Papa Francesco: onorare la cambiale scaduta!

Papa Francesco: onorare la cambiale scaduta!

Seppure i media hanno maggiormente sottolineato i temi dedicati ai migranti, alle ingiustizie sociali, all’abolizione della pena di morte, allo stop del commercio delle armi, il Pontefice nel suo storico discorso al Congresso ha toccato anche i temi dello sviluppo sostenibile e della questione ambientale che costituiranno il fulcro del suo intervento all’ONU.

pope congress


Il 23 settembre 2015, durante la sua visita alla Casa Bianca, Papa Francesco rivolgendosi al Presidente USA Barack Obama ha plaudito ai suoi sforzi per ridurre l’inquinamento atmosferico: “I cambiamenti climatici sono un problema che non può più essere lasciato alla nostre future generazioni. La cura della nostra casa comune sta vivendo un momento storico critico, ma siamo ancora in tempo per fare il cambiamento necessario per realizzare uno sviluppo sostenibile e solidale, perché sappiamo che le cose possono cambiare. Tale cambiamento richiede da parte nostra un riconoscimento serio e responsabile non solo del tipo di mondo che possiamo trasmettere ai nostri bambini, ma anche ai milioni di individui che vivono sotto un sistema che li ha trascurati. La nostra casa comune è stata parte di questo gruppo degli esclusi, che implora il cielo e che oggi bussa con forza alle nostre case, alle nostre città, alle nostre società. Per usare una frase eloquente del reverendo Martin Luther King, possiamo dire che abbiamo lasciato scadere una cambiale e ora è giunto il momento di onorarla”.

Con queste parole il Papa anticipava quella parte del discorso che ha tenuto il giorno seguente al Congresso statunitense e che costituirà con ogni probabilità il fulcro del suo intervento alle Nazioni Unite: lo sviluppo sostenibile.

Quantunque messo un po’ in sordina dai media che hanno enfatizzato quei passi dello storico discorso a Deputati e Senatori, dedicati all’accoglienza dei migranti, alle ingiustizie sociali, all’abolizione della pena di morte e allo stop del commercio delle armi, il tema “ambientale” è stato pur presente nelle parole del Papa che ha riproposto alcuni passi della sua recente enciclica “Laudato si’ ”, che erano stati polemicamente attaccati da alcuni esponenti Repubblicani.

Il tono un po’ distaccato con cui si è espresso, anche per la necessità di leggere il suo intervento per la sua scarsa padronanza della lingua inglese, è servito a concentrare l’attenzione su “quello” che ha detto, piuttosto che a “come” l’ha detto che è stata finora la principale caratteristica dei suoi messaggi.

Ma la sostanza dell’invito a trovare nuove soluzioni per lo sviluppo non cambia.
 “La lotta contro la povertà e la fame dev’essere combattuta costantemente su molti fronti, specialmente nelle sue cause - ha sottolineato il Pontefice - So che molti americani oggi, come in passato, stanno lavorando per affrontare questo problema. Va da sé che parte di questo grande sforzo sta nella creazione e distribuzione della ricchezza. Il corretto uso delle risorse naturali, l’appropriata applicazione della tecnologia e la capacità di ben orientare lo spirito imprenditoriale, sono elementi essenziali di un’economia che cerca di essere moderna, inclusiva e sostenibile.
«L’attività imprenditoriale, che è una nobile vocazione, orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti, può essere un modo molto fecondo per promuovere la regione in cui colloca le sue attività, soprattutto se comprende che la creazione di posti di lavoro è parte imprescindibile del suo servizio al bene comune» (Enc. Laudato si’, 129). Questo bene comune include anche la terra, tema centrale dell’Enciclica che ho recentemente scritto, per «entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune» (ibid., 3). «Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti» (ibid., 14).
Nell’Enciclica Laudato si’ esorto ad uno sforzo coraggioso e responsabile per «cambiare rotta» (ibid., 61) ed evitare gli effetti più seri del degrado ambientale causato dall’attività umana. Sono convinto che possiamo fare la differenza e non ho dubbi che gli Stati Uniti - e questo Congresso - hanno un ruolo importante da giocare. Ora è il momento di azioni coraggiose e strategie dirette a implementare una «cultura della cura» (ibid., 231) e «un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura» (ibid., 139). «Abbiamo la libertà necessaria per limitare e orientare la tecnologia» (bid., 112), per individuare modi intelligenti di «orientare, coltivare e limitare il nostro potere» (ibid., 78) e mettere la tecnologia «al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale» (ibid., 112). Al riguardo, ho fiducia che le istituzioni americane di ricerca e accademiche potranno dare un contributo vitale negli anni a venire”.

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