Perché è indispensabile passare ad un’economia circolare

Perché è indispensabile passare ad un’economia circolare

Il modello economico lineare (produzione-consumo-smaltimento) non è più un’opzione sostenibile, per questo la Commissione UE cerca di promuovere un’economia circolare ovvero efficiente nell’uso delle risorse, in grado di riutilizzare, aggiustare, rinnovare e riciclare i materiali e i prodotti esistenti.

circular economy

Da una nuova indagine di Eurobarometro sugli “Atteggiamenti degli europei nei confronti della gestione dei rifiuti e dell’efficienza nell’impiego delle risorse” emerge una richiesta quasi unanime (il 96% degli intervistati) che l'Europa utilizzi le sue risorse in modo più efficiente e ben l'80% dei cittadini europei ritiene invece che troppe risorse siano ancora sperperate.

Un uso più efficiente delle risorse avrebbe un impatto positivo sulla qualità della vita (l’86% europei e l’87% degli italiani), sulla crescita economica (l’80% europei e l’85% italiani) e sulle opportunità di lavoro (il 78% europei e l’83% italiani).

I cittadini dell’UE si sentono rassicurati (per il 71%) dal fatto che i loro rifiuti vengono effettivamente riciclati e anzi proprio questo rappresenta un modo per convincerli a separare di più. La maggioranza vorrebbe un miglior riciclo dei rifiuti e servizi di compostaggio nella loro area (59%), incentivi finanziari (59%), e che sarebbe più conveniente la raccolta differenziata a casa loro (51%).

Dall'indagine emerge, inoltre, che gli italiani hanno più a che fare con rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) rispetto alla media UE, il 36% contro il 19%.

In generale, si può affermare che gli europei hanno la consapevolezza che sussiste un solido collegamento positivo fra la crescita, l’occupazione e l’efficienza nell’impiego delle risorse.

Finora l’economia ha funzionato con un modello lineare (produzione-consumo-smaltimento) che non è più un’opzione praticabile, affidandosi esclusivamente allo sfruttamento delle risorse. Ogni anno nell’UE si usano quasi 15 tonn. di materiali a persona, mentre ogni cittadino genera mediamente oltre 4,5 tonn. di rifiuti l’anno, di cui quasi la metà è smaltita nelle discariche.
La Commissione UE per poter sviluppare un’economia efficiente nell’uso delle risorse, in grado di riutilizzare, aggiustare, rinnovare e riciclare i materiali e i prodotti esistenti, ha adottato il 2 luglio 2014 una Comunicazione per rivedere obiettivi e misure delle politiche di gestione dei rifiuti, al fine di promuovere un’economia circolare.

Si comprende al meglio l’economia circolare osservando i sistemi viventi (biosistemi) naturali, che funzionano in modo ottimale perché ognuno dei loro elementi si inserisce bene nel complesso. I prodotti sono progettati appositamente per inserirsi nei cicli dei materiali: di conseguenza, questi formano un flusso che mantiene il valore aggiunto il più a lungo possibile. I rifiuti residui sono prossimi allo zero.

La transizione verso un’economia circolare richiede la partecipazione e l’impegno di diversi gruppi di persone. Il ruolo dei decisori politici è offrire alle imprese condizioni strutturali, prevedibilità e fiducia, valorizzare il ruolo dei consumatori e definire come i cittadini possono beneficiare dei vantaggi dei cambiamenti in corso. Il mondo delle imprese può riprogettare completamente le catene di fornitura, mirando all’efficienza nell’impiego delle risorse e alla circolarità. A questa transizione sistemica sono d’aiuto gli sviluppi delle TIC e i cambiamenti sociali. L’economia circolare può quindi aprire nuovi mercati, che rispondano ai cambiamenti dei modelli di consumo: dalla convenzionale proprietà all’utilizzo, riutilizzo e condivisione dei prodotti. Inoltre, può concorrere a creare maggiore e migliore occupazione.

Al timone del passaggio a un’economia circolare si trova il mondo delle imprese. I prodotti a vita breve sono stati, in passato, un’impostazione chiave per molte aziende, che promuovevano aggiornamenti frequenti e tecnologie all’avanguardia “assolutamente imperdibili”. Adesso il mondo industriale può cogliere l’opportunità di prolungare le vite dei prodotti e di creare prodotti concorrenziali a lunga durata.

Un progetto di tipo circolare è il punto di partenza per l’elaborazione di qualsiasi nuovo prodotto o servizio dell’economia circolare. Con l’idea della durata, del riutilizzo, della riparazione, della ricostruzione e del riciclaggio si possono progettare auto, computer, elettrodomestici, imballaggi e molti altri prodotti. Una maggiore cooperazione all’interno delle catene di fornitura e fra le stesse può diminuire costi, rifiuti e danni all’ambiente. I progressi dell’ecoinnovazione offrono nuovi prodotti, processi, tecnologie e strutture organizzative. Alcune aziende scopriranno nuovi mercati passando dalla vendita di prodotti a quella di servizi e svilupperanno modelli imprenditoriali fondati su noleggio, condivisione, riparazione, potenziamento o riciclaggio dei singoli componenti. Da questa nuova impostazione scaturiranno molte opportunità d’affari per le PMI.

La piattaforma europea sull’efficienza nell’impiego delle risorse (EREP) ha individuato svariati settori di attività promettenti per il mondo delle imprese, come il miglioramento delle informazioni sulle risorse che un prodotto contiene e su come si possa ripararlo o riciclarlo, nonché nuovi modelli imprenditoriali e principi per i criteri di approvvigionamento sostenibile. Vi è inoltre la necessità di nuovi quadri finanziari e contabili per incentivare, più che il consumo caratterizzato da sprechi, l’efficienza nell’impiego delle risorse e la circolarità. Per aiutare gli investitori istituzionali a effettuare maggiori investimenti nell’economia circolare si dovrebbero anche sondare le potenzialità del mercato delle obbligazioni, anche per i progetti di piccole dimensioni e le PMI.

Compiere scelte sostenibili dovrebbe diventare più facile (più accessibile, allettante e a buon mercato) per tutti i consumatori. Sulle loro decisioni influisce una serie di fattori, fra cui il comportamento delle altre persone, il modo in cui ricevono informazioni o consulenze o i costi e benefici immediati delle loro scelte. Anche i cambiamenti sul luogo di lavoro o nell’infrastruttura circostante - per esempio, agevolare l’uso della bicicletta rispetto a quello dell’auto - e la commercializzazione di stili di vita sostenibili possono influenzare il comportamento della gente. Tali fattori possono essere d’aiuto per un mutamento critico del pensiero (da “consumatore” a “utilizzatore”, da “proprietario” a “condividente”) e per generare una maggiore domanda di servizi legati al noleggio, alla condivisione, allo scambio, alla riparazione e alla ricostruzione di prodotti.

Comprendere rapidamente le opportunità dell’economia circolare e affrontarne le sfide dipende dal sostegno diffuso della società. È essenziale coinvolgere le ONG, le organizzazioni di imprese e di consumatori, i sindacati, il mondo scolastico e universitario, gli istituti di ricerca e le altre parti interessate, a tutti i livelli di governo. Nella transizione verso un’economia circolare, questi soggetti possono operare come soggetti facilitatori, capifila e moltiplicatori. È necessario un intervento anche per comunicare alle persone nella vita di ogni giorno (sul luogo di lavoro, nelle scuole, fra le comunità locali) le idee e i benefici dell’economia circolare. Le reti di socializzazione (social networks) e i mezzi di comunicazione digitale possono convogliare parecchi consumatori verso i nuovi prodotti e servizi circolari.

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