Dal Worldwatch Institute consigli contro lo spreco alimentare

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In occasione della “Giornata della Terra” (Earth Day), il progetto “Nutrire il Pianeta” (Nourishing the Planet) del Worldwatch Institute ha voluto celebrare l’evento, richiamando l’attenzione su alcune pratiche agricole, alcune già in atto, che, oltre a proteggere l’ambiente, sono in grado di migliorare le condizioni di vita delle persone.

“L’agricoltura fornisce cibo per tutti noi e dà reddito ad oltre 1 miliardo di persone in tutto il mondo - ha dichiarato per l’occasione Danielle Nierenberg, Direttrice del progetto - Le innovazioni per ridurre la quantità di cibo che finisce nella spazzatura o per aiutare i poveri della città a diventare più autosufficienti sono relativamente semplici, poiché l’agricoltura può contribuire a sfamare il mondo senza distruggere il pianeta. I progressi a cui abbiamo assistito in questi settori nel corso dell’ultimo anno sono sicuramente incoraggianti”.

Per promuovere un ambiente più sano e un futuro di maggior sicurezza alimentare, secondo il Worldwatch Institute, basterebbe che fossero messe in pratica più diffusamente da agricoltori, scienziati, attivisti, politici e imprese 15 innovazioni che vengono praticate attualmente solo in poche aree. 1. Garantire il Diritto al Cibo. 
Circa 1 miliardo di persone in tutto il mondo ha a che fare con una cronica denutrizione e il 98% di queste vive nei Paesi in via di sviluppo. Per combattere la fame delle comunità rurali o remote, il Governo brasiliano gestisce il Programma di acquisto degli alimenti, finanziando le organizzazioni locali, comprese le mense di comunità, ospedali, centri di riabilitazione e scuole, per acquistare e distribuire frutta, verdura e prodotti di origine animale da piccoli agricoltori della loro regione. 


2. Sfruttare il potenziale nutrizionale ed economico di verdure.
Le carenze di micronutrienti, compresa la mancanza di vitamina A, iodio e ferro, affliggono un miliardo di persone in tutto il mondo e in parte derivano da una mancanza di varietà nella dieta delle persone. Slow Food International lavora per ampliare le diete e preservare la biodiversità, aiutando i contadini che producono varietà locali e autoctone di frutta e verdura, organizzando laboratori di cucina e aiutando i produttori a mantenere l’accesso alle sementi tradizionali.

3. Ridurre i rifiuti alimentari.
L’Organizzazione della Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) stima che circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano viene perso o sprecato a livello globale, pari a circa 1,3 miliardi di tonnellate all’anno. Nella città di New York City, la ONG, “Harvest City”, raccoglie quasi 28 milioni di chili di cibo in eccesso ogni anno da ristoranti, negozi alimentari, mense aziendali, produttori e aziende agricole, con cui rifornisce circa 600 programmi alimentari locali.

4. Alimentazione in città.
Le famiglie povere delle aree urbane spendono dal 60 all’80% del loro reddito per cibo, rischiando la fame o la malnutrizione quando il cibo aumenta di prezzo o i loro redditi si abbassano. La ONG francese Solidarités supporta le donne di Kibera, una baraccopoli urbana a Nairobi, in Kenya, con la formazione, la distribuzione di semi e vasi per coltivare ortaggi in “fattorie verticali”, un modo efficiente di utilizzare lo spazio disponibile per aumentare la sicurezza alimentare nelle città.

5. Ottenere più raccolto per ogni goccia.
Milioni di contadini, per la maggior parte agricoltori dell’Africa sub-sahariana, dipendono dalle piogge per irrigare le colture, che i climatologi prevedono in diminuzione nei prossimi decenni. L’azienda International Development Enterprises vende semplici e facili sistemi di irrigazione agli agricoltori nello Zambia, in India e altri Paesi. I loro sistemi comprendono una pompa a pedali che estrae l’acqua dal sottosuolo, senza l’uso di combustibili fossili, e un kit di irrigazione goccia a goccia che costa solo 5 dollari, in grado di irrigare 20 m2.

6. Utilizzare le conoscenze degli agricoltori nelle attività di ricerca e sviluppo.
Molti programmi di ricerca e sviluppo per l’agricoltura escludono i piccoli agricoltori. In Kenya, però, il Programma di Sviluppo Muyafwa, con l’aiuto dell’ONG statunitense World Neighbors, coinvolge gli agricoltori locali nel confronto tra una varietà di patata dolce di recente introduzione e un’altra indigena, assicurando un feedback dettagliato e preciso sulla produttività, sapore, conservabilità e resistenza delle varietà.

7. Migliorare la fertilità del suolo.
Ogni anno, più di 29 milioni di acri, terra sufficiente per produrre 20 milioni di tonnellate di grano, si trasformano in deserti. Per combattere la desertificazione e il degrado del territorio, l’International Crops Research Institute for the Semi-Arid Tropics sta formando agricoltori in Mali, Burkina Faso, Niger a far uso mirato di piccole quantità di fertilizzanti per le colture, prima della semina o subito dopo. Questa pratica ha aumentato i rendimenti delle colture di sorgo e miglio tra il 44 e il 120%.

8. Salvaguardare la Biodiversità dei Prodotti Alimentari Locali.
Secondo il Millennium Ecosystem Assessment, un quarto delle piante conosciute del mondo (tra le 60.000 e le 100.000 specie) sono minacciate di estinzione, mentre la soia, il grano e il mais sono sempre più diffusi nella dieta quotidiana dei cittadini. In Norvegia, la Svalbard Global Seed Vault (cfr: “L’arca della biodiversità”, in Regioni&Ambiente, n. 3, marzo 2008, pag. 28) protegge migliaia di varietà di semi che gli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo possono usare per reintrodurre le colture che sono state colpite da malattie, cambiamenti climatici o conflitti.

9. Affrontare i cambiamenti climatici e costruire la resilienza.
I cambiamenti climatici globali influenzeranno negativamente l’agricoltura riducendo la fertilità dei suoli e la diminuzione dei raccolti. Per affrontare tali impatti e dare una risposta al degrado dei suoli già atto, gli agricoltori nel Niger hanno piantato quasi 5 milioni di ettari di alberi per conservare l’acqua, prevenire l’erosione dei suoli e sequestrare l’anidride carbonica, rendendo le loro aziende più produttive e resistenti alla siccità, senza l’uso di sostanze chimiche.

10. Sfruttare le conoscenza e le competenze delle donne agricoltrici.
Le agricoltrici affrontano una serie di ostacoli quali la mancanza di accesso alle tecnologie dell’informazione, di formazione agricola, di servizi finanziari e di reti di sostegno, come le cooperative o sindacati. La Self Employed Women’s Association (SEWA), un sindacato femminile indiano, che ha iniziato la sua attività nel 1992, aiuta le lavoratrici autonome a raggiungere il pieno impiego e la fiducia in se stesse, mettendole in contatto con i mercati, le banche, le cooperative e i gruppi di aiuto reciproco.

11. Investire nelle terre dell’Africa.
I governi e gli investitori privati stanno acquisendo ampie fasce di terreno agricolo in tutto il mondo a costi bassissimi, in particolare in Africa e in Asia, spesso sradicando le popolazioni indigene. Nella Rift Valley, in Etiopia, gli agricoltori africani e le società straniere che investono hanno raggiunto un compromesso: gli agricoltori coltivano fagiolini per il mercato olandese durante i mesi invernali europei, ma mais e altre colture per il consumo locale durante i restanti mesi.

12. Tracciare un nuovo percorso per l’eliminazione della fame.
Le misure emergenziali di risposta a carestie e calamità naturali, tra cui l’invio di derrate alimentari troppo spesso sostituiscono le misure preventive, come gli investimenti in sistemi agricoli sostenibili o la costruzione di infrastrutture per il trasporto di cibo alle comunità remote in Paesi in via di sviluppo. Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha sviluppato il programma Purchase for Progress, che acquista prodotti freschi direttamente dagli agricoltori locali e li distribuisce come aiuti alimentari, sia all’interno del Paese a cui appartengono gli agricoltori, sia all’estero.

13. Migliorare la produzione di mangime degli allevamenti.
La FAO stima che il 21% delle razze di bestiame del mondo è a rischio di estinzione. Ma in India, i contadini dello stato dell’Andhra Pradesh stanno migliorando la qualità dell’alimentazione del bestiame con l’utilizzo di erba, foraggio, sorgo e crusche, così da produrre più latte da un minor numero di animali, a dimostrazione che la zootecnia è in grado di fornire un reddito, senza danneggiare l’ambiente.

14. Al di là della produzione.
Nonostante la scarsa produttività e le carestie dominino la discussione sulla sicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo, in particolare nell’Africa sub-sahariana, molti Paesi sono impotenti di fronte ai surplus di produzione che provocano abbassamento dei prezzi delle materie prime e un aumento dei rifiuti alimentari. In Uganda, l’organizzazione TechnoServe ha contribuito a migliorare le condizioni di mercato per i coltivatori di banane, formando gruppi di imprese per acquistare strumenti, ricevere consulenza tecnica e vendere i loro raccolti collettivamente.

15. Mettere al centro l’ecoagricoltura.
Le pratiche agricole che mettono in evidenza un aumento della produzione hanno contribuito al degrado della terra, dei suoli, della fauna e degli ecosistemi locali, minando, alfine, il sostentamento degli agricoltori che dipendono da queste risorse naturali. Gli allevatori e agricoltori di Dimbangombe, nella parte occidentale dello Zimbabwe, si sono impegnati a mantenere 20.000 acri di pascoli degradati a proprietà comune, con l’obiettivo di ripristinare piante e fauna selvatica della zona, mentre viene praticato un allevamento sostenibile.

Questi ed altri sforzi dovranno continuare ad essere implementati nei prossimi anni, afferma il Worldwatch Institute, per rendere l’agricoltura una fonte sana e stabile di reddito e nutrimento, da trasmettere alle future generazioni e per garantire un continuo cammino verso la sostenibilità.

Eating Planet 2012. Nutrirsi oggi: una sfi da per l’uomo e per il Pianeta
Il 22 aprile 2012, in concomitanza con le celebrazioni per la Giornata Mondiale della Terra, Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) ha diffuso in anteprima “Eating Planet 2012. Nutrirsi oggi: una sfi da per l’uomo e per il Pianeta”, realizzato con l’autorevole collaborazione del Worldwatch Institute, primo libro di una serie di appuntamenti annuali del BCFN, che raccoglie i contributi dei massimi esperti internazionali sui temi dell’alimentazione, tra cui Mario Monti, Vandana Shiva, Raj Patel, Carlo Petrini, Shimon Peres, suddivisi secondo le 4 macro aree oggetto di studio del Barilla Center:
- Food for all, che affronta il tema dell’accesso al cibo e della malnutrizione, stimolando la rifl essione su un ripensamento del sistema agroalimentare su scala globale;
- Food for sustainable growth, che approfondisce gli aspetti legati alla sostenibilità della fi liera agroalimentare, alla ricerca di una costante riduzione degli impatti negativi delle attività ad essa collegate sull’ambiente;
- Food for health, che studia il rapporto tra l’alimentazione e la salute;
- Food for culture, che indaga invece la profonda relazione tra l’uomo e il cibo, approfondendone le implicazioni sociologiche e culturali.

Già oggi il sistema alimentare globale sarebbe in grado di fornire cibo suffi ciente a tutti gli esseri umani presenti sul pianeta. Tuttavia, un terzo dell’intera produzione alimentare globale viene utilizzato per nutrire i circa tre miliardi di animali da allevamento; un’attività che nel corrente sistema contribuisce in maniera signifi cativa ai fenomeni di cambiamento climatico. Si stima, infatti, che questa attività sia responsabile di almeno il 50% delle emissioni agricole di gas serra.
Le distorsioni dell’attuale sistema di sviluppo economico si fanno ancora più evidenti in un’altra forma di utilizzo improprio delle risorse del pianeta Terra: l’utilizzo di considerevoli parti dei terreni agricoli e dei raccolti globali per la produzione di biocarburanti. Negli Stati Uniti, l’economia più grande del pianeta, nel 2011 il 45% del mais raccolto è stato destinato alla produzione di biofuel. Questa forma di concorrenza tra cibo e carburante, ancorché più sostenibile dal punto di vista delle emissioni di gas serra se paragonato ai tradizionali benzina e diesel, non è tuttavia accettabile considerando che milioni di persone potrebbero nutrirsi con quelle quantità di cibo.
Oltre ad illustrare le principali sfi de del sistema globale, “Eating Placet” offre alcune soluzioni, tra cui il modello alimentare mediterraneo, possibile strada per ridurre l’impatto sul pianeta.
I grandi temi approfonditi in “Eating Planet 2012” saranno anche al centro del 4° International Forum on Food and Nutrition, il più importante appuntamento nazionale dedicato al tema dell’alimentazione e nutrizione, che si terrà a Milano i prossimi 28 e 29 novembre 2012.