Dal Rapporto 2013 si evidenzia che sono sempre le regioni del nord Italia ad ospitare il maggior numero di stabilimenti a rischio di incidenti rilevanti, anche se in alcune province e comuni del centro-sud si rileva un’alta concentrazione di impianti chimicie petrolchimici.

Presentata la Mappatura dei pericoli di incidente rilevante

Le recenti vicende che hanno interessato il rapporto tra industria, ambiente e salute dimostrano, una volta di più, la necessità dell’acquisizione e della diffusione con tempestività a tutti livelli (operatori, decisori, opinione pubblica) degli elementi conoscitivi sui fattori di pressione per il territorio connessi alla presenza di attività industriali.
Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) hanno predisposto, aggiornato e utilizzato l’Inventario Nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti, continuamente aggiornato dalle notizie che pervengono al MATTM dal Ministero dell’Interno-Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, dalle Prefetture, oltre che dai gestori degli stabilimenti “Seveso” [ndr: dal nome dell’omonima Direttiva UE che, dopo il disastro ambientale e sanitario causato dalla nube di diossina che, fuoriuscita il 10 luglio 1976 dallo stabilimento Icmesa di Meda, investì il territorio della Brianza (soprattutto del comune di Seveso), impone agli Stati membri di identificare i propri siti a rischio di incidenti rilevanti che coinvolgono sostanze pericolose.
La “Mappatura dei pericoli di incidente rilevante in Italia - ed. 2013” è contenuta, appunto, nel Rapporto presentato il 5 luglio 2013 presso la sede dell’ISPRA che analizza il numero, le tipologie di stabilimenti presenti nei vari ambiti territoriali, i Comuni con stabilimenti a rischio, i quantitativi di sostanze e preparati pericolosi presenti, il numero di stabilimenti ubicati entro 100 metri da un corpo idrico superficiale e dalla linea di costa e quantitativi complessivi di sostanze pericolose per l’ambiente detenute, la distribuzione territoriale della pericolosità sismica di sito associata agli stabilimenti.
Dal Rapporto si evince che al 31 dicembre 2012 risultano ben 1.142 gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante (RIR), il 50% dei quali concentrato in 4 Regioni del nord Italia (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte), ma con una  consistente presenza anche in alcune regioni del centro-sud, come Sicilia, Lazio e Campania (ciascuna con poco più del 6%), Toscana (circa 5%), Puglia e Sardegna (circa 4%).
A livello provinciale, nella quasi totalità delle Province italiane è ubicato almeno uno 
stabilimento con pericolo di incidente rilevante; la distribuzione per province con numero elevato 
di stabilimenti pericolosi (maggiore o uguale a 20) vede il nord con Milano capofila (69 stab.),
seguito da Brescia (45), Ravenna (37), Novara (28), Varese (28), Venezia (26), Torino (24), 
Vicenza (22), Alessandria (22), Bologna (20). Al centro Roma presenta il maggior numero di 
stabilimenti (26), seguita da Frosinone (21); al sud ed isole, è Napoli ad avere il primato con 33 
stabilimenti. Assenti nella sola provincia di Macerata stabilimenti RIR, mentre nelle province 
di Gorizia, Prato, Pesaro-Urbino, Crotone, Reggio Calabria, Enna e nella provincia regionale sarda
dell’Ogliastra è presente solo uno stabilimento. Aree di particolare concentrazione sono state 
rilevate in corrispondenza dei tradizionali poli di raffinazione e/o petrolchimici, quali Trecate (nel 
Novarese), Porto Marghera, Ravenna e Ferrara, Gela (CL), Augusta-Priolo-Melilli-Siracusa, 
Brindisi, Taranto, Porto Torres (SS) e Sarroch (CA).
Rispetto alla precedente edizione del Report (che raffronta i dati tra il 2007 e il 2012), le riduzioni 
maggiori del numero di stabilimenti RIR si registrano nel centro sud (Lazio, Umbria, 
Campania, Sicilia, Sardegna), mentre si segnalano incrementi in alcune regioni del nord 
(Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Liguria). 
province-colorateIl numero complessivo dei Comuni interessati, con almeno uno stabilimento “Seveso” sul proprio 
territorio, risulta essere pari a 756, ovvero circa il 9% degli 8.101 comuni italiani. In 40 comuni 
italiani sono presenti 4 o più stabilimenti, distribuiti in 12 regioni e nei quali è ubicato oltre il 
23% degli stabilimenti RIR presenti in Italia; le regioni in cui si trova il maggior numero di 
questi comuni sono la Lombardia (7), la Sicilia (6) e il Lazio (6). Tra i comuni caratterizzati 
dalla presenza di un numero elevato di stabilimenti si evidenziano Ravenna (con 26 stabilimenti) e 
Venezia (con 15 stabilimenti), seguite da Genova (14), Trecate (10), Napoli, Livorno e Brindisi (9), 
Brescia, Filago e Roma (8). 
 
Le tipologie più diffuse di stabilimenti a rischio di incidente rilevante e loro distribuzione:
la prevalenza è degli stabilimenti chimici e/o petrolchimici (circa 25%), concentrati in 
particolare in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto, e di depositi di gas liquefatti, 
essenzialmente GPL, per una percentuale di circa il 24%. I depositi di GPL sono diffusi su tutto 
il territorio nazionale, in particolare nelle regioni meridionali (Campania e Sicilia) ma anche al nord 
(Lombardia e Veneto), ed in generale presso le aree urbane del territorio nazionale, con punte nelle 
province di Napoli, Salerno, Brescia, Roma, Bari e Catania. L’industria della raffinazione (17 
impianti in Italia, ma con alcuni in fase di chiusura o trasformazione in attività di deposito) 
risulta, invece, piuttosto distribuita sul territorio nazionale, con particolari concentrazioni in 
Sicilia (5) e in Lombardia (3); analoga osservazione per i depositi di oli minerali, che risultano 
particolarmente concentrati in prossimità delle grandi aree urbane del Paese e nelle città con 
importanti porti industriali (Genova, Napoli, ecc.). 
 
Nel Rapporto è riportato anche il numero di stabilimenti, per ciascuna tipologia, relativi agli anni 
2004, 2006 e 2010, per valutare gli effetti delle modifiche del campo di applicazione introdotte dai 
successivi decreti di recepimento nazionale delle Direttive europee. Con l’entrata in vigore del 
D.lgs.238/05, infatti, si sono verificate variazioni consistenti del numero di stabilimenti assoggettati 
alla normativa “Severo” per alcune specifiche tipologie di attività: in particolare, è aumentato 
significativamente il numero degli stabilimenti per il trattamento superficiale dei metalli 
(triplicato nel 2006 ed ulteriormente raddoppiato nel 2010), dei depositi di esplosivi (quasi raddoppiati), degli impianti di trattamento e recupero (più che raddoppiati), degli impianti di 
lavorazione dei metalli (aumentati del 50%). Si è riscontrata, contestualmente, una marcata 
flessione del numero dei depositi di oli minerali (passati da 271 nel 2004 a 110 nel 2012) e di 
quello delle centrali termoelettriche, più che dimezzate dal 2004 al 2010, ma a partire dal 2011 
di nuovo in aumento (a causa della nuova classificazione dell’olio combustibile denso 
utilizzato in alcune di esse).
In merito ai quantitativi e tipologia di sostanze e preparati pericolosi presenti negli stabilimenti,
si rileva una cospicua presenza - distribuita su tutto il territorio nazionale - di prodotti 
petroliferi (benzina, gasolio e cherosene) e di gas liquefatti estremamente infiammabili (GPL e 
metano). Risulta consistente anche la presenza di metanolo ed ossigeno; si evidenziano infine, 
anche se concentrati in alcune regioni, quantitativi particolarmente significativi di cloro
formaldeide, nitrati di ammonio e di potassio (fertilizzanti), triossido di zolfo