Trovato l’accordo politico per la riforma della Politica Agricola Comune, ma diventa sempre più difficile salvaguardare l’identità italiana quando a livello nazionale non c’è chiarezza e condivisione su quel che è necessario proporre.

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Dopo una notte di estenuanti trattative a Lussemburgo, il Parlamento europeo, il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura e la Commissione UE hanno finalmente raggiunto un accordo sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo 2014-2020, la cui proposta iniziale della Commissione UE era stata presentata addirittura nell’ottobre 2011, a testimoniare il livello di dibattito che si è sviluppato tra le istituzioni dell’Unione europea, oltre alle polemiche che ci sono innescate a livello nazionale tra i vari stakeholder. 

Comprensibili, quindi, le dichiarazioni rilasciate dal Commissario UE per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale, il romeno Dacian Cioloş: “Sono molto soddisfatto di questo accordo che dà alla politica agricola comune una nuova direzione, tenendo maggiormente conto delle aspettative della società, come espresso nel corso del dibattito pubblico nella primavera del 2010 - ha osservato Cioloş - Questo accordo porterà a cambiamenti di vasta portata: pagamenti diretti più equi e più verdi; rafforzamento della posizione degli agricoltori all’interno della catena di produzione alimentare; PAC più efficiente e più trasparente. Queste decisioni rappresentano una forte risposta dell’UE alle sfide della sicurezza alimentare, dei cambiamenti climatici, della crescita e dell’occupazione nelle zone rurali. La PAC avrà un ruolo fondamentale nel raggiungimento dell’obiettivo generale di promuovere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva " .

Secondo quanto riportato nel Comunicato stampa (in 16 lingue, ma non in italiano!), i pagamenti diretti saranno distribuiti più equamente tra gli Stati membri, le regioni e gli agricoltori, mettendo fine ai “riferimenti storici”:

- Convergenza. La distribuzione del bilancio della PAC farà in modo che nessun singolo Stato membro riceva entro il 2019 meno del 75% della media comunitaria. All’interno di ogni Stato membro o regione, le differenze tra i livelli di aiuto saranno ridotte tra un’azienda e l’altra, e non potranno essere inferiori al 60% della media degli aiuti erogati nel 2019 in una singola area amministrativa o agronomica. Gli Stati membri saranno in grado di aumentare il sostegno alle piccole e medie aziende agricole, destinando maggiori livelli di aiuto per i “primi ettari” di un’azienda. Per i nuovi Stati membri, il regime di pagamento unico per superficie (SAPS) - un unico pagamento per ettaro - può essere prorogato fino al 2020.

- Solo gli agricoltori attualmente attivi potranno beneficiare dei regimi di sostegno al reddito. I Giovani agricoltori saranno fortemente incoraggiati ad avviare un’attività, con l’introduzione in tutti gli Stati membri di un aiuto supplementare del 25% durante i primi 5 anni, in aggiunta alle misure di investimento esistenti destinate ai giovani agricoltori.

- Gli Stati membri avranno anche la possibilità di destinare una maggiore quantità di aiuti alle zone svantaggiate. Sarà possibile allocare pagamenti accoppiati per un numero limitato di prodotti, con una specifica aggiunta del 2% per le proteine di origine vegetale, in modo da rendere l’UE meno dipendente dalle importazioni in questo settore.

L’accordo rafforzerebbe la posizione degli agricoltori nella catena di produzione alimentare, allocando risorse per meglio orientare verso il mercato l’agricoltura europea e consentendo agli agricoltori di partecipare in maniera affidabile alla catena di produzione alimentare:

- Saranno incentivate le organizzazioni professionali e interprofessionali e, per alcuni settori, ci saranno norme specifiche in materia di diritto della concorrenza (latte, carni bovine, olio d’oliva, cereali). Tali organizzazioni sarebbero in grado di aumentare l’efficienza, negoziando accordi di vendita per conto dei loro membri.

- Le quote dello zucchero saranno abolite entro il 2017, e il settore saccarifero sarà rafforzato sulla base di contratti e accordi interprofessionali obbligatori.

- A partire dal 2016, nel  settore vinicolo, il sistema dei diritti di impianto sarà sostituito da un meccanismo dinamico di gestione degli impianti in cui i professionisti saranno coinvolti in misura maggiore, applicabile fino al 2030, con un limite di impianto fisso dell’1% di vitigni all’anno .

Inoltre, saranno messi in atto nuovi strumenti di gestione delle crisi:
- la Commissione autorizzerà temporaneamente i produttori a gestire i volumi immessi sul mercato;
- la scorta di una riserva di crisi (tra cui una clausola generale di emergenza).
Nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale, gli Stati membri saranno in grado di incoraggiare gli agricoltori a partecipare a meccanismi di prevenzione dei rischi (regimi di sostegno al reddito o fondi comuni di investimento) e di elaborare sotto-programmi distribuiti per settori colpiti da problemi specifici.

Tutti gli Stati membri, tutte le aree rurali e tutti gli agricoltori avranno semplici misure collaudate per promuovere la sostenibilità e contrastare i cambiamenti climatici. Tra il 2014 e il 2020, più di 100 miliardi di euro saranno investiti per aiutare l’agricoltura a rispondere alle sfide della difesa dei suoli, della gestione delle acque, della conservazione della biodiversità e dell’adattamento ai cambiamenti climatici:

- “Greening”. Il 30% dei pagamenti diretti sarà destinato a 3 pratiche agricole rispettose dell'ambiente: la diversificazione delle colture; il mantenimento di pascoli permanenti; la conservazione del 5%, e più tardi dal 2018 del 7% delle aree di interesse ecologico o altre misure che apportino benefici ambientali equivalenti.

- Almeno il 30% del bilancio dei programmi di sviluppo rurale dovrà essere assegnato a misure agro-ambientali, al sostegno dell’agricoltura biologica o a progetti associati ad investimenti sostenibili o di innovazione.

- Le misure agroambientali saranno intensificate per completare le pratiche greening. Questi programmi dovranno stabilire e rispettare obiettivi di tutela ambientale più elevati (di garanzia contro il doppio finanziamento).

Gli strumenti della PAC permetteranno a ciascuno Stato membro dell’UE di realizzare gli obiettivi comuni in modo efficiente e flessibile, tenendo conto della diversità dei 27 Paesi che diventeranno 28, per l’ingresso fra poco della Croazia:

- Sarà raddoppiato il finanziamento per la ricerca, l'innovazione e la condivisione delle conoscenze.

- Saranno meglio coordinati i Programmi di sviluppo rurale con altri fondi europei e l'approccio settoriale sarà sostituito da un approccio strategico nazionale o regionale più adattabile.

- Sarà messo a disposizione degli Stati membri che lo richiedano un regime di aiuti semplificato per i piccoli agricoltori.

- Saranno resi pubblici i resoconti di tutti gli aiuti della PAC, con l’eccezione delle piccole quantità destinate ai piccoli agricoltori.

La riforma partirà dal 1° Gennaio 2014, fatta eccezione per la nuova struttura dei pagamenti diretti (i pagamenti “verdi”, il sostegno supplementare per i giovani, ecc.) che si applicherà a decorrere dal 2015, al fine di consentire agli Stati membri di informare gli agricoltori sulla nuova PAC e di adeguare i sistemi gestionali informatici.

Come sempre avviene in un negoziato, quando il tempo stringe e si deve fare delle mediazioni affinché nessuno si senta sconfitto, la nuova PAC non è di certo quello di cui avrebbe bisogno l’agricoltura italiana per mantenere la sua identità, ma è pur sempre un testo che migliora l’impostazione iniziale che, se confermata, sarebbe stata più penalizzante per i nostri agricoltori. Vedremo quel che accadrà ora che la partita si giocherà sul terreno del bilancio. D’altra parte, non si può pensare che siano le sole politiche europee a decidere delle sorti future della nostra agricoltura, specie se non si hanno punti fermi su cui attestarsi.