Dal Sondaggio speciale Eurobarometro sui cambiamenti climatici emerge che i cittadini europei sono convinti che azioni più decise per contrastare i cambiamenti climatici darebbero un certo impulso al miglioramento della situazione economica che costituisce il problema più grave per il 47% degli Italiani, il dato più elevato tra i 28 Paesi membri.

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Secondo un sondaggio speciale Eurobarometro sui Cambiamenti climatici quattro persone su cinque nell’Unione europea riconoscono che la lotta al global warming e una maggiore efficienza energetica possono dare impulso all’economia e all’occupazione.

Si tratta di una percentuale leggermente più alta rispetto al 78% registrato nel sondaggio precedente, effettuato nel 2011.

Tra i Paesi in cui è risultato più alto il riconoscimento dei vantaggi economici derivanti dall’azione per il clima e dall’efficienza energetica figurano diversi Stati membri che hanno maggiormente risentito della crisi economica e finanziaria, ma in nessuno degli Stati membri la percentuale di intervistati che condivide questa opinione è inferiore al 65%.

L’indagine ha permesso, inoltre, di constatare che 7 cittadini su 10 ritengono che la riduzione delle importazioni di combustibili fossili da Paesi esterni all’UE possa apportare vantaggi economici.

Non si tratta di scegliere tra un’economia florida e la protezione del clima. Un’azione ragionata a favore del clima corrisponde in realtà a una buona scelta economica - ha commentato José Manuel Barroso, Presidente della Commissione UE - Sono molto rassicurato dal fatto che anche i cittadini europei ne siano consapevoli. I risultati del sondaggio lanciano un forte segnale ai leader europei, spronandoli ad adottare una politica climatica coraggiosa per una ripresa economica sostenibile. Il sondaggio costituisce un incoraggiamento anche per noi della Commissione, affinché continuiamo a lottare a favore di un’azione ambiziosa per il clima in Europa”.

C’è da osservare, tuttavia, che la Commissione UE non è stata “coraggiosa” dal momento che il nuovo Pacchetto “Clima-Energia” proposto al 2030, viene sottoposto a pesanti critiche, soprattutto da parte della società civile europea, tant’è che lo stesso Parlamento europeo con la risoluzione approvata il 5 febbraio 2014 ha sconfessato i target proposti, chiedendo obiettivi maggiori e, soprattutto, vincolanti nei singoli Stati. 

‘‘Il sondaggio conferma che un’ampia maggioranza di europei si aspetta che i responsabili politici affrontino subito la sfida posta dal clima - ha sottolineato Connie Hedegaard, Commissaria di Azione per il Clima che, con ogni probabilità, ha dovuto subire la posizione assunta ufficialmente in seno alla Commissione e che sperava (ahimé) potessero essere superati quegli ostacoli che lei non era riuscita a rimuovere, durante il semestre di Presidenza UE dell’Italia, stante le posizioni assunte dall’allora Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, “passato” ad altro Dicastero all’interno del nuovo Governo a guida di Matteo Renzi.

Nel corso della Conferenza stampa tenuta a Roma il 10 febbraio 2014, in occasione della sua visita in Italia per una serie di incontri con le autorità italiane e per partecipare ad una Audizione alla Camera dei Deputati, la Hedegaard aveva dichiarato che “L'Italia avrà un ruolo di grande responsabilità durante il semestre di Presidenza UE affinché l'Europa sia pronta con una posizione univoca per il summit sul clima convocato da Ban Ki-moon per settembre e sulla Conferenza mondiale sul clima di Lima a dicembre. È importante che l'Italia pensi a target vincolanti sulla riduzione di CO2, aumento di rinnovabili ed efficienza energetica perché aiuterebbe gli altri Governi ad attenersi, altrimenti dovrà preoccuparsi molto”.

Dal sondaggio emergono i seguenti risultati principali:

L’80% degli intervistati ritiene che la lotta ai cambiamenti climatici e il miglioramento dell’efficienza energetica possano dare impulso all’economia e all’occupazione (il 31% concorda pienamente con questa opinione, mentre il 49% è parzialmente d’accordo). Il Paese dove si è registrato il più alto consenso totale è la Spagna (52%), seguita da Svezia (50%), Malta (44%), Irlanda e Cipro (43%) e Grecia (42%). In Estonia invece si rileva la più bassa percentuale di intervistati pienamente o parzialmente concordi (65%). In Italia sono totalmente d’accordo il 31% dei cittadini, mentre quelli parzialmente salgono al 48%.

Nove europei su dieci considerano i cambiamenti climatici un problema grave. I cambiamenti climatici figurano tra i problemi più gravi che il mondo si trova ad affrontare, dopo la povertà e la situazione economica Un’ampia maggioranza (69%) ritiene che si tratti di un problema “molto grave” e il 21% lo considera “piuttosto grave”. Solo il 9% pensa che non sia un problema grave. I più preoccupati sono gli svedesi (39%), i danesi (30%) e i maltesi (30%), per i quali i cambiamenti climatici costituiscono il problema più grave in assoluto.

Per gli Italiani lo è per il 16%, dopo la situazione economica, (47%, la percentuale di tutti i Paesi membri), e la povertà, fame e penuria d’acqua (21%).

"I cittadini sono consapevoli del fatto che il problema dei cambiamenti climatici non è sparito mentre i Governi erano impegnati a gestire la crisi economica - ha osservato ancora la Hedegaard - Non si tratta di scegliere tra crescita e competitività, da un lato, e clima, dall’altro. Occorre agire su entrambi i fronti. Mi auguro che i leader europei ascoltino e agiscano di conseguenza nella prossima riunione del Consiglio europeo, quando discuteranno le nostre proposte per il 2030 in materia di clima ed energia".

Inoltre, il 70% degli europei ritiene che la riduzione delle importazioni di combustibili fossili potrebbe apportare vantaggi economici per l’UE; il 26% degli intervistati è pienamente d’accordo con questa opinione, mentre il 44% lo è parzialmente. Il Paese dove si è registrato il più alto consenso totale è la Spagna (45%), seguita da Austria (40%), Cipro (38%), Irlanda (37%), Portogallo (34%) e Malta (34%), con il 30% dell’Italia che raggiunge complessivamente il 77%, con l’aggiunta di quelli che lo sono parzialmente

La stragrande maggioranza degli europei è a favore degli interventi nazionali per incrementare l’efficienza energetica e il ricorso a energie rinnovabili. Il sostegno del Governo per migliorare l’efficienza energetica entro il 2030 è considerato importante dal 92% degli intervistati  (il dato degli Italiani coincide con la media degli europei).
La fissazione di obiettivi da parte del Governo per incrementare il ricorso alle energie rinnovabili entro il 2030 è importante per il 90% degli intervistati. Anche per questo dato l’Italia è perfettamente in linea con il dato europeo. 

Gli europei che sostengono di aver fatto qualcosa per contrastare il fenomeno negli ultimi 6 mesi sono il 50%, in calo rispetto al 53% del 2011, ma solo il 43% degli Italiani dichiara di aver fatto qualcosa. Tuttavia, la percentuale degli europei sale all’89% (rispetto all’85% del 2011) se si tiene conto delle azioni specifiche che gli intervistati sostengono di avere intrapreso, senza limitarsi a considerare soltanto un determinato arco di tempo. Le azioni più comuni sono la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti (69%) e il minore ricorso ad articoli “usa e getta” (51%).