È una delle opzioni previste nel nuovo Rapporto SIWI.

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Seppur provocatoriamente affermato, dallo Studio “Feeling a Thirsty World. Challenges and Opportunities for a Water and Food Secure Future”, (Nutrire un mondo assetato. Sfide ed opportunità per un futuro sicuro d’acqua e cibo) si evince che potrebbe esser necessario, per evitare una catastrofica penuria di acqua, passare tra qualche decennio a diete vegetariane o vegane.

Lo Studio, redatto dallo Stockholm International Water Institute (clicca qua, per consultare il pdf) è stato presentato nel corso della World Water Week che si è svolta (26-31 agosto), come di consueto, a Stoccolma e che quest’anno ha avuto per focus “Water and Food Security”, con un ricco programma di sessioni, workshop ed eventi collaterali, che hanno toccato trasversalmente temi quali, i cambiamenti climatici, i bacini idrografici e dei litorali, la gestione integrata delle risorse idriche, la contabilità ambientale, l’eradicazione della povertà e lo sviluppo sostenibile, il diritto all’acqua, la pesca, i sistemi di allarme, i servizi igienico-sanitari e la salute, l’inquinamento delle acque, l’energia, l’urbanizzazione e la partecipazione delle parti interessate.

Lo Studio, presentando le più recenti teorie e i nuovi approcci alle sfide emergenti e perduranti per conseguire la sicurezza alimentare nel XXI secolo, si concentra essenzialmente su quelle questioni critiche che hanno ricevuto fino ad oggi meno attenzione nella letteratura, come ad esempio: i rifiuti alimentari, i furti di terra (land grabbing),la biodiversità agricola, le emergenze alimentari, offre anche alcune ipotesi per come gestire al meglio l’acqua nei suoi collegamenti con l’alimentazione.

“Nutrire tutti è la sfida più importante di questo secolo - ha affermato il co-autore Anders Jägerskog - Eccesso di cibo, denutrizione e rifiuti sono tutti in crescita e l’aumento della produzione alimentare potrebbe trovare limiti in una futura penuria d’acqua. Avremo bisogno di una nuova ricetta per sfamare il mondo nel futuro”.

E la ricetta è l’adozione di una dieta vegetariana, quale opzione per aumentare la quantità di acqua a disposizione per produrre cibo per sfamare, oltre agli attuali 90 milioni di individui denutriti e i 2 miliardi di malnutriti, ulteriori 2 miliardi che abiteranno la Terra al 2050. La produzione di proteine di origine animale necessita di una quantità d’acqua superiore da 5 a 10 volte quella che occorre per coltivare quelle vegetali e, al contempo, già oggi un terzo delle produzioni agricole servono per alimentare il bestiame, mentre gli scarsi raccolti dovuti alla siccità che si è verificata in maniera drammatica quest’anno, preceduta da due anni di scarse precipitazioni, ha messo in allarme gli organismi internazionali sulla possibilità di una nuova crisi alimentare, dopo quella del 2008, che ha provocato disordini civili in 28 Paesi (cfr: “La siccità farà aumentare i prezzi delle derrate alimentari”, in Regioni&Ambiente, 21 agosto 2012: clicca qua per consultare il lnk).

Altre proposte avanzate nello Studio prevedono l’eliminazione degli sprechi alimentari (cfr: “Ridurre gli sprechi alimentari fa risparmiare denaro e risorse”, in Regioni&Ambiente, 30 agosto 2012: clicca qua per consultare il link), la corretta gestione della risorsa idrica in agricoltura (“Come l’agricoltura può ridurre il consumo d’acqua”, 19 giugno 2012: clicca qua per consultare l'articolo), l’aumento della produzione (cfr: “Aumentare la produzione alimentare riducendo l’impatto ambientale”, in Regioni&Ambiente, 4 settembre 2012: clicca qua per consultare il link), il rafforzamento del commercio di derrate tra Paesi in surplus alimentare e quelli in deficit.

Secondo gli autori, la competizione per l’acqua, sia per scopi alimentari che per altri usi intensificherà le pressioni sulle risorse essenziali: “L’ONU prevede che entro la metà del secolo dovremo aumentare la produzione alimentare del 70% . Questo obiettivo determinerà un’ulteriore pressione sulle risorse idriche, nel momento in cui ci sarà bisogno di destinare più acqua per la produzione di energia, con un aumento del 60% nei prossimi 30 anni, per dare elettricità a quelle persone che ne sono attualmente prive (1,3 miliardi)”.

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