Per una società fondata su basi biologiche invece che fossili

Per una società fondata su basi biologiche invece che fossili

La Commissione UE ha adottato la Strategia per una Bioeconomia


bioeconomia

La Commissione europea ha adottato il 13 febbraio 2012 la Strategia per una Bioeconomia dal titolo “L’innovazione per una crescita sostenibile: una bioeconomia per l’Europa”, che fa parte delle proposte operative nell’ambito di due iniziative faro della Strategia UE 2020:

- “L’Unione dell’innovazione” (Innovation Union);
- “Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse” (Resource Efficient Europe).
Con il previsto aumento della popolazione mondiale fino a sfiorare 9 miliardi di abitanti nel 2050 e l’esaurimento delle risorse naturali, l’Europa ha bisogno di risorse biologiche rinnovabili per produrre alimenti e mangimi sicuri e sani, ma anche materiali, energia e altri prodotti.
L’obiettivo è di creare una società più innovatrice e un’economia a emissioni ridotte, conciliando l’esigenza di un’agricoltura e una pesca sostenibili e della sicurezza alimentare con l’uso sostenibile delle risorse biologiche rinnovabili per fini industriali, tutelando allo stesso tempo la biodiversità e l’ambiente.
“L’Europa deve passare a un’economia post-petrolio - ha affermato Máire Geoghegan-Quinn, la Commissaria responsabile per la Ricerca, l’Innovazione e la Scienza che ha guidato l’elaborazione della Strategia con il sostegno del vice-Presidente Tajani e i colleghi Commissari Cioloş, Damanaki e Potočnik - Un maggiore utilizzo di fonti rinnovabili non è più solo una scelta ma una necessità. Dobbiamo promuovere il passaggio a una società fondata su basi biologiche invece che fossili, utilizzando i motori della ricerca e dell’innovazione. Si tratta di una mossa positiva per l’ambiente, la sicurezza energetica e alimentare e per la competitività futura dell’Europa”.

Il termine “bioeconomia” si riferisce a un’economia che si fonda su risorse biologiche provenienti dalla terra e dal mare, nonché dai rifiuti, che fungono da combustibili per la produzione industriale ed energetica e di alimenti e mangimi. Ne fa parte anche l’uso di processi di produzione fondati su bioprodotti per un comparto industriale sostenibile: i rifiuti organici, ad esempio, rappresentano un potenziale notevole in alternativa ai concimi chimici o per la conversione in bio-energia, in grado di coprire il 2% dell’obiettivo stabilito dall’UE per le energie rinnovabili.

La bioeconomia europea vanta già un fatturato di circa 2.000 miliardi di euro e impiega oltre 22 milioni di persone, che rappresentano il 9% dell’occupazione complessiva dell’UE (vedi tabella). Comprende i settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare della produzione di pasta di carta e carta, nonché comparti dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica. Si calcola che per 1 euro investito in ricerca e innovazione nella bioeconomia la ricaduta in valore aggiunto nei settori del comparto bioeconomico sarà pari a 10 euro entro il 2025. Il relativo Piano d’Azione si incentra, pertanto, su tre aspetti chiave:
- sviluppare tecnologie e processi produttivi nuovi destinati alla bioeconomia;
- sviluppare mercati e competitività nei diversi settori della bioeconomia;
- stimolare una maggiore collaborazione tra i responsabili politici e le parti interessate.
1) Investire in ricerca, innovazione e competenze
La Strategia intende promuovere attività di ricerca e innovazione per aumentare la leadership dell’Unione europea e gli investimenti per la bioeconomia: ciò dovrebbe includere risorse UE, nazionali, investimenti privati e la promozione di sinergie con altre iniziative politiche.
La necessità di aumentare i finanziamenti pubblici per la ricerca e per la bioeconomia è stata già riconosciuta nella proposta della Commissione nel nuovo programma di ricerca e innovazione “Horizon 2020”, proposto il 29 giugno 2011 nell’ambito del Quadro finanziario pluriennale 2014-2020, che ha destinato 4,7 miliardi di euro alla sfida “Sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e marittima nonché bioeconomia”.
2) Lo sviluppo dei mercati e l’aumento di competitività nei settori della bioeconomia
Il finanziamento per la bioeconomia previsto dal Programma Horizon, secondo la Commissione genererà un valore aggiunto pari a 45 miliardi di euro e 130.000 posti di lavoro nel settore della bioeconomia al 2025. Per rimanere competitivo il settore ha bisogno di un maggior numero di prodotti e servizi da immettere sul mercato che possono derivare da:
- sviluppo di standard e di metodologie standardizzate di valutazione della sostenibilità per prodotti bio-based, di sistemi di produzione alimentare e di supporto alle attività dimostrative e di implementazione industriale;
- agevolare gli acquisti e appalti verdi per i prodotti biobased attraverso lo sviluppo di specifici marchi, una lista iniziale di informazione di prodotti europei e una specifica formazione per committenti pubblici;
- introdurre incentivi e meccanismi di apprendimento reciproco per una migliore efficienza produttiva e delle risorse;
- avvio di negoziati per l’istituzione di partenariati pubblico- privati per ricerca e innovazione per le industrie bio a livello europeo.
3) Coordinamento politico più stretto e maggior impegno delle parti interessate
La Strategia richiede un dialogo più consapevole, una migliore interazione e un maggior coordinamento tra le varie politiche a livello di Unione europea e Stati membri, al fine di fornire un quadro politico più coerente in grado di incoraggiare gli investimenti.
A tal fine, la Commissione indica i seguenti passaggi:
- costituzione di un Gruppo di esperti di bioeconomia sulla base delle risorse e strutture esistenti, che coinvolgerà i servizi competenti della Commissione UE, gli Stati membri e i portatori di interesse per garantire sinergie e coerenze tra le politiche, le iniziative e i settori economici, gruppo che potrà funzionare anche a livello regionale o di Stato membro;
- istituzione a livello EU di un Osservatorio di bioeconomia per valutarne i progressi e l’impatto e per informare sulle ulteriori politiche da farsi;
- sostegno allo sviluppo di Strategie di bioeconomia a livello regionale e nazionale, fornendo una mappatura delle attuali attività di ricerca e innovazione, centri di competenza e infrastrutture entro il 2015;
- implementazione delle forme di Partecipazione di ricercatori, utenti finali, responsabili politici e società civile ad un dialogo aperto e informato su tutti i processi di ricerca e innovazione delle bioeconomia.

Lo stesso giorno della presentazione della Strategia, dall’altra sponda dell’Atlantico il Presidente USA Barack Obama, annunciando il Bilancio 2013 che inizia il prossimo Ottobre, ha richiesto un budget di 30 milioni di dollari per iniziare a costruire la bioeconomy statunitense. Annunciata il 16 settembre 2011, il Programma di Azione Nazionale per la Bioeconomia intende sfruttare le innovazioni della ricerca biologica per affrontare le sfide nazionali in materia di salute, cibo, energia e ambiente. Su tali aspetti l’Ufficio per la Scienza e la Tecnologia (OSTP) della Casa Bianca aveva pubblicato on line il 7 ottobre e tenuto aperto fino al 6 dicembre 2011 un Request for Information (RFI), affinché il pubblico potesse esprimere osservazioni, idee e priorità circa la costruzione di una bioeconomy nazionale, in vista del suo annuncio ufficiale avvenuto, poi, il 28 gennaio 2012. Oltre a non aver registrato un ampio dibattito (sono risultati registrati sul sito web dell’OSTP 134 interventi quasi interamente da gruppi di professionisti del settore biotech e pharma, università e istituti di ricerca), l’iniziativa dell’Amministrazione non sembra aver entusiasmato gli Statunitensi che, da un sondaggio effettuato da Global Ecovillage Network (GEN), per metà ritengono che la proposta “non avrà ripercussioni” sullo sviluppo delle scienze della vita, contro il 33% che sarà “molto efficace” e il 16,7% che reputa sarà “abbastanza efficace”.

Anche l’Unione europea aveva avviato una consultazione (è stata aperta fino al 2 maggio 2011) per raccogliere i pareri in merito alle capacità potenziali di una bioeconomia europea di stimolare l’innovazione e contribuire a risolvere problematiche socio-economiche (Cfr: “Bioeconomia e Sostenibilità delle Risorse”, in Regioni&Ambiente, n. 4 aprile 2011, pp. 54-55), ma i risultati erano stati più incoraggianti:
- il 49,2% di coloro che hanno risposto si è dichiarato “molto ottimista” sui potenziali benefici conseguenti alla costruzione di un’economia bio-based;
- il 42,6% si è dichiarato “ragionevolmente ottimista”;
- solo l’8,6% si è espresso negativamente.
C’è da osservare che anche in Europa, come negli USA, la maggior parte dei pareri è stata espressa dal settore privato (41,6%), seguito dal mondo accademico (33%), da quello pubblico (14,2%) e dalle ONG (11,2%).

 

Commenta