Per combattere il virus Zika arrivano i pipistrelli

Per combattere il virus Zika arrivano i pipistrelli

I pipistrelli riescono a ingerire anche mille zanzare all’ora e così vengono rivalutati come ottimo rimedio naturale contro il temibile virus Zika. Tanto che il comune di North Hempstead, riporta il sito del New York Times, ha appena approvato la costruzione di nuove casette di legno per i chirotteri, da dislocare nei parchi cittadini.

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A Rio de Janerio e in Sud America, a pochi giorni dalle Olimpiadi, c’è sempre più preoccupazione per la trasmissione del virus Zika e anche della temibile febbre West Nile: diversi atleti hanno deciso di non partecipare ai Giochi, alcuni turisti hanno cancellato le prenotazioni, e perfino la cantante Rihanna ha disertato la partecipazione a un concerto colombiano solo per la paura di “essere punta”.

Ma a quanto pare una soluzione per tenere lontane le zanzare, portatrici di questi pericolosi virus, potrebbe esserci, e più semplice di quello che possiamo pensare, anzi estremamente economica, ecologica ed immediata: il pipistrello.

E’ vero, non è esattamente un animale che associamo a benessere e salute. Al contrario, il pipistrello è una visione che, per ragioni per lo più legate a vecchi romanzi gotici o a film horror, in molti preferiscono evitare. Ma è proprio andando contro questo “discutibile” pensiero che arriva dagli Stati Uniti un’ottima idea per tenere per sempre lontane dal centro urbano le zanzare: il comune di North Hempstead, nel territorio metropolitano di New York, installa ormai da tempo casette artificiali di legno o bat-box per pipistrelli nei parchi cittadini. E i risultati contro la piaga dei fastidiosi insetti “estivi” sono incredibili.

Non sono, infatti, in molti a saperlo ma un pipistrello è in grado di ingerire un migliaio di zanzare in una sola ora. Ed è per questo motivo che gli amministratori di North Hempstead, già da una decina di anni, utilizzano tale sistema proprio come alternativa naturale all’uso di pesticidi. Nel giardino botanico del paese, ad esempio, i giovani boyscout della zona hanno posizionato almeno 20 bat box, scatole di legno, sugli alberi fra i 4 e gli 8 metri di altezza che possono ospitare anche sessanta chirotteri ciascuna. E i vantaggi sono numerosi: in primo luogo è un rimedio totalmente ecosostenibile; inoltre, nessun pesticida potrebbe portare a risultati simili, soprattutto da un punto di vista della continuità; infine, in questo modo si aiuta anche la preservazione dei pipistrelli, una specie sempre più minacciata dall’inquinamento e da una malattia nota come la “sindrome del naso bianco”, una sorta di fungo letale che cresce sul muso.

Superiamo le leggende che vogliono questi animali atti a succhiare sangue umano o impigliarsi nei capelli - ha spiegato al quotidiano della Grande Mela Judi Bosworth, supervisore della città - I pipistrelli riescono a mangiare fino a mille zanzare all’ora. Una cosa straordinaria se pensiamo che un pesticida, con tutti i suoi effetti nocivi, non ci riesce”.
La singolare iniziativa contro le zanzare del piccolo comune del Long Island ha raggiunto una buona dose di notorietà, soprattutto in seguito alla recente diffusione del virus Zika, e sembra che anche a Rio stiano cominciando ad utilizzare lo stesso sistema. “Certo - ha aggiunto Bosworth - i chirotteri o pipistrelli non sono la risposta definitiva al problema Zika o West Nile. E se pensiamo che, ironia della sorte, in Africa sono stati di recente la principale causa dell’espansione di un’altra epidemia, quella di Ebola, qualche dubbio sorge. Senza dimenticare ciò che è successo a Batemans Bay, cittadina australiana invasa dai pipistrelli: lì, 100mila volpi volanti hanno reso la vita impossibile alla comunità, a tal punto che i residenti si sono rinchiusi in casa. In ogni caso, sotto stretto controllo, i pipistrelli possono davvero rappresentare una soluzione economica, immediata e amica dell’ambiente per contenere e ridurre la presenza dei fastidiosi e pericolosi insetti”.

Fortunatamente, sembra che la ricerca scientifica si stia avvicinando sempre di più alla realizzazione di un vaccino anti Zika. È, infatti, notizia recente quella del dottore Rafael A. Larocca dell’Università del Winsconsin-Madison che avrebbe già testato un vaccino ad hoc in due versioni: nel primo caso, il team di scienziati ha usato il materiale genetico estratto da un ceppo virale isolato in Brasile, mentre nel secondo caso è stato testato un virus inattivato prelevato da un ceppo isolato a Puerto Rico. Stando alle conclusioni di Larocca, con una sola dose di questo vaccino il paziente può diventare immune al virus Zika per circa due mesi: per i risultati definitivi, però, è necessario aspettare la sperimentazione clinica finale.

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