Nel nostro Paese i costi del dissesto idrogeologico ammontano a 2,5 miliardi di euro all'anno, ben di più di necessari per attuare il Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico predisposto dall'ANBI, in collaborazione con #italiasicura, che presuppone 3.581 interventi, articolati per regione, per complessivi 8.022 milioni di euro, capaci di attivare oltre 50.000 posti di lavoro.

Dopo l'emergenza idrogeologica della scorsa settimana che ha interessato le regioni Piemonte, Liguria, Sicilia e Calabria, sono cominciate le stime dei danni.
"Supereranno certamente il miliardo di euro in queste regioni - ha affermato Erasmo D'Angelis, coordinatore della struttura di missione #italiasicura di Palazzo Chigi - Abbiamo migliaia di sfollati nel nord ovest, strade interrotte, ponti crollati e tanti campi coltivati devastati da fiumi e torrenti. Il governo si impegna a mettere a disposizione tutte le risorse che servono. Poi più a lunga scadenza il tema
vero è quello della prevenzione".
Le alluvioni si sono verificate proprio nei giorni in cui #italiasicura stava presentando i programmi del Governo per mettere in sicurezza il territorio, rappresentando l'urgenza di avviare i cantieri, per i quali ci sono i progetti ed ora anche i finanziamenti.

In una nota, l'ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e della Acque Irrigue), ha sottolineato come l'intensa urbanizzazione, sviluppatasi senza tenere in alcuna considerazione le aree fragili dal punto di vista idrogeologico (alluvioni, frane, dissesti), il contemporaneo abbandono delle aree collinari e montane da parte della popolazione e delle attività agricole, e i cambiamenti climatici in atto abbiano acuito la fragilità del territorio.
"Non è possibile stimare il valore della sicurezza - vi si legge - ma quello del costo del dissesto idrogeologico sì: 2,5 miliardi di euro all'anno".

L'ANBI ricorda che l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel suo 1° Rapporto sul Dissesto idrogeologico in Italia, diffuso nello scorso marzo, ha rilevato che sono 1.221.811 gli ettari di territorio nazionale a pericolosità idraulica elevata (tempo di ritorno degli eventi tra i 20 e 50 anni), 2.441.080 quelli a pericolosità media (tempo di ritorno fra 100 e 200 anni) e 3.215.040 a pericolosità bassa (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi). In totale si tratta di 6.877.931 ettari (23% dell'intera superficie).

L'ISPRA, inoltre, ha individuato 1.640 comuni interessati da aree con pericolosità da frana elevata o molto elevata, 1.607 comuni interessati da aree a pericolosità idraulica media, 3.898 comuni interessati da aree sia a pericolosità da frana elevata o molto elevata, sia a pericolosità idraulica media. Il totale dei comuni italiani interessati da aree con pericolosità da frana e/o idraulica risultano pertanto 7.145, pari all'88,3%, mentre i comuni non interessati da tali aree risultano solamente 947.

La popolazione a rischio alluvioni è di 9.039.990 abitanti (di cui 5.922.922 a pericolosità media ed elevata), le imprese a rischio sono 879.364 (di cui 576.535 a pericolosità media ed elevata), i beni culturali a rischio sono 40.454 (di cui 29.005 a pericolosità media ed elevata), le superfici artificiali a rischio si estendono su 292.690 ettari (di cui ha. 201.130 a pericolosità media ed elevata).

Il consumo di suolo in Italia continua a crescere, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni: tra il 2013 e il 2015 le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 250Kmq di territorio, ovvero, in media, circa 35 ettari al giorno. Una velocità di trasformazione di circa 4mq di suolo che, nell'ultimo periodo, sono stati irreversibilmente persi ogni secondo. Dopo aver toccato anche gli 8mq al secondo degli anni 2000, il rallentamento iniziato nel periodo 2008-2013 (tra i 6 e i 7 metri quadrati al secondo) si è consolidato negli ultimi due anni.

L'adeguamento delle opere di bonifica idraulica è quindi condizione fondamentale per la sicurezza territoriale, necessaria non solo all'esercizio dell'agricoltura, ma indispensabile per qualunque attività economica. Se non vi è stabilità del suolo non si realizzano investimenti per infrastrutture ed impianti.

"Le risorse oggi ci sono per 9.8 miliardi nei prossimi 7 anni, con monitoraggi e controlli sui cantieri già aperti da Genova a Firenze e da Milano alle aree del Sud - twitta De Angelis - Mancano purtroppo molte progettazioni e la nostra è una corsa contro il tempo per aumentare le difese strutturali nel 10% del territorio nazionale urbanizzato dove vivono circa 6 milioni di italiani".

L'ANBI rammenta, quindi, di aver presentato lo scorso settembre il Rapporto "Manutenzione Italia 2016 - Azioni per l'Italia sicura", realizzato in collaborazione con #italiasicura, un Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico nel nostro Paese, che prevede complessivamente 3.581 interventi, articolati per regione e perlopiù corredati da progetti definitivi ed esecutivi, con un investimento complessivo di 8.022 milioni di euro, capaci di attivare oltre 50.000 posti di lavoro.

Si tratta di manutenzioni straordinarie delle opere di bonifica, di sistemazioni idrauliche, di ripristino di fenomeni di dissesto nei territori, in cui operano i Consorzi. In particolare:
- lavori di adeguamento e ristrutturazione di corsi d'acqua, anche con interventi di ingegneria naturalistica e di ripristino delle frane sulle sponde dei canali, avvenute per le intense precipitazioni;
- lavori di manutenzione straordinaria; adeguamento della rete di bonifica, delle quote arginali e delle idrovore; realizzazione di canali scolmatori;
- interventi di manutenzione sul reticolo idraulico a difesa dei centri abitati;
- realizzazione di opere per la laminazione delle piene;
- lavori di stabilizzazione delle pendici collinari e montane.
Sono tutti interventi volti, a diminuire il rischio idraulico, cui segue la costante azione di manutenzione ordinaria svolta dai Consorzi.