Nel pacchetto di infrazioni di luglio, la Commissione ha inviato al nostro Paese 5 pareri motivati (Agricoltura, Pesca, Telecomunicazioni, Trasporti aerei e Trasporti passeggeri in autobus). Ma viene enfatizzata la lettera di costituzione in mora indirizzata all’Italia che, nonostante abbia goduto di ben 3 deroghe non riesce a conformarsi ai valori limite per arsenico e fluoro nell’acqua potabile, soprattutto nel Lazio.

Water

La Commissione UE ha adottato il 10 luglio 2014, il pacchetto mensile di infrazioni, assai corposo essendo “saltato” quello del mese di giugno. Complessivamente, infatti, sono state assunte 419 decisioni, tra le quali 14 deferimenti alla Corte di giustizia dell’Unione europea e 63 pareri motivati.

L’Italia non ha avuto in questa occasione alcun deferimento, ma 5 pareri motivati (2 nel settore trasporti, 1 ciascuno in agricoltura, agenda digitale, pesca) che sono l’anticamera del deferimento alla Corte di Giustizia, se non si risponde in modo soddisfacente entro 2 mesi. Inoltre, nel Comunicato della Commissione UE si dà risalto alla costituzione della messa in mora nei confronti del nostro Paese che non garantisce che l’acqua destinata al consumo umano sia conforme alle norme UE.
La lettera che la Commissione UE ha inviato in merito all’Italia, su proposta del Commissario per l’Ambiente Janez Potočnik, “pesa” più dei pareri motivati, anche se i media hanno dato gran risalto all’annosa questione delle quote latte.

Ambiente. Acqua destinata al consumo umano
La Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la sua incapacità di garantire che l'acqua destinata al consumo umano sia conforme alle norme europee. La contaminazione dell'acqua da arsenico e fluoro è un problema annoso in Italia, in particolare nel Lazio.

La Direttiva sull’acqua potabile impone agli Stati membri di controllare e testare l'acqua destinata al consumo umano in base a 48 parametri microbiologici e chimici e indicatori. Se si riscontrano nell'acqua livelli elevati di arsenico o di altri inquinanti, gli Stati membri possono derogare per un periodo limitato di tempo ai valori limite fissati dalla direttiva, purché la deroga non presenti un potenziale pericolo per la salute umana e l'approvvigionamento delle acque destinate al consumo umano nella zona interessata non possa essere mantenuto con nessun altro mezzo congruo.

La direttiva consente al massimo tre deroghe, ciascuna limitata a tre anni. Gli Stati membri possono derogare due volte e, in casi eccezionali, possono chiedere alla Commissione una terza deroga. All'Italia sono già state concesse tre deroghe e non è possibile autorizzarne altre.
Il periodo di deroga era finalizzato a consentire di trovare soluzioni durature. Tuttavia, più di un anno dopo la scadenza della terza deroga, l’Italia continua a violare la Direttiva.

Le decisioni di deroga stabiliscono condizioni rigorose per tutelare la salute umana. All’Italia era stato chiesto di assicurare che fosse disponibile l'approvvigionamento di acqua salubre destinata al consumo da parte dei neonati e dei bambini fino all’età di tre anni. Le deroghe erano subordinate al fatto che l'Italia fornisse agli utenti informazioni adeguate su come ridurre i rischi associati al consumo dell'acqua potabile in questione e, in particolare, i rischi associati al consumo di acqua da parte dei bambini. L’Italia era tenuta inoltre ad attuare un piano di azioni correttive e a informare la Commissione in merito ai progressi compiuti.
I valori limite per arsenico e fluoro non sono ancora rispettati in 37 zone di approvvigionamento di acqua nel Lazio.

La Commissione sollecita l’ITALIA a garantire che l’acqua destinata al consumo umano sia salubre e pulita.

Al riguardo, ricordiamo che è tuttora in corso ed aperta fino al 15 settembre 2014 la Consultazione pubblica avviata dalla Commissione UE per migliorare la fornitura di acqua potabile di qualità elevata.

Riportiamo di seguito i 5 pareri motivati nei confronti del nostro Paese.

Trasporti. Cielo unico europeo
La Commissione ha chiesto formalmente a 18 Paesi (tra cui l’Italia,) membri di sei diversi blocchi funzionali di spazio aereo (Functional Airspace Blocks), di migliorare i loro FAB, che costituiscono uno spazio aereo comune organizzato attorno ai flussi di traffico anziché ai confini nazionali. I FAB rappresentano un passo fondamentale verso un sistema di trasporto aereo europeo più efficace, meno costoso e meno inquinante.

Dobbiamo superare definitivamente i confini nazionali nello spazio aereo europeo. I blocchi funzionali di spazio aereo sono elementi necessari e fondamentali del cielo unico europeo - ha dichiarato Siim Kallas, Vicepresidente e Commissario per i Trasporti - Al momento questi spazi aerei comuni esistono solo sulla carta, sono istituiti formalmente ma non sono ancora operativi. Esorto gli Stati membri a essere ancora più ambiziosi e a promuovere l’attuazione del cielo unico".

Trasporti. Diritti Passeggeri Autobus
La Commissione UE ha chiesto all’Italia di adottare le misure necessarie per applicare correttamente i diritti dei passeggeri nel trasporto effettuato con autobus (Regolamento (UE) n. 181/2011). Allo stato attuale le autorità nazionali preposte a vigilare sull’effettiva applicazione della normativa non sono in grado di garantirne l’osservanza: l’Italia non ha instaurato un regime sanzionatorio che assicuri il pieno rispetto del Regolamento né ha trasmesso l’elenco delle stazioni di autobus nelle quali è fornita assistenza adeguata alle persone con disabilità o a mobilità ridotta. Il regolamento, che stabilisce i diritti di cui godono i passeggeri nel trasporto effettuato con autobus nell’UE, si applica dal 1o marzo 2013 e gli Stati membri sono tenuti per legge a garantire questi aspetti.

Pesca
A norma de Regolamento sul Mediterraneo, gli Stati membri devono adottare piani nazionali di gestione per le attività di pesca condotte con reti da traino La Commissione ha chiesto formalmente all’Italia di conformarsi alle norme, sciabiche da natante, sciabiche da spiaggia, reti da circuizione e draghe all’interno delle acque territoriali.

I piani di gestione avrebbero dovuto essere adottati entro il 31 dicembre 2007, ma, in violazione del regolamento, l’Italia non dispone ancora di piani validi di gestione per le attività di pesca condotte con draghe. I piani nazionali previsti sono strumenti importantissimi per uno sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche nel Mediterraneo, mare in cui, tradizionalmente, non si applica la gestione della pesca basata sui contingenti.

Agricoltura. Quote latte
La Commissione ha compiuto un altro passo nel procedimento giuridico avviato nei confronti del nostro Paese per l’esiguità dei recuperi dei prelievi dovuti dai produttori di latte che nelle campagne dal 1995 al 2009 avevano superato la rispettiva quota di produzione.

Su un importo totale di 2,265 miliardi di euro, 1,395 miliardi non sono stati ancora recuperati; l’entità di quest’importo è tale da dimostrare che le autorità italiane non hanno adottato o non hanno attuato misure sufficienti per assicurare che i produttori in debito paghino il dovuto.
L’incapacità dell’Italia di effettuare concretamente il recupero di questi prelievi - si legge nelle motivazioni - vanifica le azioni intraprese a livello europeo per stabilizzare il mercato dei prodotti lattiero-caseari, oltre a creare distorsioni della concorrenza con gli altri produttori europei e italiani che hanno rispettato le quote di produzione o che, in caso di superamento dei limiti, hanno pagato i prelievi sulle eccedenze. La somma in questione dovrebbe peraltro essere versata al bilancio dello Stato italiano per evitare che le conseguenze ricadano sui contribuenti italiani”.
Dopo la notifica della messa in mora, del 20 giugno 2013, evidentemente non c’è stata alcuna spiegazione soddisfacente.

Agenda digitale. Telecomunicazioni
La Commissione ha chiesto formalmente all’Italia di attuare integralmente nel diritto nazionale la Direttiva autorizzazioni per quanto riguarda i diritti amministrativi imposti agli operatori delle telecomunicazioni. La questione verte in particolare sui criteri di applicazione dei diritti amministrativi, che possono ostacolare l’ingresso sul mercato perché pesano eccessivamente sui piccoli operatori di rete. La normativa italiana non rispetta inoltre l’obbligo di trasparenza che richiede di pubblicare il rendiconto annuo dei diritti amministrativi riscossi e dei costi amministrativi sostenuti dal Ministero dello Sviluppo economico.