Particolato atmosferico e cancro al polmone in Europa

Particolato atmosferico e cancro al polmone in Europa

Per la prima volta uno Studio sulla popolazione europea pubblicato su “The Lancet Oncology” ha dimostrato su solide basi scientifiche la correlazione tra le polveri sottili (PM10 e PM2,5) e il cancro ai polmoni, anche al di sotto dei valori soglia previsti dalle attuali normative della Comunità europea.

Cancro-al-polmone

Sarà forse per le concomitanti polemiche suscitate dalle affermazioni di Enrico Bondi, Commissario di Governo per l’ILVA di Taranto, che, secondo quanto riportato dalla Stampa in questi giorni, avrebbe negato la correlazione fra inquinamento del siderurgico e l’elevato numero di tumori, contestato la Valutazione del danno, fatto sta che i risultati dello Studio pubblicato on line da The Lancet Oncology hanno avuto in Italia una larga eco mediatica.

In Air pollution and lung cancer incidence in 17 European cohorts: prospective analyses from the European Study of Cohorts for Air Pollution Effects (ESCAPE),Ole Raaschou-Nielsen e i numerosi altri colleghi che hanno partecipato all’indagine (circa 50 di 36 centri), tra cui  ricercatori dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, Università di Torino, ARPA dell'Emilia Romagna e ASL Roma E, dimostrano la stretta correlazione tra polveri sottitili (PM10 e PM2,5) e cancro ai polmoni, confermando su solide base scientifiche quanto finora sospettato da altri studi di minor ampiezza.

Si stanno accumulando le prove di un legame fra inquinamento dell’aria e tumore del polmone -  scrivono Takashi Yorifuji e Saori Kashima nell’articolo di commento “Air pollution: another cause of lung cancer” - Anche se il rischio di cancro associato allo smog è molto ridotto rispetto a quello associato al fumo di sigaretta, tutti siamo esposti all’inquinamento […] Ad esempio, l’OMS ha stimato che nel 2004 il fumo ha causato 5,1 milioni di morti e il 71% dei tumori del polmone nel mondo, mentre l’inquinamento atmosferico ha causato 1,2 milioni di morti e l’8% dei tumori  ai polmoni”. 

Lo Studio, sostenuto dalla Commissione UE nell’ambito del 7° Programma Quadro, é stato innovativo rispetto a ricerche simili svolte in passato, perché sono stati esaminati i dati di 17 studi in 9 Paesi europei che hanno coinvolto 312.944 persone, tra cui anche gli abitanti di Roma e Torino, tra i 43 e i 73 anni per una media di quasi 13 anni, che hanno sviluppato un tumore al polmone in 2.095. I ricercatori hanno corretto i dati per eliminare possibili interferenze di fattori ambientali, come l’esposizione al fumo di sigaretta, ad  inquinanti sul lavoro o l’alimentazione, ecc. Ne è emerso che l’esposizione al PM10 aumenta il rischio di cancro ai polmoni del 22% per ogni aumento di 10 microgrammi a m3 e per il PM2,5, polveri più fini e in grado di penetrare più profondamente nell’apparato respiratorio, si registra un aumento del 18% per ogni aumento di 5 microgrammi per m3, mentre gli stessi incrementi di PM10 e PM2,5 sono associati a un aumento di rischio di adenocarcinoma del polmone di oltre il 50%. Meno pesante risulta l’impatto del traffico stradale: un aumento di 4.000 veicoli/km al giorno in un raggio di 100 metri dalla residenza è associato a un aumento dello 0,9% del rischio di cancro al polmone.

Ciò che desta maggior preoccupazione è che lo Studio dimostra che non basta mantenersi al di sotto dei valori soglia previsti dalle attuali normative della Comunità europea in vigore dal 2010 (particolato al di sotto dei 40 microgrammi per metro cubo per il PM10 e al di sotto dei 20 microgrammi per i PM2.5), poiché  il rispetto di tali limiti di legge non esclude il rischio di tumore al polmone, essendo l’effetto presente anche al di sotto di questi valori. A maggior ragione in Italia, dove tali limiti vengono abbondantemente superati in molte aree urbano del territorio.

Commenta