Pesce “dopato” per farlo sembrare fresco

Pesce “dopato” per farlo sembrare fresco

Slow Fish avverte sulla possibilità che pesce apparentemente fresco sia stato trattato con sostanze chimiche che ne mascherano lo stato di deterioramento.

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Durante lo svolgimento di Slow Fish di Genova, l’Associazione Slow Food ha lanciato un allarme sui rischi connessi all’uso di additivi per camuffare il grado di freschezza del pesce.

Bisogna stare attenti al pesce dopato, l’uso di sostanze chimiche per farlo sembrare fresco da parte di commercianti e pescatori disonesti può creare problemi alla salute - ha dichiarato Silvio Greco, responsabile scientifico di Slow Fish - Da due anni registriamo l’uso di cafados che in Italia è vietato”.

Il cafodos è un prodotto di origine spagnola che viene utilizzato da solo o con acqua ossigenata per conservare i caratteri di freschezza del pesce che così si presenta apparentemente vivo.

In questo caso, pero, non si tratta solo di frode commerciale, ma anche di una minaccia per la salute poiché il pesce va incontro a deterioramento, subendo un processo di decarbossilazione che trasforma l’istidina (un amminoacido contenuto nei muscoli e nella carne soprattutto di pesci appartenenti alla famiglia degli Scombridi) in istamina (composto azotato che provoca infiammazioni ed allergie)), provocando nelle persone la cosiddetta “sindrome sgombroide”, un’ intossicazione di origine alimentare dovuta alla presenza di batteri.

Quando mangiamo per esempio un pezzo di tonno fresco, che ora va di gran moda dal pescivendolo o nei ristoranti, nonostante sia buono al sapore - aveva ammonito in un’intervista qualche tempo fa il tossicologo Alberto Mantovani, ricercatore del Dipartimento Alimentare e animale dell’Istituto Superiore di Sanità – è molto possibile che all’interno la carne sia vecchia e abbia già cominciato a rilasciare quantità sproporzionate, e quindi, potenzialmente dannose di istamina”.

Come sopra accennato, seppure l’uso di cafodos sia proibito in Italia, sono state sequestrate alcune partite di pesce che ne denunciavano la presenza anche se non è facile rintracciarlo con analisi perché si perde a contatto con il ghiaccio e con l’acqua.

Non vogliamo fare inutili allarmismi - ha spiegato Greco - ma la facilità di procurasi il cafados su un sito internet spagnolo può far crescere il fenomeno. Accanto a qualche disonesto ci può essere anche chi usa in buona fede il prodotto chimico”.

Se è difficile per gli esperti, figuriamoci quanto possa essere arduo per il consumatore riconoscere il pesce “dopato”, anche perché le sostanze utilizzate sono sempre più numerose e sofisticate. Il Regolamento CE 1333/2008 consente l’uso di additivi nel pesce fresco, congelato e surgelato, tuttavia capita spesso che siano aggiunti in dosi pericolose e di quelle non ammesse, come avviene con il perossido di azoto (acqua ossigenata), l’acido borico, il cloro e il monossido di carbonio che sono altamente volatili e si mescolano con l’acqua.

Per questo Slow Fish chiede che venga avviato un Piano nazionale di controllo nei mercati ittici contro l’uso di sostanze chimiche per la conservazione del pesce fresco.


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