Per gli scienziati il global warming ora si contrasta meglio con la riduzione delle emissioni che con la geoingegneria

Per gli scienziati il global warming ora si contrasta meglio con la riduzione delle emissioni che con la geoingegneria

Il Rapporto dell’Accademia Nazionale delle Scienze statunitense boccia gli interventi di ingegneria climatica, ancora troppo rischiosi e troppo costosi, senza che ci sia la certezza che possano incidere in modo determinante sui cambiamenti climatici: “Sarebbe come prescrivere antidolorifici quando sarebbe necessario intervenire chirurgicamente per estirpare il cancro”.

climate intervention

Nel corso dell’Annuale Convegno dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS), svoltosi dal 12 al 16 febbraio 2015 a San Jose (Ca) sul tema “Innovations, Information, and Imaging”, due sessioni di lavoro di sabato 14 sono state dedicate alle proposte di “Geoingegneria” per intervenire sui Cambiamenti Climatici, oggetto del Rapporto “Climate Intervention” del Consiglio Nazionale delle Ricerche, lanciato online il 10 febbraio 2015 e suddiviso in due Volumi:

- Carbon Dioxide Removal and Reliable Sequestration (2015), riguarda le azioni proposte per rimuovere in modo permanente la CO2, dalle misure di riforestazione alla cattura diretta dell’anidride carbonica in atmosfera;
- Reflecting Sunlight to Cool Earth (2015), che analizza le strategie per aumentare la riflettività della Terra (albedo), limitando l’assorbimento della luce.

Il Rapporto per la cui stesura sono occorsi 18 mesi e il lavoro di 16 scienziati, è stato commissionato dalle Agenzie Federali statunitensi.
Se il mondo non fosse in grado di rallentare le emissioni o gli effetti dei cambiamenti climatici fossero più estremi o si verificassero prima di quanto ci si aspettasse, potrebbe esserci richiesto di perseguire ulteriori tecnologie di intervento sul clima per le quali ci sarebbe necessità di saperne di più - ha spiegato il Presidente della National Academy of Sciences, Ralph J. Cicerone - Anche se le idee più rischiose per ridurre la quantità di energia assorbita dal sole non dovrebbero essere prese in considerazione per un loro sviluppo, tuttavia queste debbono essere studiate in modo da poter fornire delle risposte se un giorno queste ipotesi cominciassero ad essere prese in considerazione nel tentativo di scongiurare la catastrofe. Rapporti di questo tipo dovrebbero sollecitare le Agenzie Federali a supportare la ricerca per le tecnologie di intervento sul clima, pur mantenendo distinto l’aspetto decisionale dalla loro attuazione”.

Nel Rapporto non si utilizza il termine “engineering” perché, come ha spiegato Marcia McNutt, ex Direttore del US Geological Survey e Coordinatrice della Commissione di esperti che ha redatto il Rapporto, Geoingegneriapresuppone un livello di controllo degli effetti che attualmente è illusorio”.
Il fatto che gli scienziati stiano ancora valutando gli interventi tecnologici dovrebbe costituire un campanello d’allarme a fare di più ora per ridurre le emissioni, che è il modo più efficace e meno rischioso per combattere i cambiamenti climatici - ha proseguito la McNutt - Più ritardiamo e più diventa probabile che avremo bisogno di implementare alcune forme di rimozione dell’anidride carbonica per evitare i peggiori impatti”.

Alcune strategie di rimozione della CO2 cercano di migliorare o imitare i processi naturali che già rimuovono circa la metà delle emissioni di carbonio del mondo dall'atmosfera ogni anno.
I rischi ambientali, si sottolinea nel Rapporto, variano tra le tecnologie proposte, ma nel complesso sono relativamente bassi e in generale sono noti. Comunque, la maggior parte delle strategie di rimozione della CO2 hanno limiti nella capacità tecnologica e, in assenza di qualche imprevista innovazione, la loro distribuzione su larga scala costerebbe più che la sostituzione dei combustibili fossili con fonti di energia a basse emissioni di carbonio.

Di seguito, riportiamo le tecnologie analizzate e le conclusioni cui è pervenuto il panel di scienziati.
Per la rimozione e lo stoccaggio della CO2, sono stati considerati:
- Approcci di gestione del territorio, come il ripristino delle foreste e l’agricoltura a basse emissioni presuppongono tecnologie già mature, rapidamente realizzabili e dalle conseguenze ambientali già note.
- Le procedure per agire sugli agenti atmosferici a terra e negli oceani per accelerare la rimozione naturale di anidride carbonica sono avanzate, ma sono state effettuate solo su scala limitata con intermedia disponibilità In particolare, approcci di intervento sugli Oceani comportano rischi ambientali e socio-politici significativi.
- La fecondazione degli Oceani con ferro è una tecnologia immatura i cui elevati costi e i rischi tecnici e ambientali attualmente superano i benefici.
Approcci con cui la biomassa viene convertita in calore, elettricità, carburanti liquidi o gas per conseguire la cattura e sequestro della CO2 sono limitati dalla disponibilità di terreni per la coltivazione della biomassa e dalla necessità di trasportarla ad impianti di trasformazione.
- La cattura diretta del carbonio in atmosfera è una tecnologia immatura, per la quale sono stati effettuati finora solo esperimenti di laboratorio e progetti dimostrativi sono in corso. Le tecnologie per la stoccaggio del carbonio catturato sono in una fase intermedia, ma esistono solo prototipi e non sono tali da determinare un significativo sequestro.
Il Rapporto raccomanda investimenti federali in ricerca e sviluppo per migliorare le metodologie di rimozione e smaltimento dell’anidride carbonica in scala tale che possa avere un significativo impatto sul clima globale. In particolare, la ricerca per ridurre al minimo il consumo di energia e materiali, per identificare e quantificare i rischi, per ridurre i costi e per sviluppare le capacità effettive di sequestro e di controllo.

Per quanto attiene alle tecnologie che impediscano alla luce solare di raggiungere la superficie terrestre, queste potrebbero ridurre le temperature medie globali nel giro di pochi anni, come avviene con gli effetti conseguenti a grandi eruzioni vulcaniche. Quantunque, siano state proposte molte tecniche per modificare l’albedo, gli scienziati concordano che solo due potrebbero avere un impatto significativo: l’immissione di aerosol nella stratosfera; e la cosiddetta “Marine cloud brightening” ovvero l’immissione di particelle di sale nell'atmosfera per aumentare la quantità di luce solare che le nubi riflettono nello spazio.
A differenza della rimozione di anidride carbonica, questi metodi non richiederebbero una maggiore innovazione tecnologica e sono relativamente poco costosi rispetto ai costi di una transizione verso un'economia senza emissioni di carbonio. Tuttavia, le tecniche di modificazione dell’albedo avrebbero l’effetto solo di mascherare temporaneamente l'effetto di riscaldamento provocato da alte concentrazioni di CO2 e non risolverebbe i problemi connessi all'acidificazione degli oceani, presentando al contempo possibili gravi rischi ambientali, sociali e politici, ancora sconosciuti, inclusa la possibilità che siano dispiegate in maniera unilaterale.
Molti dei processi più rilevanti per la modifica dell’albedo, come quelli che controllano la formazione di nubi e aerosol, sono tra le componenti del sistema climatico più difficili da adattare e monitorare. Le attuali odierne competenze di osservazione non sono sufficientemente in grado di monitorare gli effetti ambientali di una distribuzione della modificazione dell’albedo. I miglioramenti della capacità di monitorare i cambiamenti diretti e indiretti su meteo, clima o su sistemi più grandi della Terra e di rilevare una eventuale unilaterale e non coordinata distribuzione potrebbero aiutare alla comprensione più approfondita della modifica dell’albedo e della scienza del clima in generale.

Gli scienziati hanno aggiunto che sarebbe "irrazionale e irresponsabile" l’attuazione sostenuta della modifica dell’albedo senza perseguire anche la mitigazione delle emissioni, la rimozione di anidride carbonica o di entrambe. Contrari all’implementazione di tecniche di modificazione dell’albedo, raccomandano tuttavia ulteriori ricerche, in particolare quelle relative a “benefici multipli” che avanzano contemporaneamente alle conoscenze di base del sistema climatico, quantificando i costi potenziali delle tecnologie, le conseguenze intenzionali e involontarie e i rischi.
La regolazione della luminosità del sole del sole, aumentando la riflettività della terra, non dovrebbe essere vista come una soluzione a basso costo per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica - ha osservato Raymond Pierrehumbert, Climatologo all’Università di Chicago, fra i redattori del rapporto - Sarebbe come prescrivere antidolorifici quando sarebbe necessario intervenire chirurgicamente per estirpare il cancro”.

La ricerca sulla modifica dell’albedo avrà conseguenze legali, etiche, sociali, politiche ed economiche, per cui gli scienziati raccomandano l’avvio di un serio processo deliberativo per esaminare ciò di cui le strutture della ricerca internazionale possono aver bisogno, oltre a quelle già esistenti, e di quale tipo di ricerca avrebbe bisogno la governance che deve coinvolgere, comunque, nelle decisioni la società civile attraverso un processo trasparente e aperto.
Il pubblico dovrebbe leggere questo Rapporto- ha osservato nel corso della Conferenza stampa di presentazione la Coordinatrice McNutt - e concludere che se questo è il nostro Ave Maria, in che spaventosa e inquietante situazione ci troviamo!”.
 

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