Papa Francesco sfida le politiche sociali, economiche e ambientali dominanti

Papa Francesco sfida le politiche sociali, economiche e ambientali dominanti

L’Enciclica “Laudato si’ ” costituisce una vera e propria critica all’attuale ordine mondiale che sta rendendo inabitabile il nostro Pianeta.
Negazionisti dei cambiamenti climatici, ottimisti delle tecnologie in grado di risolvere i problemi e fautori della crescita senza limiti sono il bersaglio principale di Papa Francesco.

laudato

Laudato si’, mi’ Signore “, cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”.

Così inizia l’attesa seconda Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune che dopo le polemiche legate alla violazione dell’embargo sui suoi contenuti, è stata presentata il 18 giugno 2015 presso l’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano.

Il titolo non in latino “Laudato si’ ” che riprende l’incipit in volgare umbro del XIII secolo del testo poetico più antico della letteratura italiana, noto come “Cantico delle Creature” o “Cantico di Frate Sole”, non è una novità, ma è significativo che non sarà tradotto in alcuna lingua, neppure in latino.

È toccato al Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, sostenitore di “una rinnovata solidarietà globale per l’ambiente”, che, peraltro, ha contribuito alla stesura dell’Enciclica, farne la presentazione e una sintesi.
Il Cardinale ha chiarito che il concetto di ecologia integrale “come paradigma in grado di articolare le relazioni fondamentali della persona con Dio, con se stessa, con gli altri esseri umani, con il creato” è il punto focale di “Laudato si’ e la cornice “al cui interno vanno collocati i diversi temi trattati dall’enciclica, che nei diversi capitoli vengono ripresi e continuamente arricchiti partendo da prospettive differenti”.

L’Enciclica si articola in 6 capitoli, la cui successione delinea un percorso preciso.
Il punto di partenza (cap. I) è costituito da un ascolto spirituale dei migliori risultati scientifici oggi disponibili in materia ambientale, per “lasciarcene toccare in profondità e dare una base di concretezza al percorso etico e spirituale che segue”.

La scienza è lo strumento privilegiato attraverso cui possiamo ascoltare il grido della terra. Alcune questioni sono estremamente complesse e urgenti, come i cambiamenti climatici e soprattutto le loro cause, che sono oggetto di un acceso dibattito nel quale l’Enciclica non interviene, essendo competenza degli scienziati e tanto meno di stabilire esattamente in quale misura i cambiamenti climatici, ma è sufficiente che l’attività umana sia uno dei fattori che spiegano i cambiamenti climatici perché ne derivi una responsabilità morale grave di fare tutto ciò che è in nostro potere per ridurre il nostro impatto e scongiurarne gli effetti negativi sull’ambiente e sui poveri.

Il passo successivo nel percorso dell’Enciclica (cap. II) è il recupero delle ricchezze della tradizione giudeo-cristiana, anzitutto nel testo biblico e poi nell’elaborazione teologica che si fonda su di essa. Questa rivelazione esplicita la “tremenda responsabilità” dell’essere umano nei confronti della creazione, l’intimo legame fra tutte le creature e il fatto che “l’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti”.

L’analisi si occupa poi (cap. III) delle “radici della situazione attuale, in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause più profonde”, in un dialogo con la filosofia e le scienze umane. L’obiettivo è quello di elaborare il profilo di un’ecologia integrale (cap. IV) che, nelle sue diverse dimensioni, comprenda “il posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda”, nelle diverse dimensioni della nostra vita, nell’economia e nella politica, nelle diverse culture, in particolare in quelle più minacciate, e finanche in ogni momento della nostra vita quotidiana.

Su questa base, il cap. V affronta la domanda su che cosa possiamo e dobbiamo fare, e propone una serie di prospettive di rinnovamento della politica internazionale, nazionale e locale, dei processi decisionali in ambito pubblico e imprenditoriale, del rapporto tra politica ed economia e di quello tra religioni e scienze.

Per Papa Francesco è indispensabile che la costruzione di cammini concreti non venga affrontata in modo ideologico, superficiale o riduzionista. Per questo è indispensabile il dialogo, un termine presente nel titolo di ogni sezione di questo capitolo: “Ci sono discussioni, su questioni relative all’ambiente, nelle quali è difficile raggiungere un consenso […] La Chiesa non pretende di definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica, ma invito a un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità particolari o le ideologie non ledano il bene comune”.

Infine, sulla base della convinzione che “ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo”, il cap. VI propone “alcune linee di maturazione umana ispirate al tesoro dell’esperienza spirituale cristiana”. In questa linea l’Enciclica si chiude offrendo il testo di due preghiere: la prima da condividere con i credenti di altre religioni e la seconda con i cristiani, riprendendo l’atteggiamento di contemplazione orante con cui si era aperta.

Come a smorzare le polemiche che erano seguite alle anticipazioni diffuse e alle preoccupazioni di alcuni ambienti politici ed economici, il Cardinale Turkson ha concluso il suo intervento, affermando che “L’umanità, nel suo rapporto con l’ambiente, si trova di fronte a sfide cruciali, che richiedono anche l’elaborazione di politiche adeguate, che peraltro figurano nell’agenda internazionale. Certamente la Laudato si’ potrà e dovrà avere un impatto su questi processi. Tuttavia anche un rapido esame del suo contenuto come quello che ho appena delineato, mostra che essa ha una natura magisteriale, pastorale e spirituale, la cui portata, ampiezza e profondità non possono essere ridotte all’ambito delle sole politiche ambientali”.

È quindi seguito l’intervento del Metropolita di Pergamo John Zizioulas in rappresentanza del Patriarcato Ecumenico e della Chiesa Ortodossa, molto legato al Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I.

È la prima volta che un rappresentante di un’altra Chiesa cristiana interviene alla presentazione di un’enciclica del Papa di Roma. Evento questo che conferma non solo le aperture di Papa Bergoglio verso le altre chiese ortodosse, sottolineata di recente con la disponibilità ad una data comune della Pasqua, ma soprattutto il riconoscimento di essersi ispirato per l’Enciclica a Bartolomeo I, noto per le sue posizioni contro lo sfruttamento delle risorse naturali, il consumismo, lo spreco e l’inquinamento e che ha di recente convocato il secondo summit di Halki (8-10 giugno 2015) su “Teologia, Ecologia e Parola”, con l’obiettivo “di approfondire le radici letterarie e filosofiche della nostra preoccupazione per una gestione dell'ambiente equilibrata e sostenibile”.
Francesco lo cita esplicitamente nell’Enciclica nei paragrafi 8 e 9 del cap.I.

Nel suo intervento,il Prof. Hans Joachim Schellnhuber, Fondatore e Direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research e Membro del Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (IPPC), ha sottolineato che “L'urgenza di agire sulle questioni urgenti indicate nell’Enciclica rispecchia i risultati scientifici che si sono accumulati in una schiacciante quantità di prove. La scienza è chiara: il riscaldamento globale è guidato dalle emissioni di gas serra che sono il risultato della combustione dei combustibili fossili. Se non riusciamo a ridurre fortemente queste e far scendere la curva del riscaldamento, noi, i nostri vicini e i bambini saranno esposti a rischi intollerabili”.

Alla Dottoressa Carolyn Woo, Amministratore e Presidente del Catholic Relief Services e già Decano del Mendoza College of Business, University of Notre Dame (USA), uno dei centri di ricerca nel campo dell’etica più importanti del Paese, è toccato il compito di cogliere l’aspetto economico della “conversione ecologica” richiamata dall’enciclica, dove si confuta l’idea di una “crescita infinita o illimitata, che ha tanto entusiasmato gli economisti, i teorici della finanza e della tecnologia. Ciò suppone la menzogna circa la disponibilità infinita dei beni del pianeta, che conduce a “spremerlo” fino al limite e oltre il limite”.

Secondo la WOO l’enciclica chiede alle imprese di abbracciare l’idea dello sviluppo sostenibile, in modo di contribuire a pagare il "debito ecologico" che Papa Francesco afferma esiste tra Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo.
Nei prossimi anni, le sfide saranno enormi - ha concluso la WOO - Come possiamo sviluppare le tecnologie in modo di dar vita ad un’ economia a zero emissioni di carbonio? Come possiamo far aumentare il tenore di vita del mondo in via di sviluppo in un modo sostenibile, dando a tutte le persone la possibilità di vivere quella vita che Dio intendeva fosse loro consentita? Come possiamo fare per dare a tutti accesso a nutrizione, energia, sanità e istruzione? Queste sono sfide enormi, ma dobbiamo affrontarle. La risposta si trova, lavorando tutti insieme - governi, istituzioni internazionali, imprese, ONG e religioni. La si trova nel dibattito e nel dialogo schietto e onesto, ma inizia con la conversione ecologica delineato così chiaramente in questa grande enciclica”.

Infine, la maestra Valeria Martano, romana e insegnante da 20 anni nelle periferie di Roma, testimone del degrado ambientale e umano, ha rivolto l’invito a riscoprire quella che l’enciclica chiama “l’ecologia della quotidiana”, che è fatta anche di buone relazioni interpersonali e di vicinanza ai più deboli.
L'enciclica ci chiama a praticare il bene comune: la città e l'ambiente sono la casa comune - ha affermato - Viviamo spesso itinerari umani, frammentati e contradditori. Ognuno cerca di salvarsi nel proprio angolo. Ognuno persegue il proprio interesse. Ma c'è una ‘salvezza comunitaria’ che parte dall'inclusione dei deboli, preziosa risorsa di ecologia integrale. ‘È questo - ha detto papa Francesco - il tipo di mondo che desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo’. A tutti, allora, è chiesta una conversione alla costruzione responsabile della casa comune”.

Prima ancora della sua pubblicazione si era alzato il fuoco di sbarramento sui contenuti dell’enciclica, cercando di indebolirne il messaggio che, come si sapeva, avrebbe criticato le politiche ambientali dei Paesi economicamente egemoni. Non casualmente, le critiche preventive più dure erano arrivate soprattutto dal mondo politico ed economico nord-americano. Ma c’è da aspettarsi che arriveranno presto anche dall’Europa.
 

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