Ottenere l'oro dai rifiuti

Ottenere l'oro dai rifiuti

Presentato lo Studio sull’utilizzo degli strumenti economici per la gestione dei rifiuti in UE

oro dai rifiuti

La relazione sulla Strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti adottata dalla Commissione UE il 17 gennaio 2011, aveva evidenziato significative differenze tra gli Stati membri nell’attuazione degli obiettivi minimi giuridicamente vincolanti (obiettivi di recupero/riciclaggio e di diversificazione delle imposte per il conferimento in discarica). 

Nelle conclusioni e raccomandazioni contenute nella Relazione si evidenziava, tra l’altro, che:
- “l’adozione degli strumenti utilizzati dagli Stati membri più virtuosi dovrebbero costituire un forte incoraggiamento soprattutto per quegli Stati con risultati peggiori. Una combinazione ottimale di strumenti economici e legali dovrebbero essere promossi per evitare soprattutto l’uso della discarica, applicando il principio della responsabilità in merito ai flussi aggiuntivi di rifiuti sulla base di un comune approccio europeo”;
- “nuovi meccanismi di mercato dovrebbero essere esplorati, compresi gli incentivi economici, per favorire le materie prime seconde”.

Tali raccomandazioni erano state recentemente ribadite con l’adozione il 20 settembre 2011 della Tabella di marcia per l’efficienza delle risorse “Roadmap to a Resource Efficient Europe” (cfr: “L’inefficienza è un lusso che l’UE non può più permettersi”, in Regioni&Ambiente n. 10 ottobre 2011, pag. 24), dove erano presenti diversi riferimenti sull’utilizzo di strumenti economici, in particolare dell’estensione del principio di “responsabilità del produttore”.

A seguito dell’adozione della Strategia sui rifiuti, la Commissione UE aveva commissionato uno Studio sull’uso degli strumenti economici e il loro impatto sulle performance nella gestione dei rifiuti da parte degli Stati membri. Tale Studio, dal titolo “Use of Economic Instruments and Waste Management Performances” e redatto dalla Società francese Bio Intelligence Service, è stato presentato il 16 aprile 2012. In esso si evidenzia che è possibile tramutare i rifiuti in risorsa, come sono riusciti a fare alcuni Stati membri più virtuosi che vantano percentuali di riciclo dei rifiuti fino al 70% e non interrano praticamente nulla in discarica, dove invece altri Stati smaltiscono ancora oltre i tre quarti dei rifiuti, utilizzando strumenti politici diversi.

Una combinazione di imposte e divieti sulle discariche e sull’incenerimento; programmi di responsabilizzazione dei produttori; sistemi di paga per quanto butti”: risultano essere la soluzione più efficace per incanalare i flussi dei rifiuti verso percorsi più sostenibili.
Pertanto, affinché l’UE riesca a conseguire gli obiettivi fissati nella Road Map (zero conferimento in discarica, massimizzazione del riciclaggio e del riutilizzo, limitazione del recupero di energia ai rifiuti non riciclabili), si dovrà generalizzare a tutti gli Stati membri l’introduzione di questi strumenti economici.

Nel 2008 il settore della gestione dei rifiuti e del riciclaggio nell’UE ha realizzato un fatturato di 145 miliardi di euro per un totale di circa 2 milioni di posti di lavoro. La piena attuazione della politica unionale sui rifiuti potrebbe creare altri 400.000 posti di lavoro, incrementando di 42 miliardi di euro il fatturato annuo del settore. Migliorando la gestione dei rifiuti, si contribuirebbe al conseguimento di vari obiettivi e traguardi della Strategia Europa 2020, lanciata nel 2010, per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

“I rifiuti sono troppo preziosi per essere semplicemente buttati via: con una gestione oculata è possibile reiniettarne il valore nell’economia - ha dichiarato Janez Potočnik, Commissario UE per l’Ambiente - In sei Stati membri uno smaltimento in discarica pari praticamente a zero si associa oggi a percentuali di riciclo elevate. In tal modo questi Stati non soltanto sfruttano il valore dei rifiuti, ma hanno contestualmente creato anche industrie fiorenti e numerosi posti di lavoro. La relazione illustra come ci sono riusciti: aumentando l’attrattiva economica della prevenzione, del riutilizzo e del riciclaggio mediante strumenti economici selezionati. Condividiamo oggi con gli Stati membri e gli enti locali la responsabilità comune di far sì che tali strumenti siano usati efficacemente e diffusi in tutta l’UE. È questo uno degli obiettivi centrali della Tabella di marcia verso l’impiego efficiente delle risorse”.

L’esperienza maturata negli Stati membri insegna che il modo ottimale per migliorare la gestione dei rifiuti passa per la combinazione dei seguenti strumenti:
• imposte e/o divieti sulle discariche e sull’incenerimento; i risultati dello studio sono inequivocabili: le percentuali di conferimento in discarica e di incenerimento sono scese nei Paesi in cui imposte o divieti hanno innalzato i costi di tali operazioni;
• i sistemi di “paga per quanto butti”, si sono rivelati molto efficienti nel prevenire la produzione di rifiuti ed incoraggiare i cittadini a partecipare alla raccolta differenziata;
• i meccanismi di responsabilizzazione dei produttori hanno consentito a vari Stati membri di raccogliere e ridistribuire i fondi necessari a migliorare la raccolta differenziata e il riciclaggio. Tuttavia, date le grandi divergenze riscontrate fra Stati membri e fra flussi di rifiuti in termini di efficienza rispetto ai costi e di trasparenza, questi programmi presuppongono una pianificazione accurata ed un monitoraggio attento.

Purtroppo permangono troppe differenze tra gli Stati membri nella gestione dei rifiuti. Stando alla relazione pubblicata il 27 marzo da Eurostat, i sei Stati membri più avanzati in materia (Belgio, Danimarca, Germania, Austria, Svezia e Paesi Bassi) conferiscono in discarica meno del 3% dei rifiuti urbani, percentuale che, all’estremo opposto, sale tuttora ad oltre il 75% in nove Stati, anche se si registrano progressi continui in alcuni nuovi Stati membri, con un rapido aumento delle percentuali di riciclaggio. Anche la produzione di rifiuti urbani è diminuita in vari Stati membri, probabilmente a causa della flessione dell’economia.

Dallo Studio si evidenzia che l’Italia è ancora lontana dal conseguire gli obiettivi della Strategia sui rifiuti:
- invia in discarica il 40,6% dei rifiuti, anche per il basso costo delle tasse;
- ha basse percentuali di riciclaggio dei rifiuti urbani;
- non viene applicata diffusamente la tariffa puntuale (pay as you throw);
- non sono stati introdotti adeguati sistemi di responsabilità dei produttori.

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