Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, spostando il carico fiscale sulla produzione e sul consumo di beni e servizi dannosi per l’ambiente, si ridurrebbe quello su lavoro e investimenti.

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Il 14 maggio 2013, in occasione della presentazione al Governo del Portogallo dei risultati dell’analisi illustrativa, effettuata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), dei riflessi che sul Paese avrebbe la “Riforma delle Tassazioni Ambientali” (Environmental Fiscal Reform), la Direttrice esecutiva dell’Agenzia Jacqueline McGlade è ritornata a riproporre quanto era già stato evidenziato allorché un’analoga relazione lo scorso anno aveva interessato l’Italia (anche Spagna e Irlanda sono stati gli altri Paesi in crisi economica oggetto di analisi approfondita): i Governi europei, attraverso l’introduzione di adeguate e ben mirate tasse ambientali, potrebbero ridurre contemporaneamente le imposte sui redditi, aumentare l’innovazione e limitare l’inquinamento.

Dal momento che i Governi sono alla ricerca di efficaci strumenti per creare la crescita sostenibile, è giunto il momento di utilizzare la riforma fiscale ambientale - ha osservato la McGlade - In tutta Europa la gente è chiaramente molto preoccupata che le soluzioni alla crisi dovrebbero essere eque, quindi è venuto il momento di far pagare a chi inquina le spese che attualmente sono a carico della collettività”.

La Riforma fiscale ambientale (EFR), secondo l’AEA (ma anche l’OCSE ha più volte sollecitato ad intraprendere questa strada), può incoraggiare la crescita riducendo la tassazione sul lavoro e sugli investimenti, spostando il carico fiscale sulla produzione e sul consumo di beni e servizi dannosi per l’ambiente.

Un’altra caratteristica della EFR è la rimozione delle sovvenzioni dannose, ad esempio quelle per i combustibili fossili, utilizzando i risparmi così ottenuti per stimolare le energie rinnovabili e le tecnologie per l’uso efficiente delle risorse.

Gli studi effettuati dall’Agenzia hanno dimostrato che le tasse ambientali sono in grado di far conseguire gli obiettivi ambientali, allo stesso tempo che riesce a far risparmiare. I modelli utilizzati hanno mostrato che esse hanno anche un effetto meno negativo sul PIL rispetto ad altri tipi di imposte, sia su quelle dirette, come per esempio l'imposta sul reddito, che su quelle indirette, come l'imposta sul valore aggiunto. 

Questa principale caratteristica delle tasse ambientali permetterebbe ai Paesi di usarle per supportare il consolidamento fiscale o per ridurre le altre imposte.

Inoltre, le tasse ambientali inducono a cambiare i comportamenti, incoraggiando i consumatori a ri-orientare i propri consumi verso prodotti meno tassati. Tali sollecitazioni sono in grado di dar vita a due tipologie di lavoro, una a bassa e un’altra ad alta qualificazione, come per esempio nelle attività di riciclaggio e nel settore dell’efficienza energetica, mentre a lungo termine il cambiamento di tassazione stimolerebe l’innovazione.

Sarà in grado il Governo Letta di iniziare questo nuovo percorso, visto che le vecchie strade non potranno che portare alle stesse inique mete?

Chi volesse verificare l’illustrazione (in inglese) delle potenzialità che per l’Italia si creerebbero con la riforma delle tasse ambientali, trova il Rapporto a questo link.