OCSE: le tasse sull’energia sono troppo basse per contrastare l’impatto ambientale

OCSE: le tasse sull’energia sono troppo basse per contrastare l’impatto ambientale

L’organizzazione dei 34 Paesi più industrializzati dell’Occidente afferma che i Governi non stanno utilizzando adeguatamente la tassazione dei prodotti energetici come strumento per frenare le conseguenze ambientali connesse al loro consumo, rinunciando a importanti entrate e indebolendo di fatto la lotta contro i principali responsabili delle emissioni a effetto serra.

taxing energy use 2015

È questo in sintesi l’assunto del contenuto del nuovo Rapporto “Taxing Energy Use”, diffuso a Parigi il 25 giugno 2015 dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

Il documento ha preso in esame le imposte sui consumi energetici di 41 Paesi in tutto il mondo (oltre i 34 Paesi membri dell’OCSE, Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, Russia e Sud Africa) che nell’insieme sono responsabili dell’80% di energia consumata a livello globale.

L’Organizzazione sottolinea come le imposte sul consumo di energia forniscano un segnale politico trasparente e siano uno degli strumenti più efficaci a disposizione dei Governi per ridurre gli effetti collaterali del consumo di energia. Tuttavia, la nuova analisi mostra che le tasse sull'energia sono mal allineate con gli aspetti negativi che dovrebbero contrastare e stanno avendo un impatto limitato sugli sforzi per ridurre il consumo energetico, migliorare l'efficienza energetica e guidare la transizione verso forme meno dannose di energia.

Le imposte correnti sul consumo energetico sono basse e incoerenti - ha scritto il Segretario Generale dell’OCSE, Angel Gurría nell’introduzione al Rapporto - Se gestite in maniera efficace, le tasse sull'energia sono uno strumento potente per bilanciare costi e benefici dell'utilizzo di energia. Idealmente, i prezzi finali dovrebbero riflettere l'impatto ambientale per assicurare che le risorse vengano usate nella maniera più produttiva e che gli effetti negativi vengano contenuti: le tasse possono aiutare a raggiungere questo obiettivo, fornendo inoltre incentivi per la ricerca di tecnologie alternative e più pulite”.

La nuova ricerca presenta una sistematica analisi comparativa della struttura e del livello delle “energy tax”, da cui si rileva che l’aliquota effettiva media ponderata sul consumo energetico è di 14,8 euro per tonnellata di CO2, con differenze notevoli tra Paesi, combustibili e usi (da alcuni centesimi di euro a 107 euro per tonn. di CO2.

L’aliquota media, secondo gli autori del Rapporto, sarebbe ben al di sotto, delle stime del costo “sociale” del carbonio, che si aggira attorno a 30 euro per tonnellata, che salirebbe notevolmente qualora fossero calcolati i costi di tutti gli altri effetti collaterali negativi.

Ma quel che appare paradossale è che le tassazioni sono particolarmente basse su alcuni dei combustibili più dannosi, fatto questo che li rende particolarmente attraenti per l’utente finale.

In particolare, il carbone, pur contribuendo significativamente ai cambiamenti climatici e all’inquinamento atmosferico locale, è viceversa quello meno tassato: l’85% del carbone utilizzato per il riscaldamento e nei processi industriali nei Paesi analizzati è poco tassato e l’aliquota fiscale media è inferiore a 2 euro per tonnellata di CO2.

Al contrario, il petrolio è tassato mediamente a 49 euro per tonn. di CO2, con la maggior parte dei prodotti derivati sottoposti a tassazioni energetiche.

L’OCSE rileva, inoltre, che le imposte differiscono a seconda degli usi in modo che non è spiegabile con il diverso impatto sull’ambiente. Così, le tasse sono molto più basse per elettricità, il riscaldamento e i combustibili usati nei processi industriali rispetto a quanto non lo siano quelli utilizzati per i trasporti, tra i quali c’è una differenziazione seppur usati per lo stesso scopo.

L’aliquota media dell’energia praticata sui trasporti è di 70 euro per tonn. di CO2, contro i 3 euro per il riscaldamento, nei processi industriali e nella produzione di elettricità. In 39 Paesi la tassa sul diesel usato nei trasporti è più bassa di quella sulla benzina, nonostante il suo maggior impatto ambientale.

L’Italia risulta essere il 3° Paese dell’area OCSE per quanto attiene l’IVA sui prodotti energetici, con un’accisa del 22% al pari della Slovenia. Al 1° posto c’è la Norvegia (25%), seguita da Polonia e Portogallo (23%).

L'OCSE osserva che la consapevolezza dei negativi effetti collaterali dei consumi energetici, come pure l’interesse ad incidere agendo sulla leva fiscale, è in aumento in molti Paesi, ma se si continua ad elargire sovvenzioni a favore delle fonti fossili per 5.300 miliardi di dollari l’anno, una cifra superiore alla spesa sanitaria globale, come ha evidenziato il Rapporto “How large are global energy Subsides” del Fondo Monetario Internazionale, non si può che convenire con Gurría quando sottolinea la necessità di una riforma fiscale affinché “le tasse sull’energia realizzino in modo efficace gli obiettivi economici, sociali e ambientali”.


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Sul sito, oltre alla lettura on line del Rapporto, è possibile osservare le differenze fiscali tra i vari Paesi e leggere il profilo in merito dedicato all’Italia.

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