Nuovo studio del NASA - GISS conferma i cambiamenti climatici

Nasa

Sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences è stata pubblicata una nuova ricerca del NASA-Goddard Institute for Space Studies (GISS) che indica come, con ogni probabilità, le recenti ondate di calore e le estati estremamente calde che si stanno verificando in molte aree del globo debbano essere imputate ai cambiamenti climatici (J. Hansen, M .Sato e R. Ruedy - “Percepetion of Climate Change” - published on line before printed August 6, 2012: http://www.pnas.org/content/early/2012/07/30/1205276109.full.pdf+html).

“Questa estate le persone stanno verificando ondate di calore estremo e il conseguente impatto sull’agricoltura. Affermiamo che tali anomalie sono causate dal riscaldamento globale e in questo articolo ne presentiamo l’evidenza scientifica”, ha ribadito James Hansen, il decano degli scienziati del clima, che 24 anni fa aveva affermato di fronte ad una commissione del Senato degli USA di “essere certo al 99%” che la tendenza al riscaldamento globale non era una variante naturale, ma la causa dell’accumulo di anidride carbonica e altri gas nell’atmosfera, derivante dai combustibili fossili.

Sul sito del GISS, Hansen chiarisce che la questione riveste un’importanza notevole dal momento che le azioni per arginare le emissioni di gas che causano il riscaldamento globale non verranno intraprese adeguatamente fino a che l’opinione pubblica non percepirà che il fenomeno avrà conseguenze irreparabili. Se i dati a disposizione offrono le prove dei cambiamenti climatici in atto, gli scienziati debbono offrirli all’esame del pubblico. Viceversa, continua Hansen, è stato assai deludente constatare che la maggior parte dei media nel dare notizie sulle ondate di calore, sulla siccità prolungata, sugli incendi boschivi che stanno colpendo gli USA nel corso dell’estate 2012 (ndr: la situazione degli USA non differisce da quel che si sta verificando nel nostro Paese), non ha menzionato o esaminato il collegamento potenziale tra questi eventi climatici e il riscaldamento globale. Questa reticenza, secondo Hansen, non è giustificabile e scopo dello studio è di illustrare i dati statistici in modo che il pubblico sia in grado di comprendere come questi fenomeni possano essere scientificamente correlati ai cambiamenti climatici.

Lo studio è stato redatto prima di questa estate rovente in cui già giugno, a livello globale, si era rivelato l’11° più caldo mai registrato, secondo il Data center del GISS. I ricercatori hanno confrontato i dati delle temperature superficiali estive degli ultimi decenni con quelli del periodo “base” (1951-1980), scoprendo che le ondate di calore e di caldo prolungato negli ultimi 30 anni si sono verificate molto più spesso, con un’incidenza dal 2006 del 10% rispetto allo 0,33% del trentennio “base”. La scelta del trentennio 1951-1980 quale periodo “base” è stato giustificato dal fatto che si è trattato di un arco di tempo con una temperatura media globale relativamente stabile e ancora nell’ambito del periodo dell’Olocene dell’era Quaternaria, nel corso del quale l'umanità e le altre forme di vita planetaria si sono adattate ((ndr: per il XXI secolo gli studiosi di clima preferiscono utilizzare il termine Antropocene, divulgato dal premio Nobel Paul Krutzen, che definisce l’era geologica attuale, in cui l’uomo e le sue attività sono i principali fattori delle modifiche climatiche mondiali).

In questo studio, per illustrare le anomalie in corso, i ricercatori hanno utilizzato la curva a campana che gran parte dell’opinione pubblica è in grado di “leggere”. Sulle ordinate degli assi cartesiani sono riportate le frequenze delle anomalie di temperatura locali rispetto al periodo “base”; mentre sulle ascisse le anomalie locali in unità standard di temperatura. La temperatura media è il vertice della campana, per cui alla sinistra vengono rappresentati gli eventi anomali “freddi”, mentre alla destra quelli “caldi”. Dalla rappresentazione si evidenzia che la distribuzione delle frequenze di anomalie delle temperature estive locali era vicina alla distribuzione normale durante gli anni 1950, 1960 e 1970 in entrambi gli emisferi, viceversa, in ogni decennio successivo, la curva tende a spostarsi verso destra, denunciando che gli eventi anomali “caldi” sono diventati più frequenti e tendono a divenire la nuova “norma”.

Tuttavia, la distribuzione delle anomalie di temperatura stagionali, come si rileva dalla figura, indica anche che una porzione significativa (circa il 15%) delle anomalie sono ancora più fredde, rispetto alla media climatica 1951-1980, per cui non ci si deve sorprendere di avere in certi anni temperature estive inferiori alle medie stagionali.

Inoltre, la curva si sta appiattendo ed ampliando, per effetto di un range più ampio di variabilità che negli ultimi decenni ha visto un aumento di quelle anomalie estive che i ricercatori hanno distinto in “extremely hot” (estremamente calda).

“Questa estate si prepara a ricadere in questa nuova categoria - ha chiarito Hansen - Tali anomalie non erano frequenti nel clima prima del riscaldamento degli ultimi 30 anni, tanto che le statistiche ci dicono con un alto grado di fiducia che in assenza di global warming non avremmo avuto una tale anomalia estrema questa estate”.

Inevitabilmente, non tutti sono d’accordo. In più occasioni gli eco-scettici hanno accusato Hansen di voler politicizzare la scienza del clima. Rimane perplesso sulle conclusioni dello Studio, per esempio, Clifford Mass dell’Università dello Stato del Washington, Professore di Scienze dell’Atmosfera, secondo il quale non c’è prova nei modelli climatici che le ondate di calore siano da associare con il riscaldamento globale. Inoltre, mette in discussione il periodo “base” prescelto, che non terrebbe conto delle ondate di calore degli anni ’30 che “minimizzano quelle che abbiamo ora” (ndr: gli anni ’30 sono ricordati per gli USA come il periodo più caldo e secco del Nord America da quando ci sono le misurazioni, culminato nell’estate del 1936 con le ondate di calore che distrussero raccolti e provocarono oltre 5.000 decessi).

Tuttavia, la ricerca sottolinea la gravità del riscaldamento globale in un modo diverso rispetto alla maggior parte degli studi scientifici e utilizza la “semplice” matematica, invece di basarsi su modelli climatici complessi o sulla fisica dell'atmosfera, senza perdersi dietro i soliti avvertimenti circa i singoli eventi meteorologici che hanno numerose cause.

Tant’è che il Consulente scientifico della Casa Bianca John Holdren, pur affermando che gli scienziati non possono incolpare il riscaldamento globale per singoli eventi, ha lodato i risultati a cui giunge lo Studio: “Questo lavoro che attesta come le estati estremamente calde sono oltre 10 volte più frequenti del passato, rafforza molte altre linee di prova che dimostrano i cambiamenti climatici e le loro nocive conseguenze”.