Secondo un nuovo studio, pubblicato sulla rivista The Cryosphere, in ogni regione artica in cui vivono gli orsi polari si è registrato un declino nel numero totale di giorni di copertura di ghiacci, che potrebbe presto causare la loro estinzione.

orsi polari sopravvivenza a rischio

Purtroppo, ormai, è un dato assodato: l’Artico si sta sciogliendo per colpa dei cambiamenti climatici e dell’aumento delle temperature. Il surriscaldamento globale è, infatti, una delle principali conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai, sia montani che artici e antartici, con gravi conseguenze per l’uomo e per gli animali.

Ed è proprio tra questi ultimi che si registrano ormai da anni i primi effetti negativi, con alcune specie che stanno già facendo i conti con una natura trasformatasi all’improvviso. Secondo un nuovo studio dell’Università di Washington, pubblicato recentemente sulla rivista The Cryosphere (il giornale dell’Unione Europea di Geoscienze), sono soprattutto gli orsi polari che stanno subendo fortemente la sempre più marcata scarsità di ghiaccio marino nell’Artico per un numero di giorni sempre più basso. In poche parole, la banchisa al Polo Nord si sta ritirando ogni anno di più, minacciando l’habitat di ben 19 popolazioni di questi maestosi mammiferi, mettendone a rischio le abitudini di nutrizione e riproduzione.

Gli orsi polari (il cui nome scientifico è Ursus Maritimus) vivono in simbiosi con la superficie del mare che ghiaccia in base alle stagioni: per loro è una piattaforma vitale, essenziale per caccia, spostamenti, accoppiamenti. Ma da quello che emerge dallo studio, basato su dati satellitari della Nasa che coprono oltre 35 anni, non possiamo non preoccuparci: la copertura di ghiaccio è diminuita al ritmo di 7-19 giorni ogni decennio tra il 1979 e il 2014 e anche la presenza di ghiaccio marino in estate è diminuita, dall’1 al 9% per decennio. Lo scioglimento dei ghiacci anticipa di 3-9 giorni ogni dieci anni e allo stesso tempo tarda la sua formazione in autunno. In poche parole, la superficie di ghiaccio si scioglie sempre più presto in primavera e si forma sempre più tardi in autunno. Queste tendenze sembrano maggiormente pronunciate in alcune specifiche regioni, come il Mare di Barents al largo delle coste settentrionali della Norvegia e della Russia, e il Bacino Artico centrale.

Gli orsi polari trascorrono inverno e primavera spostandosi sul ghiaccio per cacciare, per lo più foche. Non uccidono le prede nuotando in mare, ma le stanano rompendo il ghiaccio o appostandosi lungo i bordi delle piattaforme gelate, attendendo che i mammiferi marini affiorino per prendere aria. “Considerata la dipendenza dal ghiaccio marino, il riscaldamento climatico rappresenta la principale minaccia alla riproduzione e alla sopravvivenza degli orsi polari - hanno concluso gli autori dello studio - La loro popolazione globale è stimata in circa 25.000 unità. Precedenti ricerche hanno già suggerito che il ghiaccio sarà sempre meno disponibile e li costringerà a passare sempre più tempo sulla terraferma, facendoli accontentare di prede più piccole e quindi, a lungo andare, rischiando la morte per inedia. Ma adesso, con l’Artico che si riscalda ad un ritmo doppio rispetto a quello del resto del Pianeta, sembra proprio che siano destinati ad estinguersi ancora prima di quello che si pensava”.