Perché ridurre l’inquinamento luminoso

Perché ridurre l’inquinamento luminoso

Dopo la Francia, anche Germania e Gran Bretagna si apprestano a varare provvedimenti per il contenimento delle spese e delle emissioni, nonché a ridurre gli effetti negativi sugli ecosistemi e sulla salute umana, mentre in Italia, dopo il tentativo fallito di introdurre un decreto per la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica, l’Associazione “Cielo Buio” promuove un Appello.

Inquinamento-luminoso

Dal luglio scorso, la Francia che ha per capitale la “Ville lumière” per antonomasia, ha un apposito Regolamento per ridurre l’inquinamento luminoso che si applica a negozi, uffici e facciate degli edifici. In particolare:

 - le luci dei negozi vengono spente tra le ore 01:00-07:00 ovvero un’ora dopo la chiusura e un’ora prima dell’apertura;

le luci degli uffici sono spente entro un'ora dal momento in cui gli impiegati lasciano i locali;

- l'illuminazione delle facciate degli edifici è spenta entro le ore 01,00 e non può essere riaccesa prima del tramonto.

Eventuali eccezioni e deroghe sono autorizzate dalle Prefetture.

Inoltre, entro i prossimi 2 anni saranno introdotte norme che limiteranno l’illuminazione dei cartelloni pubblicitari.

Se il Regolamento è finalizzato principalmente alla riduzione di 250.000 tonnellate di anidride carbonica l'anno, ad un risparmio di energia pari a quella consumata ogni anno da 750.000 famiglie, ad un taglio della bolletta energetica complessiva del Paese per 200 milioni di euro, nondimeno il Ministero dell’Ambiente francese sottolinea che il provvedimento contribuisce a “ridurre l'impronta della luce artificiale sull'ambiente notturno”, riconoscendo implicitamente che l’uso eccessivo di illuminazione è fonte di significative perturbazioni sia per gli ecosistemi, che per la salute umana.

Si tratta di un “cambiamento culturale”, come ha definito le nuove regole l’ex Ministro dell’ Ecologia, dello Sviluppo sostenibile e dell’Energia Delphine Batho, sostituita il 2 luglio da Philippe Martin, ufficialmente per aver criticato sulla stampa il budget assegnato al suo Ministero, ma più probabilmente per la pervicacia con cui tentava di introdurre una fiscalità ecologica nella Legge Finanziaria 2014, con la tassa sul diesel e una graduale nel tempo sul carbone, progetto che era già costato la sostituzione al suo predecessore, Nicole Briq. 

"L'illuminazione, quando non è indispensabile diventa inquinamento - ha sostenuto la Batho - Il primo obiettivo di questa misura è fare pedagogia. In seguito i controlli per chi non rispetta la regolamentazione potranno essere effettuati dalle municipalità e dalle prefetture. Le multe non supereranno i 750 euro”.

Sono sempre più numerosi gli studi scientifici che evidenziano come l’illuminazione artificiale notturna possa essere fonte di significative perturbazioni sulla biodiversità, tanto che Steven Lockley della Harvard Medical School, uno dei massimi esperti di Medicina del Sonno e Direttore del Programma di Fisiologia Circadiana al Brigham and Women Hospital di Boston aveva osservato che “se l’alterazione del ciclo naturale giorno/notte modifica i modelli stagionali di alberi o la riproduzione di anfibi, non c'è motivo di escludere che non comporti disturbi per noi esseri umani”. Così, continuando le sue ricerche ha dimostrato che la luce notturna disturba il nostro sonno, confonde i nostri ritmi circadiani ovvero quei processi fisiologici di 24 ore che regolano le funzioni del nostro corpo, ed impedisce la produzione della melatonina a livelli molto più bassi di quanto si pensasse fosse possibile. 

In un recente articolo dedicato agli studi alla capacità degli individui ad adattarsi alla luce artificiale e ai rischi correlati, Lockley ha espresso la sua perplessità circa la riqualificazione degli individui all’adattamento alla luce artificiale, secondo ritmi contrari alle loro esigenze biologiche, richiesto del suo parere ha concluso che: “Dove c’è necessità di servizi ininterrotti 24 ore/giorno e 7 giorni/settimana, come nei servizi sanitari e di sicurezza, è giustificabile, viceversa dovremmo rivedere criticamente se c’è necessità di tener aperti i supermercati e le trasmissioni televisive 24 ore/24” (in “Chronobiology: Stepping out of time” Nature 497, S10–S12, 23 maggio 2013).

Anche l'American Medical Association  ha chiesto una maggiore ricerca sui “rischi e benefici da esposizione professionale e ambientale alla luce di notte”, raccomandando “l’adozione delle nuove tecnologie di illuminazione a casa e al lavoro che minimizzano le perturbazioni circadiane”. 

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Fonte: “The World Atlas of the Artificial Night Sky Brightness” - Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso

Oltre la Francia, anche Germania e Gran Bretagna si apprestano ad assumere provvedimenti simili, mentre l’Italia che lo scorso anno aveva inserito nella Legge di Stabilità la proposta di emanare un Decreto “finalizzato alla razionalizzazione e all'ammodernamento dei sistemi di illuminazione pubblica”, ha visto miseramente naufragare l’iniziativa alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, probabilmente sollecitata alla bocciatura dalle preoccupazioni dei Sindaci che intravedevano “nello spegnimento e l'affievolimento dei lampioni almeno in alcune ore della notte e in determinate strade”, un pericolo per la sicurezza del territorio. Proprio sulla base di queste considerazioni, le stazioni di servizio e aree di parcheggio sono più illuminate di quanto non lo fossero 20 anni fa.

La supposizione che una maggior illuminazione sarebbe un deterrente per la criminalità, tuttavia, non trova tutti d’accordo. Secondo l’Associazione “Cielo Buio” che opera per la salvaguardia del cielo notturno, promuovendo campagne di sensibilizzazione sul tema dell’inquinamento luminoso, la sicurezza potrebbe aumentare “se venissero eliminati tutti quei fenomeni di abbagliamento e distrazione dovuti, ad esempio, a proiettori mal orientati - si legge in un comunicato - Fortuna che i sindaci più informati e lungimiranti potranno comunque attuare l'operazione Cieli bui nell'ambito del loro Comune, ottenendo gli stessi risultati e vantaggi economici ed ecologici che sarebbero risultati da un'imposizione dall'alto. Chi seguirà questa strada potrà girare i risparmi verso altre spese sociali, la mensa scolastica, lo scuolabus, o magari assumendo qualche agente della polizia locale, questo sì che farebbe aumentare la sicurezza”. 

Comunque, l’Associazione ha promosso un “Appello Permanente per la protezione dell'ambiente notturno, la riduzione dell’inquinamento luminoso e della conseguente spesa pubblica.

Speriamo che con l’introduzione dal prossimo anno della service tax, che ingloberà anche i costi per l’illuminazione pubblica aumenti nei cittadini la consapevolezza che a pagare per i lampioni saranno loro e negli amministratori l’intento di tagliare di costi e sprechi per una spesa che negli ultimi anni è divenuta sempre onerosa.


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