La diffusione dell’agricoltura ha plasmato le popolazioni europee.

oetzi mummia

Fonte: Museo dell'Alto Adige-Bolzano

Ötzi, l’uomo venuto dal ghiaccio, ovvero la mummia del Similaun non cessa mai di fornire dati e notizie sui nostri progenitori, avvalorando l’ipotesi che si sia trattato del più importante ritrovamento archeologico del XX secolo.

Rinvenuto a quota 3.210 m. ai piedi del ghiacciaio del Similaun, nelle Alpi Venoste, il 19 settembre 1991 da escursionisti bavaresi che avevano smarrito il sentiero principale, il corpo mummificato di quest’uomo vissuto 5.300 anni fa si trova nel Museo Archeologico di Bolzano, custodito con le più innovative tecniche conservative ed oggetto di continui studi che ne svelano i “segreti”: dalla sua età (45-46 anni, età veneranda in quei tempi) alle cause della morte (emorragia da ferita inferta da una freccia), dalla dieta (carne e diversi vegetali) alle malattie (intolleranza al lattosio, cardio-vascolari e morbo di Lyme, provocato dalle punture di zecche), dalle caratteristiche somatiche (altezza 1,60 m e peso circa 50 kg, dati normali degli uomini di allora, occhi marroni e capelli bruni e lunghi che portava sciolti sulle spalle) al DNA (aplogruppo G2a2b, raro del cromosoma Y).

Proprio la ricostruzione del suo genoma grazie al ricorso alle tecnologie di ultima generazione, ha permesso di indicare come geneticamente Ötzi sia distante dalle moderne popolazioni dell'Europa centrale, ma assai vicino alle popolazioni della Sardegna e Corsica, come rivelato dallo studio del gruppo internazionale di ricerca coordinato da Albert Zink, dell'Accademia Europea di Bolzano e pubblicato nello scorso febbraio su “Nature Communications”.

Tuttavia restava ancora il problema: “Le popolazioni neolitiche dell’Europa centrale avevano un profilo genetico con le caratteristiche principali dei gruppi insulari del Tirreno o gli antenati di Ötzi erano recentemente emigrati dal Sud dell’Europa?”.

Secondo quanto riportato da LiveScience che riferisce di uno studio presentato nel corso della Conferenza della Società Americana di Genetica Umana (S. Francisco, 6-10 novembre 2012), è questa seconda ipotesi a prevalere.
“Forse Ötzi era un turista oppure i suoi genitori sardi avevano deciso di trasferirsi sulle Alpi - ha ironicamente affermato Martin Sikora, genetista alla Stanford University e co-autore dello Studio - Questo avrebbe richiesto un viaggio di diverse centinaia di chilometri, prospettiva improbabile dal momento che cinque mila anni fa era assai difficile che le popolazioni avessero questa mobilità”.

Per risolvere il dilemma, il gruppo di ricerca di Sikora ha sequenziato il genoma intero di Ötzi, confrontandolo con quelli di centinaia di altri genomi di attuali europei, come pure con quelli di un cacciatore-raccoglitore dell’età della pietra rinvenuto in Svezia, di un contadino sempre della Svezia, di un altro “uomo del ghiaccio” cacciatore-raccoglitore, rinvenuto in Spagna e risalente a 7.000 anni fa, e di un uomo dell’età del ferro trovato in Bulgaria.

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Dal confronto, pur confermandosi che il genoma di Ötzi è simile a quello delle popolazioni sarde, tuttavia è più vicino a quello del contadino bulgaro e di quello svedese, rispetto a quello del cacciatore-raccoglitore sia svedese che iberico.

Questi risultati supportano l’ipotesi che le popolazioni migrate dal Medio Oriente al Nord Europa fino alla Finlandia abbiano diffuso l’agricoltura e l’allevamento mescolandosi con le popolazioni di cacciatori-raccoglitori, dando luogo ad una “esplosione” demografica.

“Mentre le tracce di queste antiche migrazioni si sono perdute in gran parte d’Europa - ha sottolineato Sikora - l’isolamento dei sardi ha permesso di conservare le tracce genetiche di quei primi agricoltori neolitici”.
Pertanto, più che l’evoluzione tecnologica della fusione dei metalli è stato l’impatto dell’agricoltura e dell’allevamento a plasmare le popolazioni europee.

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Oetzi, ricostruzione del suo aspetto operato usando una tecnologia speciale dai fratelli olandesi Adrie e Alfons Kennis. Museo Archeologico di Bolzano (foto Ochsenreiter)