L'annuale Rapporto dell'Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale sottolinea che nel 2014 i rifiuti speciali sono cresciuti del 5%, nonostante il PIL sia diminuito e il settore delle costruzioni, a cui viene imputata la crescita dei rifiuti speciali non pericolosi da operazioni di costruzione e demolizione, abbia continuato il suo trend negativo.

ispra rapporto rifiuti speciali 2016

L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha presentato il 6 luglio 2016 presso l'Auditorium del Ministero dell'Ambiente (MATTM), la XV edizione del "Rapporto Rifiuti Speciali", relativo alla produzione e gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi nel 2014, frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Servizio Rifiuti dell'ISPRA, che fornisce un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l'efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.

Si definiscono “speciali” tutti i rifiuti non urbani, prodotti da industrie e aziende, suddivisi in “non pericolosi” e “pericolosi”: i primi appartengono prevalentemente al settore manifatturiero, delle costruzioni e demolizioni e di alcune tipologie di trattamento dei rifiuti; i “pericolosi” sono generati dalle attività produttive che contengono al loro interno sostanze pericolose in concentrazioni tali da conferire pericolo (ad esempio, raffinazione del petrolio, processi chimici, industria fotografica, industria metallurgica, produzione conciaria e tessile, impianti di trattamento dei rifiuti, ricerca medica e veterinaria).

Nel 2014, a fronte di un aumento limitato dei rifiuti urbani (+0,3%), gli speciali sono cresciuti del 5%, superando i 130 milioni di tonnellate, il quadruplo degli urbani su cui, peraltro, si concentra l'attenzione dei media. È questo il dato più eclatante (in senso negativo) del Rapporto, perché nello stesso anno il PIL rispetto al 2013 è calato e, conseguentemente, ci si sarebbe aspettata una diminuzione anche della produzione dei rifiuti.

Secondo l'ISPRA, la crescita sarebbe imputabile prevalentemente ai rifiuti speciali non pericolosi da operazioni di costruzione e demolizione e da quelli derivanti dal trattamento dei rifiuti e delle acque reflue, dal momento che i rifiuti speciali pericolosi si sono mantenuti sostanzialmente stabili (+0,3%). Tuttavia, si deve osservare che la considerazione dell'Istituto non convince appieno, stante il trend negativo che anche nel 2014 ha caratterizzato il comparto delle costruzioni, per cui le ragioni dovrebbero essere ricondotte ad altri fattori.

Resta il fatto che nel 2014 sono stati gestiti (riciclati, smaltiti, ecc.) più rifiuti di quelli prodotti (3,3%): 133,8 imilioni di tonnellate contro una produzione di 130,5. Va rilevato che i rifiuti nell’anno di riferimento vengono sottoposti ad operazioni intermedie di gestione (trattamento chimico-fisico,stoccaggio, ecc.) prima di essere avviati al trattamento finale. 

i rifiuti speciali in italia 

Il recupero di materia da rifiuti speciali (ad esempio, il riciclo dei metalli, il recupero dei materiali da demolizione per opere stradali, ecc.) si conferma la forma di gestione più utilizzata (62,4%). Nonostante la diminuzione nel 2014 (-737 mila tonnellate, attribuibile per lo più a “spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia), il dato conferma le buone performance dell’Italia in UE quanto a riciclo dei rifiuti speciali (oltre il 75%), se si considera che la media UE 28 è del 45,7%. Migliore dell’Italia è la Slovenia (80,3%) e subito dopo Belgio (oltre 73%), Germania (70% circa).

Scendendo nel dettaglio del recupero di materia, è soprattutto l’operazione di “riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche” a incidere sul totale (47,1%): tali rifiuti sono, perlopiù, derivanti da attività di costruzione e demolizione.

Si registra una lieve diminuzione nell’utilizzo dei rifiuti speciali per produrre energia (-4,7% rispetto al 2013): 2,1 milioni di tonnellate quelli avviati a recupero energetico. Tra le risorse più utilizzate, il biogas (36,3%) ovvero il gas metano derivante dalla decomposizione dei rifiuti; a seguire i rifiuti della lavorazione del legno, carta ed affini (33,5%), dal trattamento meccanico di rifiuti (11,1%) e i rifiuti combustibili (6,4%).

Sono soprattutto 7 le regioni italiane a trasformare in energia i rifiuti speciali (insieme arrivano al 78,5%): Lombardia (23,3% del totale), Emilia Romagna (15,7%), Piemonte con(10,7%), Veneto (8,0%), Umbria (7,2%), Puglia (7,1%), Friuli Venezia Giulia (6,5%). Nel complesso non si sono registrate variazioni significative in quasi tutte le regioni. Sono pressoché tutti non pericolosi (96,3% del totale degli speciali) i rifiuti utilizzati per il recupero energetico.

Gli impianti di incenerimento in esercizio nel 2014, che hanno trattato rifiuti speciali, sono stati 85, di cui 43 destinati principalmente al trattamento di rifiuti urbani. La gran parte degli inceneritori è localizzata al Nord (51), al Centro sono presenti 11 impianti, al Sud 23.

L’incenerimento dei rifiuti speciali interessa complessivamente, considerando anche quelli trattati in impianti per rifiuti urbani, circa 1,4 milioni di tonnellate. Nel 2014 si è registrato un significativo incremento di circa 540 mila tonnellate da attribuirsi prevalentemente a due tipologie di rifiuti (quelli prodotti dal trattamento dei rifiuti stessi e i rifiuti combustibili).

Coerentemente con il numero degli impianti presenti nelle regioni, i dati mostrano che nel 2014 in Lombardia sono stati inceneriti il 56,2% del totale dei rifiuti speciali trattati in Italia e il 39,4% dei rifiuti pericolosi; in Emilia Romagna sono inceneriti il 17,1% dei rifiuti speciali totali e il 18,1% di quelli pericolosi; in Veneto il 4,7% dei rifiuti totali e il 9,1% di quelli pericolosi; in Calabria il 3,2% dei rifiuti totali.

Ad essere inceneriti sono soprattutto i rifiuti non pericolosi (70,8%).

Sono diminuite le discariche operative nel 2014 che hanno smaltito rifiuti speciali, passando da 404 del 2013 a 392 del 2014, dato attribuibile non esclusivamente alla chiusura definitiva di impianti, ma anche alla  temporanea non operatività di discariche soprattutto di medie e piccole dimensioni. Tale prassi è stata riscontrata soprattutto per quanto riguarda le discariche di rifiuti inerti (calcinacci, macerie, ecc) la cui operatività è spesso legata a situazioni contingenti come l’apertura e chiusura di cantieri. I 12 impianti in meno sono localizzati soprattutto al Sud (8), poi al Nord (3) e uno al Centro.

La maggior parte delle discariche è localizzata al Nord con 228 impianti, 58 al Centro e 106 al Sud.

Nonostante sia diminuito il numero di discariche, è cresciuta la quantità smaltita a livello nazionale: 11,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, con un aumento di 460 mila tonnellate rispetto al 2013, pari a +4,2%. La crescita è maggiore a Nord (+6,1%) e al Centro (+4,8%), mentre scendono al Sud (- 1,1%). L’88,9% dei rifiuti totali sono non pericolosi (10,1 milioni di tonnellate) e il restante 11,1% sono rifiuti pericolosi (1,3 milioni di tonnellate).
Le regioni che più hanno aumentato l’utilizzo della discarica sono la Basilicata con +40,3% (+17 mila tonnellate), il Lazio con +34,2% (+185 mila tonnellate), la Liguria con +27,6% (+90 mila tonnellate). Quelle che lo hanno diminuito maggiormente sono il Molise (- 56,4%, - 10 mila tonnellate), l’Umbria (- 27,3%, - 162 mila tonnellate), il Trentino Alto Adige (- 19,3%, - 21 mila tonnellate).

Nel Rapporto viene  ricordato che la Campania, nell’anno 2014, non ha smaltito rifiuti speciali in discarica a causa dell’assenza sul territorio di discariche autorizzate allo smaltimento di tale tipologia di rifiuti che

vengono, quindi, trattati fuori regione o all’estero.

Sono diminuiti i rifiuti speciali esportati e sono contestualmente aumentati quelli importati: -4,7% tra 2013 e 2014 i primi, passando da 3,4 a 3,2 milioni di tonnellate, +7,6% i secondi

I Paesi dove vengono esportati sono prevalentemente Germania, Cina e Grecia.
Quelli diretti in Germania (27,7%) derivano dagli impianti di trattamento dei rifiuti, delle acque reflue, della potabilizzazione dell’acqua, dalle operazioni di costruzione e demolizione, e sono destinati per lo più alle miniere di sale, in particolare a quella di Stetten in Baviera, nella quale i rifiuti vengono utilizzati per la messa in sicurezza delle cavità a seguito dell'attività estrattiva.

Per quanto attiene la Cina, invece, nel 2014, come per gli anni precedenti, l’importazione dall’Italia, pari a 278 mila tonnellate (-11%), è costituita dai soli rifiuti non pericolosie e sono costituiti da rifiuti di carta e cartone prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti (79 mila tonnellate).

Significativa è stata l’esportazione dei rifiuti verso la Grecia, con oltre 242 mila tonnellate, costituite per il 98% da “ceneri leggere di carbone” destinate ai cementifici, utilizzate al posto della sabbia, per creare materiali edili cementizi.

esportazione rifiuti pericolosi

Nel 2014, in Italia sono state prodotte circa 426 mila tonnellate di Pneumatici fuori uso (PFU), di queste, circa 365 mila tonnellate sono state gestite in Italia dove sono state avviate per il 70,4% a recupero di materia, per il 9,5% a recupero energetico e il 16% è rimasto in giacenza. Una quantità considerevole di PFU è stata esportata (oltre 125 mila tonnellate) verso altrei Paesi, dei quali Germania e Coreadel Sud sono stati quelli che ne hanno ricevuto i maggiori quantitativi , rispettivamente circa 32 mila tonnellate e oltre 23 mila tonnellate. La Germania recupera soprattutto materia dagli pneumatici, mentre la Corea, al contrario, ne ricava energia.

I rifiuti contenenti amianto, costituiti prevalentemente da cemento amianto, sono smaltiti in discarica, all’interno di celle ad hoc, in 22 impianti nazionali. L’amianto viene avviato solo a smaltimento e non a recupero, salvo alcune operazioni di pretrattamento.

Nel 2014, la quantità prodotta è stata pari a 340 mila tonnellate, per lo più costituiti da materiali da costruzione  (92,7%), il restante 7% da materiali isolanti e in minima parte (,36%) da imballaggi metallici, pastiglie per freni e apparecchiature fuori uso contenenti amianto n fibre libere.

Nel complesso, il Rapporto evidenzia un andamento altalenante nella produzione di questi rifiuti. Dopo una tendenziale crescita dal 2007 al 2010 e un picco nel 2012, il trend appare in forte diminuzione (-36%). Tale dato farebbe pensare ad una diminuzione delle demolizioni di strutture contenenti amianto, ma l'ISPRA non è in grado di affermarlo con certezza dal momento che non esiste un censimento delle strutture contenenti amianto. La Lombardia si conferma la regione che produce il maggior quantitativo pari a 119 mila tonnellate, il 35% del totale nazionale.

Come accade per le altre tipologie di rifiuti speciali, anche per l’amianto la somma di quelli gestiti (237 mila tonnellate) e di quelli esportati (156 mila tonnellate) è superiore alla quantità prodotta, perché si assommano a quelli in giacenza dall’anno precedente o provenienti da altri trattamenti. I rifiuti gestiti vanno soprattutto in discarica (194 mila tonnellate), mentre quote minori sono gestite in altre forme (27 mila al pretrattamento, 15 mila stoccati).

Le 156 mila tonnellate di rifiuti esportati vengono inviatei tutte in Germania, dove sono smaltite nelle miniere dismesse. 

Non ci sono rilevanti variazioni nei livelli di riciclaggio/recupero nell’ultimo triennio 2012-2014 per i rifiuti speciali da veicoli fuori uso. A partire dal 2006, anno in cui l'ISPRA ha effettuato il primo monitoraggio, emerge che, dopo l’iniziale miglioramento dovuto forse ad una risposta positiva dell’intera filiera alla nuova legislazione e ai target europei, negli anni successivi si assiste ad una sostanziale stabilità.

Nonostante la percentuale di reimpiego e riciclaggio raggiunga l’83% del peso medio del veicolo, superando il target dell’80% previsto per il 2006, si è ancora lontani dall’obiettivo previsto al 1°

gennaio 2015 (95%). I 1.510 impianti operativi sono soprattutto al Nord (666, il 44% del totale) e al Sud (543, il 37%), sono di meno al Centro (290, il 19%).

In totale, negli impianti censiti, sono stati trattate circa 950 mila tonnellate di veicoli, 9 mila tonnellate in meno rispetto all’anno 2013 (-1%).