Sarebbero ora 15 gli Stati membri che hanno fatto richiesta alla Commissione UE di mettere al Bando dai loro territori le coltivazioni geneticamente modificate, ma rimane aperta la questione dell’utilizzo degli OGM negli alimenti e nei mangimi.

coltivazioni ogm

Il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF) Maurizio Martina ha comunicato il 1° ottobre 2015 di aver inviato alla Commissione UE, di concerto con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) Gian Luca Galletti e il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, “le richieste di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli OGM autorizzati a livello europeo”.

Le richieste sono fatte in attuazione della nuova Direttiva (UE) 2015/412 dell'11 marzo 2015 “che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio”, la cui approvazione era stata condotta in porto durante il semestre di Presidenza italiana dell’UE.

La nostra scelta guarda alle caratteristiche del modello agricolo italiano, che vince e si rafforza puntando sempre di più sulla qualità e sulla distintività - ha dichiarato Martina - Abbiamo un patrimonio unico di biodiversità che rappresenta un valore non solo da tutelare, ma da promuovere".

La decisione non sorprende, dal momento che gli stessi Ministeri avevano anticipato la possibilità prevista dalla nuova Direttiva di bandire dal territorio nazionale la coltivazione di OGM fin da gennaio 2015, allorché con decisione Interministeriale (Decreto del 22 gennaio 2015) era stato introdotto il divieto di coltivazione di varietà di mais MON810, l’unico ad essere autorizzato nell’UE (la superficie totale di mais OGM coltivati nell'UE nel 2012 era pari a 129.000 ettari, con la Spagna a contribuirvi con più del 90%), mentre ora con l’ultimo atto viene esteso anche a quelle in attesa di autorizzazione.

Al momento dell’entrata in vigore della Direttiva erano 9 i Paesi membri (Austria, Croazia, Francia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi e Polonia) e 1 Regione (Vallonia belga) ad aver notificato l’intenzione di mettere al bando gli OGM. Ora dopo la decisione del Governo italiano, secondo quanto riportato il 2 ottobre da EurActiv.com sarebbero 15 gli Stati (oltre ai citati: Cipro, Danimarca, Germania, Slovenia, Bulgaria e 4 Regioni (in aggiunta: Scozia, Galles e Irlanda del Nord), ma altri Paesi e Regioni potrebbero essersi aggiunti all’ultimo momento, visto che la scadenza è fissata al 3 ottobre 2015 (Art. 26 quater, comma 1 della succitata Direttiva).

"Per l'Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale - ha commentato il Presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvoma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del made in Italy”.

Secondo Coldiretti che cita l’indagine condotta dall’Istituto Ixè, sarebbe d’accordo con la richiesta di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli OGM autorizzati a livello europeo quasi 8 cittadini italiani su 10 (/6%).

Rimane, tuttavia, la questione delle importazioni perché nel 2013 l’Unione ha importato 18,5 milioni di tonnellate di farina di soia e 13,5 milioni di tonnellate di soia, che rappresentano più del 60% del fabbisogno di proteine vegetali dell’Unione. Queste importazioni provengono per il 90% dalle Americhe (Brasile, Argentina, USA e Paraguay) dove le coltivazioni di soia sono OGM.

La Commissione UE ha presentato il 22 aprile 2015 una proposta di revisione per l’autorizzazione degli OGM come alimenti e mangimi che lascerebbe liberi gli Stati membri di decidere, così come avvenuto per le coltivazioni.

La proposta della Commissione punta solo a superare l’opposizione di molti Stati membri a nuove autorizzazioni, offrendo loro l’arma spuntata del divieto nazionale, difficile da applicare per la sua definizione generica e restrittiva - hanno fatto osservare in un comunicato congiunto Slow Food e Legambiente - La proposta infatti ricorrerebbe ‘al cavillo giuridico’ del divieto di utilizzo per non infrangere la normativa comunitaria sulla libera circolazione delle merci nel mercato europeo. Così, alimenti e mangimi OGM autorizzati a livello comunitario potranno essere commercializzati in tutti gli Stati membri”.