Presentato l’Annuario dei Dati Ambientali dell’ISPRA

Presentato l’Annuario dei Dati Ambientali dell’ISPRA

L’edizione 2013 presenta molte novità sul piano editoriale e di raccolta dei dati, mentre conferma gli aspetti di criticità ambientale, in special modo per quanto attiene alla qualità dell’aria e al consumo di suolo.

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Stamane, presso la Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha presentato l’Annuario dei Dati Ambientali ed. 2013, il report, alla sua undicesima edizione, che raccoglie tutti i dati sullo stato dell’ambiente in Italia, riferiti per lo più al 2012, e che si conferma il punto di riferimento per decisori politici, ricercatori, detentori di interessi economici e cittadini. 

All’evento, presieduto dal Presidente dell’ISPRA, Bernardo De Bernardinis, sono intervenuti il Presidente della Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato, Giuseppe Francesco Maria Marinello, il Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera, Ermete Realacci, il Sottosegretario del MATTM, Marco Flavio Cirillo, il Direttore Generale dell’ISPRA, Stefano Laporta e il Direttore Generale dell’ARPA Puglia, Giorgio Assennato.

Rispetto alle edizioni precedenti, l’Annuario di quest’anno presenta alcune novità, tra cui:

- l’introduzione del tema “Valutazione e autorizzazione ambientale” che si articola in VIA, VAS, AIA (istruttorie), AIA (controlli);

-  nella sezione “Acquacoltura compare per la prima volta l’indicatore “Bilancio di azoto e fosforo da impianti di acquacoltura in ambiente marino”;

- per “Turismo” un nuovo indicatore fornisce informazioni sul contributo che il settore turistico apporta alla produzione di rifiuti;

- in “Idrosfera”,sono ben 7 i nuovi indicatori sulla Qualità dei corpi idrici e l’inquinamento degli stessi;

- in “Ambiente e benessere”, la novità sono i dati su  “Stagione pollinica” e “Indice pollinico allergenico”. 

L’ “Annuario dei Dati ambientali” , inoltre, presenta molteplici versioni: oltre a quella integrale, infatti, il report dell’Istituto è organizzato in “Tematiche in primo piano”, “Tematiche in primo piano light”, “Annuario in cifre”, “Database”, “Multimediale” e “Fumetto”, destinato a un pubblico giovane di non esperti. 

Un’altra importante novità introdotta a partire da questa edizione è l’inserimento di un box di Approfondimento a cura delle ARPA/APPA, volto a illustrare un aspetto peculiare (criticità o buone pratiche) del proprio territorio.
Ecco in sintesi i risultati di alcune delle sezioni in cui si articola il Report.

Cambiamenti climatici 

Il riscaldamento del sistema climatico globale è oggi indiscutibile, come emerge dalle osservazioni dell’incremento della temperatura media globale atmosferica e oceanica, dallo scioglimento dei ghiacci polari, dalla riduzione dei ghiacciai delle medie latitudini e dall’innalzamento del livello medio degli oceani.
L’aumento della temperatura media registrato in Italia negli ultimi trent’anni è stato quasi sempre superiore a quello medio globale sulla terraferma. Nel 2012 l’anomalia della temperatura media (+1,31°C) è stata inferiore a quella globale sulla terraferma (+0,78°C). Il 2012 è stato per l’Italia il ventunesimo valore annuale positivo consecutivo, e si colloca al quarto posto nel periodo che va dal 1961 al 2012.
Le stime provvisorie di emissioni di gas serra per il 2012 (aggiornate al 30 giugno 2013), pari a 464,55 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, evidenziano un’ulteriore diminuzione del 5% rispetto al 2011, per il perdurare della congiuntura economica negativa, mostrando una riduzione complessiva rispetto al 1990 del 10,5%. 
La distanza dall’obiettivo del Protocollo di Kyoto risulta attualmente di entità ridotta e tale da consentire all’Italia di raggiungere l’obiettivo con uno sforzo limitato

Inquinamento atmosferico/Qualità dell’aria 

La qualità dell’aria è una delle emergenze ambientali che, insieme ai cambiamenti climatici ai quali è collegato, preoccupa gli amministratori locali e centrali e coinvolge quotidianamente tutti i cittadini. Per quanto attiene a questa problematica, siamo di fronte a una situazione complessa.
Le emissioni nazionali di ossidi di zolfo, ossidi di azoto e ammoniaca, dal 1990 al 2011 sono costantemente diminuite (-62%). A partire dal 1992, anche le emissioni nazionali di PM10  hanno iniziato a ridursi: rispetto a tale anno, nel 2011 si registra una diminuzione del 35%.
Lo stato della qualità dell’aria presenta una situazione piuttosto stazionaria, che continua a essere soddisfacente per il biossido di zolfo e per il benzene e insoddisfacente per il PM10 (il valore limite giornaliero è stato superato nel 48% delle stazioni di monitoraggio), per l’ozono (l’obiettivo a lungo termine non è stato rispettato nel 92% delle stazioni) e per il biossido di azoto (il valore limite annuale non è stato rispettato nel 20% delle stazioni di monitoraggio). 
Un altro inquinante preoccupante per le accertate proprietà cancerogene è il benzo(a)pirene i cui livelli, seppur misurati in un numero ancora troppo limitato di stazioni di monitoraggio (69), superano il valore-obiettivo nel 20% dei casi.
Una corretta valutazione della qualità dell’aria non può prescindere dall’analisi della componente aerobiologica (pollini e spore). Ciò è vero, in particolare, nelle aree metropolitane in cui l’inquinamento chimico-fisico preesistente, con effetto sinergico, favorisce e amplifica gli effetti negativi sulla salute umana dovuti all’azione degli aeroallergeni.
Si rileva una forte variabilità geografica dell’indice pollinico allergenico

Acque interne, Mare e ambiente costiero

Per quel che concerne le acque interne, i dati di qualità, relativi al 2011, richiesti alle Regioni fanno riferimento alla Rete Nucleo. 
Per i corpi idrici fluviali, la classe “buono” degli Standard di Qualità Ambientale è relativa al 90% delle 233 stazioni di 13 Regioni.
Relativamente agli Elementi di Qualità Biologica, seppur con una copertura territoriale disomogenea, per i Macroinvertebrati la classe “buono” risulta prevalente (48%) mentre, per le Diatomeee e le Macrofite, la classe “elevato” raggiunge percentuali più alte (77% e 55% rispettivamente); per il LIMeco, elementi fisico-chimici a sostegno del biologico, la classe “elevato” e la classe “buono” raggiungono circa l’84% sul totale.
A livello nazionale, nel 2011, su 4.009 stazioni, il 70,3% presenta uno stato chimico delle acque sotterranee ricadente nella classe “buono”, mentre il restante 29,7% in classe “scarso”. La Provincia autonoma di Bolzano ha tutte le stazioni di monitoraggio in classe “buono”, seguita dalla Provincia autonoma di Trento con il 91,7% e dal Molise con l’88,1%. La maggiore incidenza dello stato di “scarso”, invece, si riscontra in Sardegna con il 57,6%; seguono Sicilia e Lombardia, rispettivamente, con il 36,8% e 35,7%.
A livello nazionale, il 94% del carico totale prodotto dagli agglomerati (pari a 76.329.384 abitanti equivalenti) è convogliato in rete fognaria, mentre il 5% (pari a 3.725.011 abitanti equivalenti) è trattato con sistemi individuali.

Nel Mediterraneo e in Italia, le zone marino-costiere rappresentano ecosistemi naturali tra i più vulnerabili e più seriamente minacciati.
Le potenziali fonti di inquinamento che comportano la non idoneità alla balneazione possono essere molteplici: le principali derivano dall’inquinamento microbiologico.

Nel 2011, l’Italia presenta 4.901 acque di balneazione, di cui il 91,9% è conforme ai limiti imposti dalla Direttiva 76/160/CEE.
Per 7 regioni costiere la percentuale di conformità ai valori guida è compresa tra il 90% e il 100%, in 4 è superiore all’80%, nelle restanti 4 è tra il 50% e il 72%.

Natura e Biodiversità 

L’Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità, in virtù di una favorevole posizione geografica, di una grande varietà geomorfologica, microclimatica e vegetazionale nonché di fattori storici e culturali.
L’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di specie animali (oltre 58.000); le piante superiori sono circa 6.700, il 15,6% delle quali endemiche. 
In Italia la biodiversità è principalmente minacciata dalle attività umane e dalla crescente richiesta di risorse naturali. 
Il livello di minaccia è alto: tra le diverse classi di Vertebrati risulta particolarmente a rischio di estinzione oltre il 40% delle specie di Pesci, circa il 28% di Uccelli e il 15% delle specie di Mammiferi.
Sono in pericolo anche il 15% delle Piante superiori e il 40% di quelle inferiori.

A salvaguardia della biodiversità nel nostro Paese sono presenti 871 aree protette, che occupano una superficie a terra di oltre 3 milioni di ettari (10,5% del territorio nazionale). Le superfici a mare tutelate includono anche 27 Aree Marine Protette. Le zone umide istituite ai sensi della Convenzione di Ramsar sono 57 e coprono oltre 60.000 ettari. Le ZPS e i SIC, al netto delle sovrapposizioni, ammontano a 2.576 siti, che occupano una superficie di 6.379.090 ettari, pari al 21% del territorio nazionale. 

Suolo e Pericolosità ambientale

ISPRA, in collaborazione con il Sistema agenziale, ha sviluppato un sistema di monitoraggio puntuale che rappresenta la più significativa collezione di dati a livello nazionale, poiché ha ricostruito l’andamento del consumo di suolo dal secondo dopoguerra a oggi.
In Italia sono stati consumati, in media, 7 m2 al secondo per oltre 50 anni; oggi il consumo di suolo raggiunge gli 8 m2 al secondo. In pratica, ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una superficie pari alla somma di quelle dei comuni di Milano e di Firenze. 
L’Italia ha un territorio particolarmente tendente al dissesto geologico-idraulico, sia per le proprie caratteristiche geologiche e geomorfologiche, sia per l’impatto dei fenomeni meteoclimatici oltre che per la diffusa e incontrollata presenza dell’uomo e delle sue attività.
Gli eventi calamitosi sono soprattutto terremoti, frane e alluvioni.
Dal 1° novembre 2011 al 31 dicembre 2012, sul territorio nazionale, sono avvenuti 4.129 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2, ed è sensibilmente aumentato il numero di quelli con magnitudo superiore a 5. 
Le frane sono le calamità naturali che si ripetono con maggiore frequenza e causano un alto numero di vittime e di danni a centri abitati, infrastrutture, beni ambientali, storici e culturali. Le frane censite sono circa 487.000 e interessano un’area pari al 6,9% del territorio nazionale. La popolazione esposta a fenomeni franosi ammonta a 987.650 abitanti. Nel 2012 sono stati censiti dall’ISPRA 85 eventi di frana principali sul territorio nazionale.

La presenza di siti contaminati è una problematica comune a tutti i paesi industrializzati e trae origine dalle attività antropiche, quali industrie, miniere, discariche e altre strutture che possono determinare fenomeni di contaminazione locale del suolo per sversamenti, perdite di impianti/serbatoi, non corretta gestione dei rifiuti, ecc.  
Sulla base dei dati raccolti da ISPRA, i siti contaminati sono 4.837, 3.088 sono quelli bonificati e quindi riutilizzabili. 

Rifiuti 

L’uso sostenibile dei rifiuti viene collocato dall’Unione Europea nell’ambito della più ampia strategia di uso sostenibile delle risorse; tale approccio parte dalla modifica degli attuali modelli di crescita e di consumo per definire un quadro d’azione coerente che abbraccia diverse aree e settori.
Nel 2012 la produzione di rifiuti urbani raggiunge poco meno di 30 milioni di tonnellate, diminuendo del 4,5% rispetto al 2011. La produzione nazionale pro capite passa da 528 kg/ab. nel 2011 a 504 kg/ab. nel 2012.
Il dato di produzione pro capite per macroarea, nel 2012, continua a essere disomogeneo con 503 kg/ab. al Nord, 582 kg/ab.t al Centro e 463 kg/ab. al Sud.

Cresce la raccolta differenziata che, nel 2012, tocca il 39,9% della produzione totale di rifiuti urbani, ancora non sufficiente a raggiungere né l’obiettivo del 2011 (60%) né quello previsto per il 2012 (65%).
L’analisi dei dati sulla gestione evidenzia che, nel 2011, il 42,1% dei rifiuti urbani prodotti è stato avviato allo smaltimento in discarica. La discarica è, dunque, la forma di gestione più diffusa, anche se non più prevalente; nell’insieme, infatti, le altre tipologie di recupero, trattamento e smaltimento rappresentano oltre la metà dei rifiuti annualmente prodotti (57,9%).


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