Un nuovo campanello d’allarme per l’Amministrazione Obama viene suonato dal Rapporto del Military Advisory Board (MAB) dell’Istituto di Ricerca e Analisi delle Soluzioni (CNA Corporation) sui rischi per la sicurezza nazionale statunitense derivanti dall’inazione alla sfida dei cambiamenti climatici.

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Dopo il Rapporto “National Climate Assessment”, presentato ad inizio maggio 2014 all’Amministrazione Obama e redatto da 300 esperti guidati da un comitato consultivo federale di 60 membri e sottoposto a revisione da parte del pubblico e di esperti, tra cui le Agenzie federali e un panel della National Academy of Sciences, è stata poi la volta di un altro Rapporto sugli effetti del global warming a suonare un campanello di allarme per le conseguenze dell’inazione politica.

Se il primo ha evidenziato che gli statunitensi stanno già sperimentando gli effetti dei cambiamenti climatici, con ondate di calore, eventi meteorologici estremi, alluvioni, e la siccità che sta colpendo il Sud-ovest del Paese (vedi California), con conseguenze economico-sociali notevoli, soprattutto in agricoltura; il secondo analizza le ripercussioni del global warming in termini di sicurezza nazionale.
Si tratta del “National Security and the Accelerating Risks of Climate Change” redatto da un gruppo di 16 generali e ammiragli in pensione che compongono il Military Advisory Board (MAB) dell’Istituto di Ricerca e Analisi delle Soluzioni (CNA Corporation), finanziato dal Governo Federale nell’ambito del Programma U. S. Global Change Research.

Il Rapporto è un aggiornamento della prima edizione diffusa nel 2007. Mentre allora si indicavano gli impatti futuri che il cambiamento climatico avrebbe provocato sui sistemi nazionali di sicurezza miliare connotandolo come “moltiplicatore di minacce”, inteso come contributo ad accentuare le cause di conflitti globali preesistenti, ora nel rapporto del 2014 il lessico è cambiato in “catalizzatore di conflitti”, per segnalare che nel frattempo il global warming è divenuto una forza attiva nel provocare conflitti.

Se in passato avevamo indicato che i cambiamenti climatici accentuavano le situazioni conflittuali - ha chiarito il Gen. Carles F. Wald che dopo il suo congedo dalla Air Force ha contribuito alla redazione di entrambi i rapporti - Ora affermiamo che stanno diventando una causa diretta di instabilità”.

Il nuovo Rapporto avverte che gli sviluppi delle proiezioni scientifiche sul clima, i cambiamenti climatici osservati (in particolare nelle regioni dell’Artico), l’impatto degli eventi meteorologici estremi sia in patria che all’estero, hanno accentuato le implicazioni del global warming in termini di sicurezza militare.
Nonostante qualche timido tentativo di voler pianificare risposte adeguate a tali sfide, il Rapporto sottolinea che l’assenza di una azione globale concertata sia degli USA che della comunità internazionale per affrontare l'intero spettro di questioni legati ai cambiamenti climatici previsti, rimane la più grave preoccupazione per il military board.

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Fonte CNA Analysis & Solutions


In particolare, due aree geografiche destano le maggiori preoccupazioni per la sicurezza:
- la regione sub-sahariana dove la inesorabile espansione della desertificazione che sta distruggendo i raccolti e lascia affamati i contadini, potrebbe contribuire alle rivolte jihadiste come quella verificatasi nel Mali;
- la regione dell’Artico che lo scioglimento dei ghiacci sta rendendo più accessibile alle attività umane, incluse navigazione, estrazione delle risorse, pesca, con il conseguente aumento delle rivendicazioni territoriali da parte degli Stati che vi si affacciano o che vi hanno una qualche giurisdizione.
Non vengono sottovalutate le implicazioni dell’aumento del livello dei mari sulle infrastrutture militari, in particolare desta apprensione la situazione di particolare vulnerabilità della più grande base navale del mondo e cantiere dei sottomarini atomici statunitensi di Norfolk in Virginia.

Il Rapporto formula anche delle raccomandazioni, tra cui:
- gli Stati Uniti dovrebbero accelerare e consolidare gli sforzi per prepararsi ad un maggiore accesso e alle operazioni militari nell'Artico;
- la pianificazione delle azioni di adattamento climatico dovrebbe tener conto del nesso acqua-cibo-energia, garantendo il processo decisionale globale;
- gli impatti attesi dei cambiamenti climatici dovrebbero essere pienamente integrati nel piano di protezione delle infrastrutture nazionali e nella strategia nazionale di valutazione dei rischi;
- il Dipartimento della Difesa statunitense dovrebbe sviluppare, finanziare e attuare piani di adattamento, comprese le metriche per misurare gli impatti climatici e la resilienza.

Naturalmente, non sono mancate le reazioni.
John Kerry ha dichiarato che i risultati di questo Rapporto sono presi in seria considerazione dall’Amministrazione Obama, tanto da poter influenzarne anche la politica estera: “Le tribù si uccidono già oggi per l’acqua - ha sottolineato in una intervista al New York Times il Segretario di Stato - Pensate a quel che potrebbe succedere se ci dovessero essere migrazioni di massa per il prosciugamento delle acque del Nilio o degli altri principali fiumi in Cina e India”.
Di contro, il Senatore repubblicano James M. Inhofe della Commissione Servizi Militari del Senato, noto ecoscettico sulle interazioni tra emissioni di gas serra e cambiamenti climatici, ha cercato di limitare la portata del Rapporto, affermando a proposito dei suoi autori che “Non c’è alcun individuo che cerchi pubblicità più di quanto non faccia un generale militare in pensione. Guardo con nostalgia ai tempi della Guerra Fredda”.

vignetta global warming

Sullo sfondo la politica ambientale del Presidente Obama con la presentazione, prevista il prossimo giugno, del nuovo Regolamento per ridurre l’inquinamento atmosferico delle centrali di produzione elettrica a carbone.