La nostra acquacoltura sviluppata proprio negli ecosistemi più vulnerabili agli effetti del global warming (coste, lagune e delta) potrebbe subire gli effetti negativi dell’innalzamento della temperatura delle acque, a causa delle modificazioni comportamentali delle specie, che si tradurrebbero in incremento di sostanze tossiche lungo la filiera alimentare, con rischi anche per l’uomo. Per meglio comprendere i processi biologici degli stock ittici europei con i cambiamenti climatici attesi, è pubblicato un Bando del Programma UE “Horizon 2020”.

jesolo laguna

Recentemente ci siamo occupati degli effetti dei cambiamenti climatici su alcune produzioni alimentari come vino, olio di oliva e cereali.
Ora, una nota stampa di una ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ci offre l’occasione di spostare l’attenzione sugli effetti del global warming sui prodotti ittici, complice anche il Venerdì di Pasqua che solitamente è una delle principali occasioni in cui la maggior parte degli italiani consuma pasti a base di specie.

La dottoressa Arianna Manciocco dell’Istituto di Scienze e Tecnologia della Cognizione del CNR, ci ricorda che spigola (Dicentrarchus labrax) e orata (Sparus aurata), oltre ad essere tra le specie più commercializzate, sono anche le più allevate e vivono in “semilibertà” nelle lagune venete, dove viene praticata la tradizionale “vallicoltura”. Poiché le lagune costituiscono ecosistemi assai vulnerabili agli effetti del global warming, la Regione Veneto ha finanziato una Ricerca sugli effetti dell’aumento della temperatura sul comportamento e la neurochimica delle due specie ittiche sopracitate, che viene condotta da alcuni anni dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), Istituto di Scienze e Tecnologia della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISTC-CNR), Università “La Sapienza” di Roma - Dipartimento di Biologia e Biotecnologia “ Darwin”, Università “Ca’ Foscari” di Venezia.
Gli Studi vengono condotti in acquario al fine di simulare (fino a un massimo di 34 °C) le condizioni del riscaldamento globale.
 
Oltre a determinare il fenomeno dell’ipossia delle acque, che provoca la moria dei pesci, gli studi hanno dimostrato che l’innalzamento delle temperature correlato ai cambiamenti climatici in atto determina modificazioni comportamentali delle specie.
Lo studio ha messo in evidenza come l'innalzamento della temperatura alteri l’attività di nuoto di questi animali, aumentandone il tempo trascorso alla ricerca di cibo e all’esplorazione dell’ambiente circostante, esponendoli maggiormente alla predazione - ha spiegato la Manciocco - Si è evidenziata, inoltre, una dipendenza dal riscaldamento dell’enzima colina acetiltransferasi a livello del sistema nervoso centrale, con potenziali conseguenze sulla funzionalità della trasmissione nervosa. Una diminuzione del livello di questo enzima a livello cerebrale potrebbe avere effetti sulla capacità di coordinazione motoria in risposta a uno stimolo, quale ad esempio un predatore. Le alterazioni comportamentali associate a (e derivate da) quelle neurochimiche potrebbero quindi sul lungo termine, modificare i tassi di sopravvivenza di queste specie e avere ricadute più generali sulle comunità animali e vegetali circostanti”.

I risultati dello Studio in corso erano stati commentati anche nel corso di un Convegno, svoltosi a Roma presso l’Accademia dei Lincei lo scorso mese in occasione degli eventi celebrativi della “Giornata Mondiale dell’Acqua” (21 marzo 2014), dal titolo “Gestione sostenibile del Mare Mediterraneo”.
Il Prof. Enrico Alleva, Accademico dei Lincei e Direttore del Reparto di Neuroscienze Comportamentali all’ISS, nel suo intervento aveva sottolineato come le alterazioni comportamentali conseguenti all’aumento della temperatura determina anche un cambiamento nel loro regime alimentare.
La conseguenza è che i pesci si rivolgono per l’alimentazione a specie animali meno mobili come ad esempio vermi, che vivono sul fondale spesso fangoso dove più alta è la concentrazione degli elementi tossici - aveva affermato Alleva - Ne sono risultate alterazioni comportamentali potenzialmente in grado di influire sulla crescita ponderale, il rilascio di ormoni dello stress, cambiamenti selettivi in parametri neurochimici del sistema nervoso centrale, soprattutto l’aumentata biomagnificazione nell’assorbimento di neurotossici; questo ultimo effetto potrebbe nocivamente colpire il sistema nervoso centrale umano nel caso di immissione di tali soggetti ittici nella catena trofica alimentare complessiva”.

Più in generale, anche le specie ittiche allevate saranno minacciate dai cambiamenti climatici, dal momento che la nostra acquacoltura è sviluppata proprio negli ecosistemi più vulnerabili (coste, lagune e delta).
Proprio per meglio comprendere come i cambiamenti climatici indotti possono influenzare i processi biologici degli stock ittici europei e l’accumulo di contaminanti nelle varie specie, nell’ambito dell’azione “Sfide globali” del Programma europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020, è stato inserito il Bando “Crescita blu: effetti dei cambiamenti climatici su pesca e acquacoltura”, la cui I scadenza per la presentazione delle proposte è fissata per il 24 febbraio 2015.