Dopo aver avviato una petizione popolare online, contro lo smembramento del Parco nazionale dello Stelvio, 9 Associazioni ambientaliste hanno inviato una nota “ben documentata” al Ministro dell’Ambiente in cui, sottolineando come la metà dei parchi sia in situazione di precarietà, ne chiedono il ripristino.

aquila

Con un comunicato dell’ANSA datato 2 novembre 2015, giunge notizia che 9 Associazioni ambientaliste (CAI, CTS, Federazione nazionale Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano e WWF) hanno inviato una nota al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio Gian Luca Galletti in cui denunciano un "deficit di governance nei parchi nazionali che deve vedere un'azione immediata del Ministero dell'Ambiente" e chiedono che “venga restituita la piena funzionalità degli enti parco e obiettivi comuni per lo svolgimento armonico e coordinato su tutto il territorio nazionale delle azioni a tutela della biodiversità”.

È stato sufficiente fare una breve ricerca su internet per accorgersi che la notizia non è “fresca” e che Vittorio Emiliani, Presidente del “Comitato per la Bellezza” ne aveva dato notizia con un articolo pubblicato il 26 ottobre 2015 dal titolo “Comitato per la Bellezza: Parchi Nazionali abbandonati a se stessi e ai particolarismi”, in cui concludeva malinconicamente: “Quale eco ha avuto questa nuova motivata, argomentata protesta sugli organi di informazione? Assai debole, per ora”.

Sul tema delle aree protette e della crisi che queste stanno vivendo, tra Associazioni ambientaliste e il Governo da tempo non c’è concordia, anche a seguito di alcune nomine agli Enti Parchi che sono sembrate più dettate da ragioni partitiche, che per competenze.

I rapporti si sono poi inaspriti con l'intesa sottoscritta l’11 febbraio scorso da Ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia e Province autonome di Trento e di Bolzano sulla tripartizione del Parco nazionale dello Stelvio.
Istituito nel 1935, è uno dei parchi più antichi d’Europa, il più esteso dell’arco alpino ed è nato per proteggere la fauna, la flora e i paesaggi del gruppo montuoso Ortles-Cevedale e le vallate alpine, nonché per proteggere specie a rischio tutelate da convenzioni internazionali e dalle normative comunitarie come aquile, stambecchi, camosci, lupi e orsi, gipeti, galli cedroni, pernici bianche.

Tant’è che in occasione della Giornata europea dei Parchi (24 maggio), un gruppo di personalità della cultura italiana aveva sottoscritto un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Giorgio Nebbia primo firmatario) “affinché questa tragica involuzione venga fermata invertendo una rotta che rischia di compromettere le conquiste fondamentali realizzate in Italia nella seconda metà del secolo scorso”.

Poiché l’Intesa dovrà essere ratificata dal Governo, che presumibilmente non porrà ostacoli, e dal Presidente della Repubblica, le sopracitate Associazioni hanno lanciato il 6 ottobre 2015 sui propri siti istituzionali e su quello di change.org una petizione popolare rivolta a Sergio Mattarella, chiedendogli “di non avallare con propri atti la Mal/Intesa sullo Stelvio in modo che sia garantita una gestione autonoma, unitaria, nazionale e non si assecondino gli appetiti localistici contro natura dei cacciatori e di chi preferisce il grigio dell’asfalto e del cemento al verde di un’area protetta”.

Ora, c’è quest’ultima iniziativa rivolta al Ministro dell’Ambiente da parte delle Associazioni sopra richiamate.
Nella loro denuncia “molto documentata”, entrando nello specifico ricordano al Ministro che:
- i parchi nazionali del Cilento, del Vesuvio e della Sila sono da quasi due anni commissariati e privi di una guida autorevole e legittimata dal sostegno di un Consiglio direttivo inesistente al momento;
- i parchi nazionali della Val Grande, Dolomiti Bellunesi e Gran Sasso sono senza un presidente, ma retti dai vicepresidenti espressione delle comunità locali;
- i parchi nazionali di Cilento, Vesuvio, Sila, Pollino, Alta Murgia e Cinque Terre mancano di consigli direttivi;
- i parchi nazionali della Majella, l’Alta Murgia, Circeo, Pollino e il Gargano non hanno i direttori, ma sono retti da “facenti funzione” senza i titoli previsti dalla legge.

Le Associazioni chiedono al Ministero dell’Ambiente di:
1. mettere tutti gli Enti parco nelle condizioni di poter operare a pieno campo sulla base degli strumenti di pianificazione e di programmazione che hanno a disposizione in un rapporto proficuo con il territorio e la cittadinanza;
2. procedere alla nomine dei presidenti nominando figure di alto profilo che soddisfino il criterio della competenza e vengano al più presto sanate le situazioni di affidamento a direttori “facenti funzione”, senza i titoli stabiliti dalla legge;
3. indicare obiettivi omogenei di tutela della biodiversità validi per i parchi nazionali su tutto il territorio, come già previsto peraltro nelle due Circolari Ministeriali del 28 dicembre 2012 e 21 ottobre 2013, in attuazione della Strategia Nazionale della Biodiversità, e che siano promosse azioni nazionali strategiche afferenti tra l’altro, ad esempio, alla Convenzione Europea del Paesaggio e alla Carta Europea Turismo Sostenibile.

In copertina: l’aquila Reale (Aquila chrysaetos) simbolo del Parco nazionale dello Stelvio (foto di Giancarlo Giudici).