FAO e UNEP lanciano una campagna globale per cambiare la cultura dei rifiuti alimentari e ridurre i miliardi di tonnellate di cibo sprecato e perso ogni anno coinvolgendo direttamente i consumatori, l’industria alimentare e i governi.

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Per diminuire drasticamente le tonnellate di cibo perso o sprecato ogni anno che raggiungono quota 1,3 miliardi e contribuire così a creare un futuro più sostenibile basterebbero semplici azioni messe in atto dai consumatori e dall’industria alimentare”. 

Questo è il concetto alla base della nuova campagna globale contro lo spreco alimentare lanciata il 22 gennaio dalla FAO (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) e da UNEP.

Think.Eat.Save. reduce your Foodprint, questo il titolo della campagna che si affianca all’iniziativa denominata SAVE FOOD nata nel 2011 da FAO, Messe Düsseldorf e dalla Segreteria generale dell'ONU con l’obiettivo di ridurre le perdite mondiali di cibo lungo l’intera catena del valore alimentare.

Think.Eat.Save. fa riferimento in particolare allo spreco di cibo da parte dei consumatori, dei commercianti e dell’industria alberghiera e della ristorazione e sfrutta l'esperienza di organizzazioni come WRAP (organizzazione non-profit finanziata da tutti e quattro i governi del Regno Unito e dall'Unione europea, che si propone di aiutare le persone a riciclare di più e sprecare di meno), Feeding the 5000 (che organizza eventi in cui vengono distribuiti gratuitamente pasti a base di alimenti che altrimenti sarebbero buttati) e altri partner, tra cui alcuni governi internazionali che possono vantare già una notevole esperienza in fatto di identificazione e trasformazione degli sprechi.

Think.Eat.Save. mira ad accelerare le azioni e a fornire una visione globale e di scambio di informazioni attraverso un portale (www.thinkeatsave.org) sulle numerose iniziative attualmente in corso in tutto il mondo.
A livello mondiale, circa un terzo dell'intera produzione alimentare, del valore di 1 trilione di dollari, viene perso o sprecato nella produzione e nel consumo alimentare, secondo i dati diffusi dalla FAO. La perdita di cibo si verifica soprattutto nelle fasi di produzione (raccolta, trasformazione e distribuzione), mentre lo spreco in genere avviene a conclusione della filiera alimentare nelle attività commerciali o da parte dei consumatori.

“In un mondo abitato da sette miliardi di persone, destinato a raggiungere quota nove entro il 2050, lo spreco di cibo non ha senso sia a livello economico che ambientale ed etico” ha dichiarato il Sottosegretario Generale e Direttore Esecutivo dell'UNEP Achim Steiner.

“Senza considerare le implicazioni derivanti dai costi (l’acquisto dei terreni, l’utilizzo di acqua, di fertilizzanti e di manodopera necessari per le coltivazioni) e dalla produzione di emissioni di gas serra generate dagli alimenti in decomposizione in discarica” ha precisato Steiner “dobbiamo ammettere che per realizzare un mondo realmente sostenibile, abbiamo bisogno di una trasformazione globale nel modo di produrre e consumare le nostre risorse naturali”.

“Insieme dobbiamo invertire questa tendenza inaccettabile e migliorare le condizioni di vita. Nelle regioni industrializzate quasi la metà del cibo scartato, circa 300 milioni di tonnellate all'anno, da parte di produttori, commercianti e consumatori finali risulta in realtà ancora idonea al consumo” ha dichiarato José Graziano Da Silva, Direttore Generale della FAO. “Una quantità enorme, addirittura maggiore della produzione totale alimentare dell'Africa sub-sahariana, che potrebbe essere sufficiente a nutrire gli 870 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo”.

“Se fossimo in grado di aiutare i produttori alimentari nel ridurre le perdite attraverso metodi migliori di raccolta, lavorazione, stoccaggio, trasporto e commercializzazione, e combinare tutto questo con cambiamenti profondi e duraturi nel consumo del cibo, allora potremo davvero avere un mondo più sano e senza fame” ha aggiunto Da Silva.

Il sistema alimentare globale ha profonde implicazioni nell'ambiente e la produzione di maggiori quantità di cibo rispetto al reale consumo aggrava di conseguenza i seguenti aspetti:
• più del 20% di tutti i terreni coltivati, il 30% delle foreste e il 10% dei pascoli sono in fase di degrado;
• a livello mondiale il 9% delle risorse di acqua dolce si stanno esaurendo, il 70% a causa dell'agricoltura irrigua;
• l’agricoltura e i cambiamenti di uso del suolo, come la deforestazione, contribuiscono a produrre più del 30% delle emissioni globali di gas ad effetto serra;
• a livello globale, i sistemi agroalimentari consumano circa il 30% dell’energia disponibile;
• il depauperamento delle risorse ittiche a causa della sovrapesca sta contribuendo alla drastica diminuzione della quantità di pesce, tanto che circa il 30% delle riserve ittiche marine sono ormai considerate sovrasfruttate.

Causa scatenante della campagna ideata da Fao e UNEP è stato l'esito del vertice di Rio +20 nel giugno 2012, in cui i capi di Stato e di governo hanno dato il via libera alla creazione di un quadro programmatico decennale su modelli di consumo e produzione sostenibili. Lo sviluppo di tale pianificazione nel settore alimentare rappresenta un elemento essenziale in considerazione della necessità di sostenere nel mondo la produzione di cibo, di ridurre i conseguenti impatti ambientali e nutrire una popolazione in costante crescita.

“Non c’è nessun altro settore così emblematico come quello delle risorse alimentari che deve diventare più efficiente e sostenibile. E non c'è altro ambito che allo stesso tempo riesca ad unire Nord e Sud, consumatori e produttori di tutto il mondo in un’unica causa comune” ha detto Steiner.

Secondo la FAO, nei paesi in via di sviluppo, circa il 95% della perdita alimentare durante le fasi di produzione, post raccolta, elaborazione e distribuzione avviene “non intenzionalmente”.

Le cause sono spesso dipendenti da problematiche finanziarie, manageriali e tecniche durante le fasi di raccolta, di stoccaggio e di raffreddamento in condizioni climatiche difficili, oppure dalla inadeguatezza delle infrastrutture e dei sistemi di confezionamento e commercializzazione.

Tuttavia, nel mondo industrializzato anche chi occupa gli ultimi posti della filiera alimentare è fortemente responsabile. Nella commercializzazione, nella fornitura e nell’acquisto di un prodotto spesso grandi quantità di cibo vengono sprecate a causa di pratiche inefficienti come standard di qualità che sovra enfatizzano l'aspetto, confusione sulle etichette delle date e consumatori che gettano via cibo commestibile per un eccesso negli acquisti, conservazione inadeguata e preparazione di pasti in eccesso.

La produzione di rifiuti pro-capite da parte dei consumatori è stimata intorno ai 95/115 kg l'anno in Europa, nel Nord America e in Oceania, mentre in Africa sub-sahariana, nel sud e sud-est asiatico il consumo raggiunge solo i 6/11 kg annuali.

Secondo WRAP, una famiglia media residente nel Regno Unito potrebbe risparmiare circa 680 sterline all’anno (circa € 800) e il settore alberghiero britannico a sua volta £ 724.000.000 (circa un miliardo di euro) all'anno agendo in modo corretto nei confronti dei rifiuti alimentari.
“Nel Regno Unito abbiamo dimostrato che, coinvolgendo i consumatori e stabilendo accordi collettivi con i rivenditori e i grandi marchi, si riducono le pressioni ambientali e si aiuta concretamente la crescita economica” ha affermato Liz Goodwin, amministratore delegato di WRAP. “Con una popolazione in aumento, occorre concentrarsi ancora di più sulle risorse a disposizione. Per questo siamo entusiasti di essere partner della campagna Think.Eat.Save. lanciata da UNEP e FAO che rappresenta un ottimo inizio alla lotta contro lo spreco alimentare su scala globale”.
Come in altri parti del mondo, l'Unione Europea sta esaminando a fondo la questione dei rifiuti alimentari, e la stessa Commissione ha offerto il suo contributo alla nuova iniziativa.
“Nell'Unione europea ci siamo posti l'obiettivo di dimezzare i rifiuti commestibili entro il 2020 e di eliminare virtualmente le discariche entro lo stesso anno; la Commissione intende presentare nuovi progetti anche per il 2014 sulla sostenibilità del sistema alimentare che porranno un forte accento sulla questione dei rifiuti” ha dichiarato Janez Potočnik, commissario europeo per l'ambiente. “Produrre meno rifiuti alimentari conduce ad un uso del territorio più efficiente, una migliore gestione delle risorse idriche, un utilizzo più sostenibile di fosforo, con ripercussioni positive sui cambiamenti climatici. Il nostro lavoro si sposa perfettamente con il lancio di questa iniziativa” ha aggiunto Potočnik.
Per raggiungere gli obiettivi prefissati dalla campagna, ognuno deve essere coinvolto: famiglie, supermercati, catene alberghiere, scuole, sport e associazioni, amministratori delegati di società, sindaci, dirigenti nazionali e mondiali.
Il sito web della campagna, www.thinkeatsave.org, consente agli utenti di approfondire la conoscenza della cultura dei rifiuti alimentari, fornisce utili consigli ai consumatori, ai commercianti e all’industria alberghiera e della ristorazione e offre una piattaforma che permette di scambiare idee e creare una cultura globale di consumo sostenibile di cibo per un minore impatto ambientale e un maggiore risparmio di denaro.

Ad esempio, ai Consumatori suggerisce di:

fare acquisti intelligenti: pianificare i pasti, utilizzare liste della spesa, evitare acquisti d'impulso e non cedere ai trucchi del marketing che portano a comprare più cibo del necessario.

acquistare anche quelli “brutti”: spesso buttiamo via frutta e verdura perché la loro dimensione, forma o colore non sono “perfetti”. Acquistare invece questo tipo di frutta o verdura assolutamente “buona” anche se non “bella” da vedere, al mercato o dal contadino, significa consumare cibo che altrimenti andrebbe sprecato.

comprendere le date di scadenza: la data che segue la frase “Consumare prima di” rappresenta generalmente un suggerimento da parte del produttore per gustare la massima qualità della merce acquistata. La maggior parte dei cibi, però, può essere tranquillamente consumata anche dopo alcuni giorni la scadenza prevista. Ciò che invece non va consumato è quel cibo che riporta la frase “da consumarsi entro” che deve essere mangiato entro tale data o al massimo congelato.

frigorifero a zero riserve: siti web come www.lovefoodhatewaste.com creato da WRAP aiutano i consumatori a essere creativi in cucina, suggerendo ricette nelle quali utilizzare tutto ciò che può deteriorarsi velocemente e quindi consumarlo.

Ai Rivenditori e all'Industria Alberghiera e della Ristorazione consiglia di:

• effettuare verifiche ed analisi sui rifiuti prodotti, collaborare con i propri fornitori per ridurli, offrire sconti sulla merce prossima alla scadenza, utilizzare packaging più sostenibili, standardizzare l’etichettatura ed aumentare le donazioni di cibo.

• i ristoranti, i pub e gli alberghi dovrebbero limitare le scelte nei menu e introdurre la “porzionatura flessibile”, effettuare verifiche sui rifiuti e creare programmi di coinvolgimento del personale.

• i supermercati, gli hotel, i ristoranti, le aziende, le città e i paesi devono essere in grado di utilizzare il sito web per verificare quanto cibo sprecano e crearsi così degli obiettivi al fine di ridurre tale spreco.