Olio come rifiuto: l’importanza del riciclo e del recupero

Olio come rifiuto: l’importanza del riciclo e del recupero

Grazie al CONOE, il Consorzio Obbligatorio Nazionale che si occupa di raccolta e trattamento oli e grassi vegetali ed animali esausti, il costo del rifiuto può diventare una risorsa per l’industria.

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Pur non essendo classificati come rifiuti pericolosi, gli oli e i grassi commestibili usati sono particolarmente dannosi per l’ambiente.
Purtroppo, l’impatto di questo rifiuto è ancora troppo sottovalutato e una raccolta differenziata carente insieme ad una conoscenza approssimativa delle problematiche legate allo scorretto smaltimento causano danni economici per 16 milioni di euro ogni anno, escludendo i danni alla natura e gli interventi necessari per risanare i siti inquinati e del ripopolamento ittico.
Gli oli e i grassi usati, infatti, formano un velo sulla superficie che non permette lo scambio dell’ossigeno fra l’acqua e l’aria con consistenti danni all’ecosistema. Inoltre, nel tempo vengono ostruite le condutture fognarie, che in caso di di grandi piogge potrebbero provocare esondazioni in primavera e autunno, per non parlare dei gravosi interventi su tutta la rete fognaria e dei costi aggiuntivi per la depurazione delle acque.
Ogni anno in Italia vengono prodotti 280.000 tonnellate di oli e grassi vegetali ed animali esausti, ma solo 50/60.000 vengono raccolte e riciclate con una dispersione di circa 230.000 tonnellate.
Dal 1998 il CONOE, il Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento Oli e grassi vegetali ed animali Esausti, è impegnato a trasformare un costo, sia economico che ambientale, in una risorsa ad impatto primario nullo con conseguente sviluppo di attività industriali, logistiche e commerciali.
L’olio vegetale esausto, infatti, se sottoposto a corretto recupero e rigenerazione, può essere trasformato in materie prime riutilizzabili per produrre lubrificanti, estere metilico per biodiesel, glicerina per saponificazione, recupero energetico, grassi per l’industria, distaccanti per l’edilizia e tanti altri prodotti industriali.
Per conoscere meglio la realtà consortile del CONOE abbiamo intervistato il Presidente, Tommaso Campanile, che ci ha illustrato i passaggi principali e l’importanza di un’efficiente filiera del recupero e riciclo di oli e grassi usati.


Può farci una breve panoramica sulla realtà del CONOE: la sua storia, la sua mission, i suoi obiettivi e le caratteristiche dei suoi consorziati?
Il CONOE, nato nel 1998 a seguito del D. Lgs 22 del 5 febbraio 1997 che ne detta le regole di funzionamento, opera per garantire la tutela ambientale e la salute dei cittadini attraverso il controllo, la raccolta e il riciclo degli oli e grassi di frittura o similari, in particolare quelli derivanti dalla ristorazione e dai settori della produzione alimentare.
La nostra mission è di natura ambientale e garantisce la salute dei cittadini, poiché prima della nascita dei Consorzi obbligatori, questi oli potevano avere dei percorsi poco legali con lo sversamento nelle fogne e danni notevoli all’ambiente.

Come avviene il recupero degli oli esausti? Quali sono le fasi del ciclo produttivo?
Il ristoratore o la famiglia dovrebbe conservare questi oli in appositi contenitori per poi conferirli al Consorzio, tramite la rete di raccoglitori autorizzati. Una volta raccolto, l’olio viene trattato dalle aziende della rigenerazione anch’esse associate, per gli usi industriali consentiti dalla normativa vigente.

I consumatori sono sempre più attenti ai temi ambientali, prediligendo prodotti green. Per un azienda, quindi, è fondamentale essere sostenibile nei processi produttivi e nei beni o servizi che offre. Quali sono le principali realtà industriali consorziate che si distinguono per la loro particolare attenzione alla sostenibilità e all’ambiente?
In Italia ancora non sono stati raggiunti risultati "eclatanti" nella raccolta e nella rigenerazione degli oli e dei grassi. Raccogliamo poco più di un terzo degli oli che dovrebbero essere rigenerati. Tuttavia, le aziende della filiera hanno una notevole valenza ambientale, infatti sono tutte certificate ISO 14000 ed hanno ulteriori certificazioni ambientali richieste dall’UE, quindi doppiamente garantite dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

La sinergia tra soggetti è sicuramente un modo efficiente per ottenere risultati concreti nell’ambito della RD. Quali sono i principali accordi, intese e collaborazioni che avete posto in essere recentemente?
Abbiamo accordi specifici con le aziende della filiera e altri stipulati con le Associazioni di produttori di oli esausti. Vorremmo allargare le collaborazioni anche verso le Istituzioni pubbliche per garantire, da un lato maggiori quantitativi da recuperare, dall’altro lato maggior trasparenza, il monitoraggio e la tracciabilità di questi rifiuti.

Quali sono le problematiche maggiori che il CONOE ha dovuto affrontare durante gli anni?
La maggiore difficoltà è convincere gli operatori e le famiglie che anche un solo litro di olio esausto conferito correttamente ha grande valore per la comunità e la tutela ambientale. Spesso non si è consapevoli della enorme differenza tra un litro di olio sversato e uno rigenerato che potrebbe, ad esempio, alimentare un autobus urbano risparmiando sui costi del trasporto, con esiti positivi per la salute dei cittadini e la qualità dell’aria.

Adottando la raccolta di oli esausti nelle vicinanze di supermercati o punti della GDO si otterrebbero risultati in termini di riciclo e di protezione dell’ambiente. Cosa consiglierebbe affinché vengano presi provvedimenti in tal senso?
Consiglio la collaborazione con il Consorzio per stimolare le Istituzioni e dettagliare anche provvedimenti che possano impegnare maggiormente i soggetti a favorire quest’attività. Fino ad ora purtroppo è mancato questo sostegno, anche legislativo.

La necessità di promuovere cultura ambientale nel Paese, ha portato aziende, Enti ed Istituzioni a puntare sull’educazione e la formazione ambientale. Quali campagne ed iniziative sono state realizzate dal CONOE?
Abbiamo dei format comunicativi e formativi diversificati in base all’utente finale, che nel nostro caso sono i cittadini, le aziende o le scuole. Ci auguriamo che sempre più soggetti si rivolgano al nostro Consorzio per attivare questi momenti di educazione, formazione, sensibilizzazione e cultura della sostenibilità.
Il Consorzio recupera sul territorio nazionale circa 60.000 tonnellate di oli e grassi usati, queste quantità potrebbero essere raddoppiate o triplicate a vantaggio dell’ambiente e della salute dei cittadini, ma anche della bilancia dei pagamenti perché sarebbero centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio equivalente non importato.

Qual è, dal suo punto di vista, il futuro del Consorzio?
In Italia sono presenti numerosi Consorzi che si occupano di fine vita dei prodotti, accomunati dal fatto che recuperano rifiuti industriali, mentre il nostro Consorzio tratta materiali vegetali e rientra perfettamente nelle dinamiche tipiche della green economy.

Quali sono i progetti in programma per i prossimi anni?
Sicuramente partecipare alle più note fiere di settore, come Ecomondo a Rimini e sviluppare ulteriori accordi, come quello specifico che stiamo preparando con i Comuni con lo scopo di essere presenti sul territorio e vicini alle famiglie e agli operatori.

Un messaggio per lettori di Regioni&Ambiente.
Abbiamo il dovere di conservare l’ambiente e la natura per le generazioni future ed attuali senza contaminarlo con ulteriori fonti di inquinamento. Ogni famiglia con la raccolta degli oli e i grassi usati può dare il suo contributo alla tutela e alla salvaguardia dell’ambiente.

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