Per l’IEA gli investimenti nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica non sono sufficienti

Per l’IEA gli investimenti nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica non sono sufficienti

Nel suo ultimo Rapporto dedicato agli investimenti nel settore energetico, l’Agenzia Internazionale per l’Energia lancia un monito ai policy maker affinché prendano decisioni stabili e coerenti nelle politiche per l’energia se si vuol mantenere il Pianeta entro i +2 °C di aumento della temperatura globale alla fine del secolo.

world energy investement outlook

L'affidabilità e la sostenibilità del nostro futuro sistema energetico dipende dagli investimenti - ha affermato la Direttrice esecutiva dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), Maria van der Hoeven - Ma questo non si concretizzerà se non ci sono quadri politici credibili così come lo stabile accesso alle fonti di finanziamento a lungo periodo. Nessuna di queste condizioni deve esser data per scontata. C'è un rischio reale di carenze, con effetti a catena sulla sicurezza energetica regionale o globale, così come il pericolo che gli investimenti vadano verso la direzione sbagliata, perché gli impatti ambientali non sono adeguatamente riflessi nei prezzi”.
La dichiarazione è stata fatta a Londra il 3 giugno 2014, nel corso della presentazione dello Special report on investments nell’ambito della serie World Energy Outlook, in cui si indica che gli attuali investimenti per gli approvvigionamenti energetici sono pari a 1.600 miliardi di dollari all’anno, che dovranno essere portati nei prossimi decenni a 2.000 miliardi di dollari, mentre la spesa annuale per l'efficienza energetica, stimata al 2012 di 130 miliardi di dollari, ha bisogno di crescere oltre 550 miliardi di dollari entro il 2035.

Dai dati dell’IEA emerge che dal 2000 gli investimenti in energia sono più che raddoppiati in termini reali, con quelli per fonti rinnovabili che sono quadruplicate rispetto allo stesso periodo, grazie alle politiche governative di sostegno. Gli investimenti in rinnovabili nell'Unione europea sono stati superiori a quelli per la produzione di gas naturale negli Stati Uniti. Le rinnovabili, insieme con i biocarburanti e l'energia nucleare (da sempre, l’IEA considera il nucleare una energia low-carbon), rappresentano oggi circa il 15% dei flussi degli investimenti annui, con una quota analoga che va alle reti di trasmissione e distribuzione di energia. Ma la spesa più consistente nel 2013, ben oltre i 1.0000 miliardi di dollari, è stata assorbita da investimenti nei combustibili fossili, per estrarli, trasportarli ai consumatori, per raffinare il petrolio grezzo in prodotti petroliferi o per costruire centrali elettriche a carbone o a gas. Inoltre, più della metà di tali investimenti è necessaria per mantenere la produzione ai livelli attuali, cioè, per compensare il declino produttivo di giacimenti di petrolio e gas e per sostituire le centrali elettriche e altre apparecchiature che raggiungono la fine della loro vita produttiva.
A loro volta gli investimenti nelle rinnovabili sono passati da 60 miliardi di dollari nel 2000 a 300 miliardi nel 2011, ma già nel 2013 sono discesi a 250 miliardi.
Sono stati di 8.000 miliardi di dollari gli investimenti in efficienza energetica, concentrati essenziamente nei principali mercati di consumo (Unione Europea, Nord America e Cina), il 90% dei quali viene speso nei settori dei trasporti e delle costruzioni.

annual energy supply investment

Le decisioni per investimenti sono sempre più modellate sulle misure politiche e gli incentivi dei governi. Tuttavia, se molti Governi hanno mantenuto un'influenza diretta sugli investimenti del settore energetico, altri si sono allontanati da questo ruolo allorché i mercati energetici si sono aperti alla concorrenza, salvo ora fare retromarcia, promuovendo l'impiego delle fonti energetiche a basse emissioni di carbonio per la produzione di energia elettrica. La quota degli investimenti nei comparti competitivi dei mercati elettrici è sceso a livello mondiale da circa un terzo di dieci anni fa al 10% di oggi.
I responsabili politici devono affrontare scelte sempre più complesse per cercare di conseguire progressi verso la sicurezza energetica, la competitività e gli obiettivi ambientali - ha affermato il Capo economista dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), Fatih Birol - Questi obiettivi non potranno essere raggiunti se non si mobilitano investimenti privati , ma se i Governi cambiano le regole del gioco in modi imprevedibili, diventa molto difficile per gli investitori giocare”.

Il percorso degli investimenti tracciato nel Rapporto si focalizza sul raggiungimento degli obiettivi di stabilizzazione del clima entro i 2 °C di aumento della temperatura globale entro la fine del secolo, ma le politiche attuate finora e i segnali del mercato non sono adeguati per passare con la necessaria velocità, tanto che l’IEA auspica che a Parigi nel 2015 alla Conferenza mondiale sul Clima delle Nazioni Unite si pervenga a conclusioni che diano il via ad un diverso paesaggio per gli investimenti. Per centrare l’obiettivo di 2 °C, l’Agenzia stima infatti che siano necessari 53.000 miliardi di dollari in investimenti cumulativi per l’approvvigionamento energetico e l'efficienza energetica, dei quali 14.000 miliardi di dollari devono essere spesi proprio per l’efficienza energetica, al fine di ridurre del 15%, la domanda di energia.
Servirebbero quindi circa 40.000 miliardi di dollari di investimenti per l’approvvigionamento energetico, ma circa 3.000 miliardi sono “bloccati” nelle riserve di carbone, petrolio e gas, i cui giacimenti dovrebbero essere lasciati nel sottosuolo se si vuol raggiungere l’obiettivo (anche se non crediamo che siano d’accordo banche e istituti di credito che si sono esposti e che rischierebbero la cosiddetta “bolla del carbonio”).

Saranno necessari segnali politici più coerenti e strumenti di finanziamento più innovativi, sottolinea il Rapporto dell’IEA, per vedere aumentare gli investimenti nelle forniture di energia a basse emissioni di carbonio che dovrebbero salire a quasi 900 miliardi di dollari l’anno e la spesa per l’efficienza energetica dovrebbe superare i 1.000 miliardi dollari all'anno entro il 2035.
Ma l’Agenzia stessa nutre dubbi che gli investimenti nell’efficienza energetica siano tali da mantenere lo scenario a 450 ppm di CO2 in atmosfera entro la fine del secolo per veder aumentare di soli 2 °C la temperatura, ritenendo probabile, visti gli attuali orientamenti politici, uno scenario che comporterebbero un aumento della temperatura di 3,6 °C.

investment new policy 2014 2035

Speriamo che i Policy maker siano in grado di smentire tale previsione, aumentando gli investimenti nelle fonti rinnovabili e soprattutto nell’efficienza energetica.

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