Per la Corte dei conti dell’UE il sostegno agli investimenti e alla promozione del settore viti-vinicolo non convince

Per la Corte dei conti dell’UE il sostegno agli investimenti e alla promozione del settore viti-vinicolo non convince

Dall’audit si evince che le misure attuate in Italia (controllate Veneto e Lazio) accanto ad azioni di buone pratiche, quale quella segnalata della Regione Veneto per le verifiche di sostenibilità, emergono molte altre zone d’ombra.

wine vino

Secondo la Corte dei Conti europea (ECA), “Il sostegno dell’UE agli investimenti e alla promozione nel settore vitivinicolo non è gestito in maniera soddisfacente e il suo contributo alla competitività dei vini dell’Unione non è dimostrato”.

Mutuando il titolo della Relazione, può essere così sintetizzato l’audit della Corte dei Conti europea pubblicata il 1° luglio 2014, secondo cui la necessità di una misura specifica di investimento a favore del settore vitivinicolo non è giustificata, in quanto tale sostegno esiste già nell’ambito della Politica di Sviluppo Rurale dell’UE.
La relazione si interroga anche sul ruolo delle sovvenzioni dell’UE per la promozione dei vini, dal momento che spesso sono state utilizzate per consolidare i mercati, anziché conquistarne di nuovi o recuperare vecchi mercati.

La coesistenza di misure di investimento analoghe in due diversi regimi è fonte di complessità, tanto che in alcuni Stati membri ha generato ritardi nell’attuazione o limitato in maniera eccessiva la portata degli investimenti ammissibili - ha sostenuto Jan Kinšt, il Membro della Corte responsabile della relazione - Inoltre, quando il contributo UE incita le imprese a ridurre proporzionalmente i propri finanziamenti per le azioni di promozione, finisce col divenire, in sostanza, una sovvenzione parziale dei costi operativi di queste aziende, il che non rappresenta un impiego efficiente dei fondi pubblici”.

La Corte ha riscontrato che non vi sono informazioni pertinenti sufficienti per dimostrare i risultati direttamente attribuibili alle misure. Nel caso della misura d’investimento, gli effetti non possono essere facilmente distinti da quelli prodotti dagli investimenti per lo sviluppo rurale.
Nel caso delle azioni di promozione, benché le esportazioni di vino nei Paesi terzi abbiano registrato un incremento significativo in termini assoluti, l’audit ha rivelato che i vini dell’UE hanno perso quote di mercato nei principali Paesi terzi destinatari delle azioni di promozione e che sono aumentate anche le esportazioni di vini dell’UE non ammissibili al sostegno.

Fra il 2009 e il 2013, gli Stati membri hanno speso 522 milioni di euro di fondi UE a titolo della misura di promozione. I fondi relativi a questa misura assegnati agli Stati membri per il periodo 2014-2018 sono notevolmente aumentati (1,16 miliardi di euro a favore dei 27 Paesi dell’Unione). Date le difficoltà incontrate dagli Stati membri nell’utilizzare la dotazione 2009-2013, inizialmente stanziata per le azioni di promozione, la dotazione 2014-2018 rischia di essere troppo elevata, pregiudicando l’applicazione dei princìpi della sana gestione finanziaria.

Sulla base delle osservazioni espresse, la Corte formula le seguenti raccomandazioni:
a) per la misura di investimento:
1. al fine di razionalizzare il regime di aiuto, la Commissione dovrebbe monitorare l’assorbimento dei fondi, analizzare la necessità di tale misura e appurare se il settore vitivinicolo abbia bisogno, rispetto ad altri settori agricoli, di ulteriori aiuti all’investimento;
2. gli Stati membri dovrebbero attenuare il rischio per l’economia valutando sistematicamente la ragionevolezza dei costi dei progetti e la sostenibilità finanziaria dei richiedenti l’aiuto. Il risultato di queste valutazioni dovrebbe essere adeguatamente documentato. La Commissione dovrebbe assicurarsi che gli Stati membri applichino tali controlli in maniera efficace.
b) per la misura di promozione:
1. il regolamento che la disciplina dovrebbe limitare la possibilità che un singolo beneficiario presenti, in ciascun periodo di programmazione, un programma di promozione per gli stessi paesi destinatari. La Commissione dovrebbe inoltre limitare la portata della misura concernente l’ammissibilità della pubblicità di un marchio e sottolineare maggiormente l’importanza di favorire l’accesso delle PMI alla misura di promozione;
2. per minimizzare il rischio di effetto inerziale, la Commissione dovrebbe far sì che gli Stati membri, nel corso delle procedure di selezione, richiedano ai beneficiari di dimostrare esplicitamente di aver bisogno dell’aiuto UE e che le spese di esercizio ordinarie non siano finanziate dal bilancio UE;
3. la Commissione dovrebbe fare in modo che le spese accessorie, come i costi e le spese generali degli organismi attuatori, siano debitamente giustificate e limitate a una percentuale massima dei costi totali;
4. gli Stati membri dovrebbero garantire una pista di audit sufficiente, che colleghi ogni aiuto alla promozione ad azioni specifiche e adeguatamente documentate;
5. la Commissione dovrebbe richiedere agli Stati membri di valutare più attentamente i risultati dei progetti in materia di promozione. In particolare, i risultati delle azioni di promozione dovrebbero essere valutati a livello di beneficiario anziché per l’intero settore vitivinicolo dell’UE. Gli Stati membri dovrebbero fare miglior uso delle relazioni stilate dai beneficiari al termine delle azioni di promozione, al fine di valutarne e consolidarne i risultati;
6. trascorso un periodo di tempo sufficiente, la Commissione dovrebbe analizzare in che modo la dotazione assegnata ai PNS per il periodo 2014-2018 corrisponda alle esigenze del settore vitivinicolo dell’UE e alla capacità di assorbimento degli Stati membri. Basandosi su questa analisi, la Commissione dovrebbe rivedere, ove necessario, la dotazione di bilancio per assicurarsi che induca gli Stati membri ad essere più efficienti nell’applicazione delle misure.

In particolare, il controllo effettuato in Italia (sono state esaminate le regioni Veneto e Lazio) la relazione ha riscontrato l’obbligo per gli Stati membri di tracciare la linea di demarcazione tra le misure del PSR e quelle per le OCM (Organizzazioni Comuni dei mercati) è stata tracciata dalle Regioni (i programmi di sviluppo rurale sono gestiti in Italia a livello regionale) con ritardo, tanto che l’attuazione della misura nell’ambito dell’OCM del vino ha subito un ritardo di tre anni ed è stato speso solo il 44% dell’importo inizialmente previsto.
L’audit ha riconosciuto, altresì, che dei 4 stati membri che attuano l’investimento (oltre l’Italia, Francia, Spagna e Portogallo) solo la Regione Veneto ha svolto verifiche utili sulla sostenibilità, compresi accertamenti sulla situazione finanziaria dei beneficiari, mentre la Regione Lazio ha applicato un sistema di valutazione meno dettagliato, basato sul raffronto fra i conti annuali del richiedente relativi all’esercizio precedente all’investimento e gli effetti attesi dell’investimento sui conti dell’esercizio successivo a quest’ultimo.
Inoltre, solo l’Italia espleta controlli in loco nei Paesi terzi durante l’esecuzione delle azioni di promozione.
In merito alle azioni di promozione, l’audit ha rilevato che in Italia (come peraltro negli altri Paesi) le fatture esaminate spesso non erano sufficientemente dettagliate riguardo alla natura delle azioni di promozione svolte, ma soprattutto, nel nostro Paese taluni prestatori di servizi di promozione presentavano sistematicamente fatture senza alcuna documentazione di sostegno che consentisse di collegare le spese dichiarate alle singole azioni di promozione.
Per un progetto di promozione (campagna viticola 2009/2010), l’organismo attuatore di un beneficiario ha percepito, per azioni di promozione ammontate a 3 milioni di euro, onorari per 208.530 euro (ovvero il 7%, non giustificati da una descrizione dettagliata del servizio fornito. In questo caso particolare, le azioni di promozione erano state attuate dal beneficiario).

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