posti di lavoro”. 

Il suo intervento è avvenuto dopo quello del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG), Gian Vito Graziano che aveva riassunto alcuni importanti dati sull’attività sismica in Italia per cui l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha ricostruito ben 36 diverse zone sismogenetiche che ogni anno originano circa 2.000 terremoti aventi magnitudo superiore a 2,5 gradi Richter e di essi, sempre statisticamente, almeno un evento all’anno è sopra la soglia del danno significativo, compreso tra 5 e 6 gradi ed uno ogni 10-20 anni è gravissimo, tra i 6 e 7 gradi Richter.
Tanto che dal 1968 ad oggi in Italia ci sono stati circa 4.600 morti e 500.000 senza tetto a causa di eventi sismici (Belice, 1968; Friuli, 1978; Irpinia, 1980; Marche-Umbria, 1997; Molise-Puglia, 2002; L’Aquila, 2009).

“La spesa pubblica per l’emergenza e la post-emergenza è stata pari a circa 150 miliardi di euro in soli 40 anni - ha sottolineato Graziano - Di contro, in prevenzione sismica lo Stato ha inteso investire ‘solo’ 300 milioni dal 1986 al 2003, e 750 milioni dal 2003 a oggi, soprattutto per adeguare edifici pubblici”.

Adesso qualcosa si sta muovendo. Dopo il terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009, è stato emanato un nuovo provvedimento per dare maggiore impulso alla prevenzione sismica. L’articolo 11 della legge n. 77 del 24 giugno 2009 di conversione del D. L. n. 39/2009 per la ricostruzione in Abruzzo, ha previsto che siano finanziati interventi per la prevenzione del rischio sismico su tutto il territorio nazionale con una cifra complessiva al 2016 di 965 milioni di euro, suddivisa per annualità, che, pur cospicua rispetto al passato, rappresenta solo una minima percentuale, forse inferiore all’1%, del fabbisogno che occorre per conseguire il completo adeguamento sismico di tutte le costruzioni, pubbliche e private, e delle opere infrastrutturali strategiche, tuttavia questa operazione può consentire la messa in sicurezza di altre strutture pubbliche in prosecuzione di programmi già avviati a partire dal terremoto di S. Giuliano di Puglia e può portare a un deciso passo avanti nella crescita di una cultura di prevenzione sismica da parte della popolazione e degli amministratori pubblici.

L’attuazione dell’art. 11 è affidata al Dipartimento della Protezione Civile e regolata attraverso Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri (OPCM).
Con l’OPCM n. 3843 del 19 gennaio 2010 è stata istituita una Commissione di esperti del rischio sismico che ha definito obiettivi e criteri generali di un’efficace azione di prevenzione da attuare con i fondi messi a disposizione dall’art.11.
L’OPCM n. 4007 del 29 febbraio 2012 relativa all’annualità 2011, analogamente a quella del 13 dicembre 2010, regola le modalità di finanziamento degli interventi di mitigazione del rischio sismico, sulla base degli indirizzi espressi dalla Commissione istituita con l’OPCM 3843/10, proseguendo nello sviluppo di quelle azioni che finora sono state marginalmente, o mai, toccate da provvedimenti precedenti: studi di microzonazione sismica; interventi sull’edilizia privata e sulle strutture e infrastrutture cittadine di particolare importanza per i piani di protezione civile, limitando gli interventi alle zone a più elevata pericolosità (zone 1 e 2) e alle strutture più vulnerabili.

Gli interventi previsti vengono attuati attraverso programmi delle Regioni e delle Province autonome, a ciascuna delle quali viene assegnata un’aliquota del fondo complessivo, proporzionale al rischio sismico dell’ambito territoriale, così come calcolato a partire dagli studi dei centri di competenza del Dipartimento della Protezione Civile. L’attivazione degli interventi sul patrimonio edilizio privato è resa obbligatoria in misura minima del 20% e massima del 40% del finanziamento assegnato alle Regioni, purché questo sia pari o superiore a 2 milioni di euro.
La vulnerabilità sismica italiana è, infatti, quella dei fabbricati esistenti, edificati fino agli anni Ottanta, che in genere sono stati progettati e realizzati senza criteri antisismici o in zone spesso geologicamente poco idonee.

“Sul fronte della prevenzione sismica nel nostro Paese è in atto un’importante ed innovativa iniziativa, coordinata e controllata dal Dipartimento della Protezione Civile, per finanziare il rafforzamento degli edifici strategici e procedere agli studi di microzonazione sismica a scala comunale dell’intero territorio italiano - ha rilevato Giovanni Calcagnì del Consiglio Nazionale dei Geologi - Per la prima siamo dinanzi ad un progetto organico e organizzato, basato su standard scientifici unici sul territorio nazionale e formalmente adottati dallo Stato e dalle Regioni, che coinvolgerà per loro tramite tutti i Comuni della nostra penisola. Si spera che in pochi anni tutti i territori siano in grado di conoscere in modo molto più preciso quanto sia sismicamente pericoloso l’edificare nelle diverse zone, e a quale diverso rischio siano soggetti i manufatti già esistenti, con riferimento sempre alle varie zone comunali. In seguito a tali studi si dovranno poi adeguare gli strumenti urbanistici comunali”.

Gli studi di Microzonazione Sismica (MS) hanno l’obiettivo di razionalizzare la conoscenza sulle alterazioni che lo scuotimento sismico può subire in superficie, restituendo informazioni utili per il governo del territorio, per la progettazione, per la pianificazione, per l’emergenza e per la ricostruzione post sisma. Nella pianificazione territoriale, in funzione delle varie scale e dei vari livelli di intervento, gli studi di MS, condotti su quelle aree per le quali il quadro normativo consenta o preveda l’uso a scopo edificatorio o per infrastrutture, sono di fondamentale importanza al fine di:
- orientare la scelta di aree per nuovi insediamenti;
- definire gli interventi ammissibili in una data area;
- programmare le indagini e i livelli di approfondimento;
- stabilire orientamenti e modalità di intervento nelle aree urbanizzate;
- definire priorità di intervento.

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