Oltre il 97% dei prodotti alimentari contiene pesticidi entro i limiti di legge

Oltre il 97% dei prodotti alimentari contiene pesticidi entro i limiti di legge

Dal Rapporto dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare sui residui di antiparassitari che tiene conto dei risultati di quasi 81.000 campioni di prodotti alimentari, si evince che l’esposizione al rischio per la salute dei consumatori europei è bassa.

efsa

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha rilasciato il 12 marzo 2015 il Rapporto sui Residui di pesticidi negli alimenti nell’UE, da cui si evidenzia che oltre il 97% dei campioni alimentari valutati nel 2013 conteneva quantità di residui di pesticidi che rientrano nei limiti di legge e circa il 55% era privo di residui rilevabili.

Il Rapporto fornisce una panoramica delle attività di controllo ufficiali svolte nel 2013 nei 27 Paesi membri (la Croazia non era ancora entrata nell’UE) e in Islanda e Norvegia al fine di garantire la conformità dei prodotti alimentari ai limiti di legge per i residui di antiparassitari, riassumendo i risultati forniti dai Paesi dichiaranti e identificando le aree di preoccupazione per quanto riguarda la conformità del campione ai limiti di legge.

L'EFSA ha valutato, inoltre, l'effettiva esposizione dei consumatori ai residui di antiparassitari ed ha eseguito un'analisi dei rischi alimentari cronici e acuti per i consumatori europei. Dal momento che i risultati delle analisi dei residui di antiparassitari sono disponibili solo dopo che la maggior parte dei prodotti è già stata consumata, il Rapporto non costituisce uno strumento per informare il pubblico sui rischi imminenti legati al cibo.
Tuttavia, l'analisi completa dei risultati di tutti i Paesi dichiaranti fornisce ai responsabili del rischio una base scientificamente solida per prendere adeguate misure per la gestione del rischio nei futuri programmi di monitoraggio, in particolare le decisioni su quali pesticidi e prodotti alimentari dovrebbero essere considerate nei programmi nazionali di monitoraggio o quali altre misure di gestione del rischio siano necessarie, come ad esempio la necessità di rivedere o modificare i limiti di legge esistenti.

Nel 2013, i Paesi dichiaranti hanno analizzato 80.967 campioni di una vasta gamma di prodotti alimentari trasformati e non per un totale di 685 diversi pesticidi. In media, sono stati testati 200 pesticidi per campione. La maggior parte dei campioni (55 253 campioni, il 68,2%) proveniva dai Paesi UE e EEA; 22.400 campioni (27,7%) erano prodotti importati da Paesi terzi. Per 3.314 campioni (4,1%) non è stata segnalata l'origine dei prodotti.

I risultati principali sono stati che:
- il 97,4% dei campioni analizzati è al di sotto dei limiti di legge;
- il 54,6% era privo di residui rilevabili;
- il 42,8% conteneva residui misurabili non superiori alle concentrazioni consentite;
- il 2,6 di tutti i campioni aveva un contenuto superiore ai Livelli Massimi di Residui (MRL);
- l’1,5% eccedeva manifestamente i limiti consentiti, pur tenendo conto dell'incertezza delle misurazioni, innescando così sanzioni giudiziarie o amministrative contro gli operatori del settore alimentare responsabili;
- residui di più di un pesticida (residui multipli) sono stati rilevati nel 27,3% dei campioni.

Sulla base del Regolamento UE n.788/2012 relativo a un Programma coordinato di controllo pluriennale dell’Unione per il 2013, il 2014 e il 2015, destinato a garantire il rispetto dei livelli massimi di residui di antiparassitari e a valutare l’esposizione dei consumatori ai residui di antiparassitari nei e sui prodotti alimentari di origine vegetale e animale, i Paesi dichiaranti hanno testato 12 differenti prodotti alimentari (mele, cavoli cappuccio, porri, lattuga, pesche, segale, avena, fragole, pomodori, latte vaccino, carne suina e vino). Il programma ha testato un totale di 209 pesticidi: 191 in alimenti di origine vegetale e 52 di origine animale.
In totale, sono stati analizzati 11.582 campioni di cui: lo 0,9% dei campioni ha superato i MRL (113 campioni); lo 0,5% li superava senza alcuna incertezza di misurazione tenendo conto dell'incertezza di misura. Il numero di campioni con residui misurabili, ma all'interno dei limiti consentiti, era di 5 353 (46,3%). Nel 52,8% dei campioni (6.116), non sono stati trovati residui quantificabili (inferiori al LOQ).

Risultavano senza superamenti dei MRL, segale, latte vaccino e carne suina, mentre il tasso più alto di superamento è stato rilevato per fragole (2,5% dei campioni), lattuga (2,3%), avena (1,3%), pesche(1,1%) e mele (1,0%). Il tasso di superamento dei MRL era inferiore all'1% per i prodotti rimanenti: cavolo cappuccio (0,9%), pomodori (0,9%), porri (0,5%) e vino (0,1%).

I campioni contenenti più di un pesticida (più residui) in un singolo campione sono stati trovati in tutti i prodotti alimentari, con la percentuale più alta nelle fragole (63%), pesche (53%), mele (46%) e nella lattuga (36%), mentre i livelli più bassi sono stati registrati per avena (28%), pomodori (27%), vino (23%), segale (16%), porro (14%) e cavolo cappuccio (4,8%). Nei prodotti di origine animale la presenza di residui multipli di pesticidi è stata bassa (3,5% per il latte e lo 0,5% per la carne suina).

Questi prodotti alimentari, eccetto il vino, erano stati testati nel 2010 e il confronto con le percentuali di presenza di pesticidi e di eccedenza dei MRL è stato possibile per 166 pesticidi. Nel complesso, il tasso di superamento dei MRL nel 2013 è stato inferiore o uguale per tutti i prodotti analizzati. I tipi di pesticidi, i tassi di rilevamento e i tassi di superamento LMR rilevati nel 2010 e nel 2013 in diversi prodotti alimentari erano comparabili. Tuttavia, l'EFSA ha osservato un minor numero di superamenti dei MRL relativi ai pesticidi non autorizzati nel 2013 nelle mele, nei cavoli cappuccio, nelle pesche e fragole. Nelle mele, nella lattuga e nei pomodori sono stati trovati alcuni pesticidi che superavano i MRL, ma che non erano presenti o erano entro i limiti di legge nel 2010.

Considerando la frequenza dei residui di pesticidi rilevati negli alimenti comunemente consumati, un’ampia gamma di consumatori europei dovrebbe essere esposta a tali sostanze attraverso il cibo. Per quantificare l'esposizione attesa e il rischio connesso, l'EFSA ha effettuato valutazioni del rischio alimentare a breve termine e a lungo termine per gli antiparassitari sottoposti al Programma coordinato UE (EUCP). La metodologia utilizzata è un metodo di screening che rischia di sovrastimare l'esposizione effettiva perché si basa su ipotesi di modello conservativo.

L'esposizione a breve termine (acuta) è stato calcolata per 12 prodotti alimentari soggetti al Programma. Per la maggior parte dei pesticidi valutati, l'esposizione a breve termine è stato ritenuta trascurabile o all'interno di un range che è improbabile che rappresenti un problema per la salute dei consumatori. L'esposizione ha superato il valore di riferimento tossicologico (ARfD) per 218 campioni su un totale di 18.747 campioni presi in considerazione per la valutazione dell'esposizione alimentare a breve termine (1,16%), ammesso che il prodotto sia stato consumato in grandi quantità senza essere lavato o senza alcuna trasformazione che ridurrebbe i residui (es la sbucciatura).

Per la maggior parte dei casi, il superamento della dose acuta di riferimento era dovuto ai residui di Chlorpyrifos (noto interferente endocrino), soprattutto nelle mele e pesche, il cui elevato numero di superamenti (145) della dose acuta di riferimento è legato al fatto che il valore di riferimento tossicologico è stato recentemente abbassato, che dà luogo alla necessità di rivedere gli attuali MRL. Escludendo i risultati per il Chlorpyrifos, 73 campioni contenevano residui che superano la dose acuta di riferimento.

Dato questo conservatorismo, l'esposizione reale avrebbe dovuto essere notevolmente inferiore. Sulla base dei risultati dell’EUCP del 2013, l'EFSA ha concluso che la probabilità per i cittadini europei di essere esposti ai residui di antiparassitari superiori a concentrazioni che possono portare a risultati negativi per la salute è stata bassa.

L'EFSA ha calcolato, inoltre, l'esposizione cronica di lunga durata. Eccetto che per un pesticida, l’esposizione è stata trascurabile o accettabile, al di sotto della dose giornaliera ammissibile (ADI). Quindi, i residui di tali antiparassitari, in base alle conoscenze scientifiche attuali, non sono suscettibili di rappresentare un rischio cronico per la salute. Il Dichlorvos (un insetticida organofosforato) è stato l'unico dei pesticidi in cui l'esposizione alimentare a lungo termine calcolata ha leggermente superato la soglia tossicologica (109% dell'ADI). Considerando che il Dichlorvos è bandito nell’UE, il metodo di valutazione del rischio utilizzato per lo screening dei potenziali rischi a lungo termine è risultato eccessivamente prudente. In uno scenario di calcolo alternativo, sulla base di ipotesi meno conservative, l'esposizione è scesa sotto l'1% dell’ADI. Nel complesso, l'EFSA ha concluso che l’esposizione alimentare ai pesticidi oggetto dell’EUCP del 2013, per i quali sono disponibili i dati tossicologici, non era tale da rappresentare un rischio per la salute a lungo termine.

L’EFSA desume una serie di raccomandazioni per migliorare l'efficienza dei programmi coordinati a livello UE e nazionali, aumentare la qualità dei dati, rivedere i MRL esistenti o la legislazione sui pesticidi e ridurre le incertezze relative alle valutazioni dell'esposizione e dei rischi alimentari effettuate dall'EFSA.
 

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