La seduta plenaria del Parlamento europeo sulla proposta di Regolamento della Commissione UE (ESR), che è stata votata a grande maggioranza con emendamenti, è stata preceduta da un dibattito sulla decisione di Trump di ritirare gli USA dall'intesa sul clima, a cui tra gli altri, è intervenuta la Presidente delle Isole Marshall, il piccolo Stato insulare del Pacifico, tra i primi a rischiare di scomparire per l'innalzamento del mare dovuto ai cambiamenti climatici.

Il Parlamento europeo nella seduta plenaria del 14 giugno 2017, ha votato con emendamenti, a larga maggioranza, (534 a favore e 88 contrari) la proposta di Regolamento (Effort Sharing Regulation) della Commissione UE che fissa gli obiettivi nazionali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei settori non coperti dal sistema di scambio EU-ETS, tra cui trasporti, costruzioni, agricoltura e gestione dei rifiuti, che assieme rappresentano circa il 60% delle emissioni totali dell'UE, per raggiungere l'obiettivo al 2030 di un taglio di almeno il 40% rispetto al 1990, nel quadro dell'Accordo di Parigi.

Ogni Stato membro dell'Unione Europea dovrà seguire un percorso di riduzione delle emissioni, calcolato a partire dal 2018, anziché dal 2020 come proposto dalla Commissione UE, al fine di evitare un aumento delle emissioni nei prossimi pochi anni o un rinvio a dopo della riduzione delle emissioni.
Per garantirne la previsione a lungo termine, i deputati hanno fissato anche un obiettivo per il 2050, di riduzione delle emissioni dell'80% rispetto ai livelli del 2005.
Inoltre, propongono delle regole per premiare con una maggiore flessibilità nell'implementazione della parte successiva del programma di riduzione le azioni che gli Stati membri, con un PIL pro capite inferiore alla media UE, hanno intrapreso o intraprenderanno prima del 2020.
Per aiutare gli Stati membri a raggiungere gli obiettivi, il Regolamento consente loro di "prendere in prestito" fino al 10% dell'indennità dell'anno successivo, riducendo di conseguenza quella dell'anno in corso.

Si è trattato di un compromesso tra le richieste di ambiziosi obiettivi climatici avanzate dalla società civile e dal mondo accademico e della ricerca, e le preoccupazioni di un gruppo di Stati membri sull'impatto che la necessaria transizione verso tecnologie a basse emissioni di carbonio potrebbero avere sull'occupazione di molti settori.

Fonte: Sandbag

Ora la palla passa al Consiglio europeo che dovrebbe esprimere la propria posizione (il 19 giugno 2017 è prevista la discussione in merito al Consiglio Ambiente), dopo di che inizieranno i negoziati per la posizione finale dell'Unione europea.
"Il voto di oggi fornisce un segnale cristallino a Donald Trump - ha dichiarato Gerben-Jan Gerbrandy, il Deputato olandese relatore del progetto di legge per il Parlamento - L'Europa mantiene i suoi impegni nell'ambito dell'Accordo di Parigi e cerca di cogliere le opportunità della crescita verde, con o senza di lui".

Il riferimento esplicito al Presidente statunitense era conseguenza del fatto che prima del voto, si era tenuto un dibattito sulla decisione di Trump di ritirare gli USA dall'intesa sui cambiamenti climatici.
La discussione è stata avviata dall'intervento di Hilda Heine, Presidente delle Isole Marshall, piccolo Stato insulare del Pacifico, tra i primi a rischiare di scomparire per l'innalzamento del mare dovuto ai cambiamenti climatici.
"Il mondo tutto sta guardando all'Unione europea - ha affermato la Heine - Con un'altitudine media di 2 metri sopra il livello del mare, non ci sono via di fuga né luoghi di riparo. Il mio Paese rischia di divenire inabitabile prima della fine del secolo".

"Facendo giustizia del suo nome tradizionale ( dono di Dio), le Isole Marshall é stato il primo Stato a ratificare l'Accordo di Parigi - le ha fatto eco, il Presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker - La testimonianza del Presidente Heine è un ricordo della necessità di agire: è questione di sopravvivenza. Purtroppo non tutti nel mondo accettano la verità dei fatti. Il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi è più che un triste evento. È il segnale di un'abdicazione dall'azione comune in merito al destino del nostro Pianeta. Siamo delusi e rammaricati per questa decisione. Ma l'abbandono di Parigi da parte dell'amministrazione statunitense non significa la fine dell'Accordo. Sono convinto che tale decisione renderà il resto del mondo più unito e determinato a lavorare per la sua piena attuazione. L'Unione europea non lo rinegozierà. I 29 articoli dell'Accordo devono essere attuati e non rinegoziati. L'azione per il clima necessita della massima attenzione. Abbiamo passato 20 anni a negoziare. Ora è il momento dell'azione, ora è il momento dell'attuazione".

In Copertina: Uno degli atolli delle Isole Marshall, piccolo Stato insulare del Pacifico, tra i primi a rischiare di scomparire per l'innalzamento del mare dovuto ai cambiamenti climatici.