Dopo aver tanto cincischiato, era del tutto prevedibile.

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Nel pacchetto mensile di decisioni relative alle infrazioni che comprende i procedimenti legali portati avanti dalla Commissione europea nei confronti degli Stati membri che non hanno rispettato gli obblighi derivanti dal diritto dell'Unione, non sono mancati, come al solito, i provvedimenti che interessano l’Italia. Limitandoci a quelli che hanno un maggior peso e rilievo, il nostro Paese è stato sanzionato con:

- 1 parere motivato (la seconda tappa del “procedimento di infrazione”, con cui la Commissione esprime il suo punto di vista sull'infrazione e crea i presupposti per un eventuale ricorso per inadempimento, chiedendo allo Stato membro di porre fine all'infrazione entro un dato termine, dopo che la prima tappa ovvero la “messa in mora” con cui la Commissione aveva invitato lo Stato membro a comunicarle, entro un termine prefissato, le sue osservazioni sul problema di applicazione del diritto dell'Unione riscontrato) in materia di fiscalità perché l'Italia non può esigere sulle sigarette e sul tabacco trinciato a taglio fino di minor prezzo un’accisa minima tale da superare l'imposta sui prodotti più costosi sul mercato;

- 2 deferimenti alla Corte di giustizia europea (dopo che al parere motivato non è stata data risposta entro il termine prefissato), uno in tema di impieghi per mancato rispetto della Direttiva 98/59/CE che fa obbligo ai datori di lavoro che prevedono di effettuare licenziamenti collettivi di procedere a consultazioni con i rappresentanti dei lavoratori al fine di giungere a un accordo, avendo l’Italia escluso i dirigenti dal campo di applicazione delle regole in tema di informazione e consultazione; l’altro in materia di ambiente, perché il nostro Paese non ha provveduto a bonificare le discariche illegali e incontrollate di rifiuti.

Proprio quest’ultimo deferimento rischia di avere pesanti ripercussioni perché nonostante una precedente sentenza della Corte di giustizia al riguardo nell’aprile 2007 a seguito della quale l’Italia non si è ancora adeguata. La Commissione, aveva inviato all’Italia, nel febbraio 2008, una lettera di costituzione in mora e, nel giugno 2009, un parere motivato, segnalando che la violazione sistematica e generalizzata constatata dalla Corte di giustizia era ancora in corso. Nel giugno 2011 la Commissione ha chiesto all’Italia di presentare un calendario credibile per la regolarizzazione di tutti i siti in questione entro un lasso di tempo ragionevole, ma i problemi sussistono ancora in quasi tutte le regioni italiane e le misure in vigore non sono sufficienti per risolvere il problema a lungo termine. Attualmente 255 discariche, 16 delle quali contenenti rifiuti pericolosi, devono ancora essere bonificate. Solo 31 discariche problematiche saranno bonificate entro la fine del 2012 ed un calendario completo per l’ultimazione dei lavori è stato programmato unicamente per 132 discariche. Inoltre, la Commissione non dispone di informazioni da cui risulti che l’Italia abbia istituito un sistema di controllo adeguato per evitare l’apertura di nuove discariche illegali.

Pertanto, su raccomandazione del Commissario per l’Ambiente, Janez Potočnik, la Commissione ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea e di imporre un’ammenda forfettaria di 56 milioni di euro (28.089,60 euro per giorno tra le 2 sentenze della Corte) e un’ammenda giornaliera di 256.819,20 euro per ogni giorno successivo alla seconda sentenza fino al giorno della regolarizzazione dell’infrazione. Infatti, quando uno Stato membro non ha dato piena esecuzione ad una sentenza della Corte di giustizia dell’UE, la Commissione ha il potere, dopo l’emanazione di due avvertimenti, di deferire lo Stato membro alla Corte una seconda volta, chiedendo al contempo che vengano inflitte delle ammende.

Insomma, dopo la figuraccia rimediata con la presentazione l’8 ottobre 2012 del “Quadro di Valutazione del mercato interno” che la Commissione UE presenta ogni 6 mesi e che fa il punto sul recepimento della legislazione UE in materia di mercato interno da parte degli Stati membri, dal quale emerge che l’Italia è la “maglia nera” per il recepimento delle normative UE e che, soprattutto, in termini di ambiente il nostro Paese sembra essere in difficoltà ad adeguarsi, ora i cittadini italiani rischiano, oltre al danno in termini di salute, anche la beffa di dover pagare per le inadempienze dei suoi Governanti.

Inoltre, se uno o più Stati membri non recepiscono nei tempi prefissati le norme UE nella loro legislazione nazionale, nel quadro giuridico dell’Unione si determina un vulnus che ha ripercussioni negative sugli interessi economici di tutti gli altri, dal momento che solo la coerenza e la complementarietà delle politiche interne ed esterne può favorire gli scambi e la crescita, accrescendo la competitività europea nel mercato mondiale. Questo vale maggiormente ora che la crisi economica e finanziaria ha fatto emergere la necessità di riforme strutturali fondamentali.
“Il mercato unico è il motore della ripresa economica - ha dichiarato Michel Barnier, Commissario per il Mercato Interno - ma può funzionare solo se tutti i Paesi applicano le regole in modo corretto”.

(approfondimenti sul numero 9-10, settembre – ottobre 2012 della Rivista “Regioni&Ambiente”)