Oltre il PIL? C’è il BES!

Oltre il PIL? C’è il BES!

Presentato il primo Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile che misura la qualità della vita degli italiani.

bes-2013

“Si potrebbe essere agiati senza stare bene. Si potrebbe stare bene senza essere in grado di condurre la vita che si era desiderata. Si potrebbe avere la vita che si era desiderata senza essere felici. Si potrebbe essere felici senza avere molta libertà. Si potrebbe avere molta libertà senza avere molto” (Amartya K. Sen, “Il tenore di vita. Tra benessere e libertà”, 1993 Marsilio Ed., pag. 30)

Il Presidente dell'Istituto nazionale di statistica (Istat) Enrico Giovannini e il Presidente del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL) Antonio Marzano hanno presentato lunedì 11 marzo 2013, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il 1° Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES 2013).

I commenti, per lo più, si sono concentrati sugli aspetti macroeconomico-sociali (11% delle famiglie in difficoltà; riduzione del risparmio ed aumento del debito; sfiducia crescente; aumento delle disuguaglianze; disoccupazione giovanile; criticità ambientali ecc.), sottacendo quel che è la novità più rilevante del Rapporto ovvero l’utilizzo di indicatori in grado di andare oltre il PIL (Prodotto Interno Lordo), ponendo maggior attenzione al benessere e alla sua sostenibilità.

Si tratta di una iniziativa innovativa che Istat e CNEL avevano lanciato nel 2010, anche sulla spinta che era venuta dalla Relazione finale, diffusa nel 2009, della Commissione sulla “Misurazione del rendimento economico e del progresso sociale”, messa in piedi dall’ex Presidente francese Nicola Sarkozy con lo scopo di identificare i limiti del PIL come indicatore delle performance economiche e sociali e di prendere in considerazione altri strumenti di misurazione del benessere e della sostenibilità, economiche, ambientali e sociali.

Presieduta dal Professor Amartya K. Sen Premio Nobel per l’Economia (1998), dal Professor Joseph E. Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia (2001) e Professor Jean-Paul Fitoussi, dell’Istituto di Studi Politici di Parigi, la Commissione, i cui membri erano esperti di fama provenienti da Università e Organizzazioni governative e intergovernative di vari Paesi, nella relazione chiedeva uno spostamento di attenzione da un sistema orientato sulla misurazione della produzione ad uno incentrato sul benessere delle generazioni attuali e future, che significa passare dalla misurazione della produzione economica alla misurazione del benessere dei cittadini in un contesto globale di sostenibilità (dal Welfare al Well-being).

Tuttavia, il concetto di benessere cambia secondo tempi, luoghi e culture. La sua misurazione richiede, quindi, non soltanto indicatori affidabili e tempestivi, ma anche la definizione di un quadro concettuale e il coinvolgimento di tutti i settori della società, così da assicurare la legittimazione democratica necessaria per un suo utilizzo condiviso da parte di tutta la società.

Per affrontare questa sfida l'Istat e il CNEL hanno costituito il “Comitato di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana”, composto da rappresentanze delle parti sociali e della società civile per sviluppare un approccio multidimensionale e condiviso basato sul concetto di “Benessere Equo e Sostenibile” (BES), ovvero un nuovo modo per leggere la realtà, affiancando alle misure economiche, una serie di indicatori non economici fondamentale anche nella progettazione delle politiche pubbliche.

Il lavoro del Comitato si concludeva proprio nel giorno dell’avvio della Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile “RIO +20” (20-22 giugno 2012), con la selezione di un set di 134 indicatori per rappresentare le 12 dimensioni del BES che erano state già definite nell’ottobre 2011:

1. Ambiente (13 indicatori);
2. Salute (14 indicatori);
3. Benessere economico (10 indicatori);
4. Istruzione e formazione (10 indicatori);
5. Lavoro e conciliazione tempi di vita (15 indicatori);
6. Relazioni sociali (11 indicatori);
7. Sicurezza (11 indicatori);
8. Benessere soggettivo (3 indicatori);
9. Paesaggio e patrimonio culturale (12 indicatori);
10. Ricerca e Innovazione (7 indicatori);
11. Qualità dei servizi (15 indicatori);
12. Politica e Istituzioni (13 indicatori).

“Il Rapporto BES è solo il punto di partenza per realizzare un cambiamento culturale che, mi auguro, aiuterà a migliorare in concreto il benessere della generazione attuale e di quelle future - ha affermato durante la presentazione il Presidente Istat Enrico Giovannini - Sono profondamente convinto che la misurazione del benessere sia una opportunità per la società italiana”.

Che dal Rapporto si evinca che “L’Italia è sempre più povera, inquinata e sfilacciata, con poca fiducia nel prossimo. Ma è piena di risorse dimenticate, di ricchezze straordinarie, di un paesaggio storico naturale e un patrimonio culturale da tutelare e sfruttare”, come ha rimarcato il Presidente Istat, è sensazione diffusa tra i cittadini che hanno avuto, almeno, la soddisfazione di vederne certificata la conferma su basi “scientifiche e di terzietà”.

Su questa analisi, poi, la classe politica dovrà riflettere e orientare le sue scelte, che è poi il fine ultimo del Rapporto.


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