Preservare la possibilità di un futuro sostenibile

Preservare la possibilità di un futuro sostenibile

Presentate dalla Commissione UE le Linee Guida per limitare l’impermeabilizzazione dei suoli

impermeabilizzazione suoli

Nel corso della Conferenza ad alto livello “Soil remediation and Soil sealing”, svoltasi a Bruxelles il 10-11 maggio 2012 ed organizzata dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione UE, sono state presentate e discusse le “Linee Guida sulle migliori pratiche per limitare, ridurre o compensare l’impermeabilizzazione dei suoli” (Guidelines on best practice to limit, mitigate and compensate soil sealing). 

Recentemente pubblicate dalla Commissione (SWD (2012) final 101), le nuove Linee guida raccolgono esempi di politiche, legislazioni, piani di finanziamento, strumenti di pianificazione locale, campagne di informazione e molte altre tra le pratiche migliori attuate in tutta l’UE, destinate alle autorità competenti a livello nazionale, regionale e locale, nonché ai professionisti della gestione del territorio e pianificazione dei suoli. Mirano, inoltre, a sensibilizzare l’opinione pubblica che l’impermeabilizzazione del suolo, ossia la copertura del terreno con materiali impermeabili, è una delle cause principali di degrado dei suoli nell’UE che ha deciso di affrontarla nella Strategia tematica per la protezione del suolo e nella proposta di Direttiva Quadro sul suolo che l’accompagna.
“La perdita delle risorse del suolo a causa dell’urbanizzazione e della conversione dei nostri territori è una delle principali sfide ambientali cui l’Europa deve confrontarsi - ha dichiarato Janez Potočnik, Commissario UE per l’Ambiente - Occorre assolutamente utilizzare questa preziosa risorsa più saggiamente, affinché le sue numerose funzioni vitali siano preservate per le generazioni future. In parole semplici: non possiamo sprecare le nostre possibilità per un futuro sostenibile”.

Gli orientamenti della Commissione si ispirano alla recente Tabella di marcia per un uso efficiente delle risorse in Europa, in cui si propone che, entro il 2020, le politiche dell’UE tengano conto delle loro ripercussioni dirette e indirette sull’uso dei terreni, e la percentuale di occupazione (ad es. la perdita di terreni agricoli, terreni semi-naturali e naturali) sia conforme all’obiettivo di raggiungere una quota di occupazione zero entro il 2050.
Inoltre, nel febbraio u.s. la Commissione UE aveva pubblicato due relazioni che hanno dimostrato la necessità di combattere il degrado dei suoli all’interno dell’UE, su cui ci siamo soffermati di recente (cfr: “Commissione UE: fermare il degrado del suolo”, in Regioni&Ambiente, n.3-4 marzoaprile 2012, pagg. 44-45).

L’impermeabilizzazione dei suoli incide, infatti, sui terreni agricoli fertili, mette a repentaglio la biodiversità, aumenta il rischio di inondazioni e di rarefazione delle risorse idriche e contribuisce al riscaldamento climatico.
L’Europa è il continente più urbanizzato al mondo. Ogni anno, 1.000 km² di nuovi terreni (equivalenti a una superficie più estesa della città di Berlino) sono utilizzati per attività umane e una grande parte di questi finisce con l’essere impermeabilizzata. Addirittura, nelle linee guida si sottolinea che in Italia, sulla base dei dati forniti dal progetto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente Corine Land Cover, volto a fornire informazioni sulla copertura del suolo e dei suoi cambiamenti nel tempo, nel periodo 2000-2006 sono state occupati annualmente 81 km2 di suolo, ma altre stime basate su mappe ad alta risoluzione a scala 1:25.000 evidenziano che solo in Lombardia ed Emilia-Romagna il fenomeno sarebbe stato di 67 km2 e che “nel caso della Regione Emilia-Romagna, circa il 95% del suolo occupato tra il 2003 e il 2008 è avvenuto su fertili terreni alluvionali che ricoprono circa la metà della Regione”.
Se tale tendenza dovesse continuare agli stessi ritmi, tra 100 anni avremmo convertito in terreno urbano un’area delle stesse dimensioni della Ungheria.

La formazione del suolo è un processo estremamente lento (occorrono diversi secoli per formarne un centimetro); l’impermeabilizzazione comporta, quindi, danni significativi al suolo e, spesso, una sua perdita definitiva. Per tale ragione, sebbene lo sviluppo delle infrastrutture debba essere sostenuto per favorire la crescita economica, è necessario rendere la gestione del territorio più efficiente e responsabile.
L’impermeabilizzazione del suolo può essere limitata grazie a una pianificazione territoriale intelligente e a una riduzione dell’espansione urbana. D’altro canto, è possibile mettere a frutto il potenziale di sviluppo nelle zone urbane, ad esempio, riqualificando aree industriali dismesse.
Le misure di attenuazione prevedono l’impiego di materiali permeabili, anziché di cemento o asfalto, un sostegno alle “infrastrutture verdi” e un utilizzo più diffuso dei sistemi di recupero delle acque naturali. Laddove le misure locali di attenuazione siano insufficienti, sarà possibile definire misure di compensazione che migliorino le funzioni dei suoli altrove.

Le Linee guida evidenziano l’importanza di un’impostazione integrata per la pianificazione del territorio, l’adozione di approcci regionali specifici e la mobilitazione delle risorse non utilizzate a livello locale, che si sono rivelate efficaci.
Nelle best practice citate non troviamo molti esempi italiani da imitare, tuttavia contiene l’indicazione che la Regione Toscana e Provincia Autonoma di Bolzano, hanno dimostrato come, anche in assenza di un quadro nazionale, si possono definire limiti quantitativi a livello locale nei piani e regolamenti urbanistici, quali misure di indirizzo che limitino l’occupazione di suolo.

Attualmente, le politiche di finanziamento in vigore per lo sviluppo delle infrastrutture sono oggetto di un attento esame per ridurre quei sussidi che potrebbero favorire un’occupazione delle terre non sostenibile e l’impermeabilizzazione dei suoli. Anche la riduzione dei costi di urbanizzazione nei bilanci comunali può favorire la pianificazione a lungo termine. 

Nel corso della Conferenza di Bruxelles è stato proiettato il film-documentario italiano di Nicola Dall’Olio “Il suolo minacciato”, che mostra la trasformazione avvenuta dell’area della Pianura Padana intorno a Parma, la cosiddetta Food Valley, una delle più importanti zone dal punto di vista agroalimentare della nostra penisola, che nell’ultimo decennio ha subito una dilagante espansione urbana e infrastrutturale che ha consumato un ettaro al giorno di suolo agricolo, risorsa finita e non rinnovabile. (ndr: sul sito www. ilsuolominacciato.it è possibile scaricare e vedere il film delle durata di 46 minuti).

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