Alla vigilia del Consiglio UE del 28-29 giugno in cui l’Alto Commissario Mogherini dovrà presentare una nuova “Strategia globale dell'UE in materia di politica estera e di sicurezza”, il think tank E3G, a cui vari Governi affidano incarichi di consulenze in materia di energia, ambiente e politiche di sicurezza, ha pubblicato un Discussion paper  dove si sottolinea che gli interessi strategici globali dell'Europa sono diventati inseparabili dalla gestione del rischio climatico e dalla transizione energetica globale.

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La Strategia europea in materia di sicurezza costituisce la base della politica di sicurezza e di difesa comune ( PSDC). A 13 anni di stanza, e soprattutto dopo la crisi economico-finanziaria peggiore dalla II Guerra Mondiale, la difficile lotta per riavviare la crescita, le guerre in Medio-Oriente e Nord-Africa, le ondate di profughi e migranti, gli attentati del radicalismo islamico, c’è bisogno di una sua revisione.

La prosperità, la sicurezza e la libertà che costituivano i pilastri di quella Strategia vengono messi ora in discussione, per cui i leader dell’Unione hanno dato mandato all’Alto Rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini di presentare per il prossimo Consiglio del 28-29 giugno 2016 una nuova  “Strategia globale dell'UE in materia di politica estera e di sicurezza” che oltre ai principali obiettivi di pace, sicurezza e sviluppo socio-economico, insista sui seguenti aspetti:
- il finanziamento della dimensione relativa alla difesa (la spesa degli Stati membri destinata alla difesa; il bilancio dell'UE per avviare l'attività di ricerca in materia di PSDC);
- la necessità della cooperazione in materia di difesa per risolvere la questione relativa alle capacità, con il coinvolgimento di strumenti dell'UE per agevolare tale aspetto;
- l'utilità delle missioni/operazioni di PSDC per contrastare le minacce ibride;
- l'importanza dei partenariati con altre organizzazioni o con altri Paesi, anche mediante il consolidamento delle capacità, per prevenire o gestire le crisi.

In vista di tale appuntamento, E3G  (Third Generation Environmentalism), organizzazione europea, ma con Uffici anche negli USA e Cina, che svolge attività di consulenza per i Governi (quello britannico in particolare) su materie quali energia, ambiente, politiche di sicurezza, ha pubblicato il Discussion Paper  “EU Foreign Policy in a Changing Climate. A Climate and Energy Strategy For Europe’s Long-Term Security” che offre alcuni spunti di riflessione degni di considerazione.

In questo documento si afferma che gli interessi strategici globali dell'Europa sono diventati inseparabili dalla gestione del rischio climatico e dalla transizione energetica globale e che questi problemi dovrebbero avere nella politica estera dell’UE la più alta priorità, una più forte capacità di sostegno e un’integrazione coerente con tutti gli altri aspetti.
 

Secondo gli autori, i cambiamenti climatici stanno già minando la sicurezza interna europea attraverso la tendenza al rialzo della frequenza e intensità delle ondate di calore, della siccità e delle inondazioni, che sono aumentate in tutta Europa del 60% nel corso degli ultimi 3 decenni, causando migliaia di perdite umane e significative turbolenze economiche. La stessa Commissione UE  ha affermato che, se non si interviene ora, il costo economico per le città europee che ospitano il 78% dei cittadini dell'UE e generano l'85% del suo PIL, potrebbe raggiungere entro il 2070 più di 190 miliardi di euro l'anno. 

La sicurezza europea potrebbe essere compromessa anche dal crollo delle economie che si basano sull’estrazione di petrolio e gas, con il calo della domanda e la volatilità dei prezzi che sono in grado di minare la base della stabilità in quanto tali Paesi sono estremamente dipendenti proventi delle fonti fossili per finanziare la spesa sociale, come pure i sussidi alimentari ed energetici, e le scadenze del debito. Molti dei Paesi fornitori dell'UE sono Stati fragili, governati da regimi repressivi e autoritari con livelli record di mancanza di democrazia, diritti civili, libertà di stampa e uguaglianza di genere. Il sostegno continuo a gruppi di élite che utilizzano la ricchezza dei combustibili fossili per mantenere il potere e reprimere l'accesso ai diritti fondamentali, pone un problema enorme per la credibilità della diplomazia europea.

non-eu oil and gas suppliers are at high risk of instability

Inoltre, molti di questi Paesi sono gravemente esposti agli impatti dei cambiamenti climatici, che esacerbano ulteriormente l'instabilità politica, economica e sociale esistente, in particolare in Medio Oriente e Nord Africa, aree regionali che hanno subìto la peggiore siccità degli ultimi 900 anni. In Siria, tra il 2006 e il 2010 la perdurante siccità ha indotto 1,5 milioni di persone a spostarsi dalle aree rurali del Paese verso le periferie urbane, dove si sono verificate le prime proteste che hanno costituito il preludio alla guerra civile. Entro il 2040, il rischio di simili crisi alimentari  che attualmente è dell’ordine di 1 a 100 probabilità, salirà a 1 su 30, per poi raggiungerà 1 a 15 nel decennio successivo.

climate change will increase instability risk by exacerbating competition for and depletion of water

I mercati dell’energia pulita sono più importanti dell’accesso ai combustibili fossili. Le ambiziose politiche per l’energia pulita e l'efficienza energetica stanno guidando la “rivoluzione della domanda” in tutta Europa. Così, mentre il PIL dell'UE è cresciuto, la domanda di energia elettrica è scesa dell'1% all'anno a partire dal 2010 e la domanda di gas è scesa del 22% rispetto al suo picco nei vari settori (energia, industria e edilizia) in quasi tutti gli Stati membri. La nuova economia energetica è ora al centro della sicurezza energetica dell'Europa.
Nel 2013, le fonti rinnovabili hanno ridotto la domanda di combustibili fossili di 110 Mtep, pari al 9% di tutti i combustibili fossili utilizzati in tutta l'UE o al consumo annuo di combustibili fossili della Francia.
Nel 2014, la produzione dai nuovi impianti di rinnovabili installati  nel corso degli ultimi 10 anni hanno fatto risparmiare un equivalente di gas pari a più della metà della capacità di importazione annuale dell'UE attraverso l’oleodotto Nord Stream 2 o il 200% di quello importato dal Corridoio meridionale. Ciò ha determinato una riduzione delle emissioni di CO2, equivalenti alle emissioni annuali di gas serra della Polonia. 

generation from new renewables cut gas use by 31 mtoe in 2014

Mentre l'Europa deve affrontare una transizione energetica rapida, la sua sicurezza energetica, la leadership tecnologica e la competitività dipenderanno dagli investimenti “puliti”, dalla riduzione dei costi, dai commerci a basso tenore di carbonio  e dalla crescita di un mercato che vuole salvaguardare il suo futuro.

La relazione ricorda ai leader dell'UE che, se non affrontati, i cambiamenti climatici e la caotica transizione energetica potrebbero minare le fondamenta della sicurezza e prosperità dell'Europa

L'Accordo di Parigi è stato un risultato significativo della diplomazia e del multilateralismo dell’UE, che ci rende più fiduciosi anche se c’è incertezza sulla possibilità di centrare l’obiettivo prefissato. Senza continui sforzi per aumentare le ambizioni del mondo si rischia di trovarsi a fronteggiare un aumento di temperatura globale fino a 3,7  °C al 2100. Questo livello di riscaldamento rischia di oltrepassare punti di non ritorno, con conseguente impatti economici e di sicurezza ingestibili in tutto il mondo. Mentre gli Stati Uniti e la Cina hanno aumentato progressivamente i loro investimenti nella diplomazia e cooperazione climatica ed energetica, l’Europa sta perdendo posizioni e non è più il motore globale per gli investimenti in energia pulita, che si sono ridotti nel 2015 del 58% rispetto al 2010, il livello più basso, mentre in questo momento critico l'UE dovrebbe intensificare gli impegni per rimanere sicura e prospera. 

La gestione del rischio climatico e della transizione energetica globale ordinata deve costituire il punto focale dell’intera politica estera dell'Unione europea. Al riguardo, il Paper individua 5 punti nodali.

1. Il Servizio europeo per l'azione esterna (EEAS) deve utilizzare le lezioni di Parigi per ricostruire la fiducia nel multilateralismo e ridisegnare i suoi approcci per gli altri negoziati internazionali. Ciò richiede lo sviluppo di una strategia diplomatica integrata per sostenere gli altri Paesi ad intensificare i propri contributi nazionali (INDCs) così come l’UE dovrebbe rivedere i propri.

2. I cambiamenti climatici stanno già guidando al rialzo la frequenza e l'intensità delle ondate di calore, siccità e inondazioni che colpiscono i cittadini europei e minano la stabilità dei confinanti. Le istituzioni dell'UE e gli Stati membri hanno bisogno di un nuovo approccio al rischio climatico sia per ridurre la probabilità di esiti negativi, tra cui i peggiori scenari che di gestire la potenziale gravità delle loro conseguenze. 

3. I fornitori di combustibili fossili sono dipendenti dalle entrate derivanti dalle loro esportazioni per mantenere la loro stabilità interna. L'Europa ha un interesse strategico nella gestione della transizione ordinata Paesi produttori la cui fragilità sarà aggravata dai crescenti impatti climatici e dalle politiche climatiche di successo. Ciò è particolarmente importante per i Paesi più vicini, tra cui la Russia. L'UE dovrebbe collaborare con loro per contribuire a diversificare le loro economie attraverso pacchetti di investimento sostenibili e in grado di renderli più resilienti ai futuri shock climatici. 

4. La sicurezza dell'Europa si basa sulla stabilità dei suoi vicini. Garantire la stabilità dell’Europa richiede la garanzia di  investimenti sostenibili in questi Paesi, includendo lo sviluppo di infrastrutture resilienti, la sicurezza alimentare, i sistemi di approvvigionamento idrico ed energetico e la lotta alla disoccupazione e alla bassa crescita. Questi investimenti costituiranno benefici diretti per l’UE attraverso le opportunità di business per le aziende europee e l’integrazione dei mercati energetici. 

5. Fornire impegni concreti richiederà investimenti per almeno 2.000 miliardi di dollari nei prossimi 15 anni in energia pulita e 90.000 miliardi  in infrastrutture per la crescita a livello mondiale. L'Europa deve accedere ai mercati puliti se vuol rimane prospera. Il commercio mondiale in tecnologie pulite e la crescita dei mercati di infrastrutture resilienti deve diventare della diplomazia e finanza energetiche e climatiche dell’UE.