OCSE: in Italia l’ambiente non è prioritario

OCSE: in Italia l’ambiente non è prioritario

“Il Rapporto sulle performance ambientali. Italia 2013” evidenzia che nonostante qualche progresso, sono ancora numerose le sfide ambientali che ci attendono.

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La scorsa settimana, presenti il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Corrado Clini e il Sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, è stato rilasciato a Roma dal Direttore del Dipartimento Ambiente dell’OCSE Simon Upton, il “Rapporto sulle performance ambientali: Italia 2013”.
Si è trattato del terzo rapporto dedicato al nostro Paese con cui l’OCSE inquadra la situazione italiana, concentrandosi sui risultati ottenuti in particolare nel campo dello sviluppo sostenibile, della crescita verde, della gestione delle risorse e della lotta ai cambiamenti climatici, al fine di offrire al Governo uno strumento che possa aiutarlo a redigere piani di sviluppo adeguati alle possibilità e alle esigenze delle varie realtà.

Vi si legge che “L'Italia è la sesta economia dell'OCSE ed è una delle più eterogenee d'Europa, caratterizzata da regioni settentrionali complessivamente più sviluppate di quelle meridionali. Il patrimonio naturale e culturale rappresenta una delle ricchezze più preziose del Paese. Tuttavia, le limitate riserve di combustibili fossili e di materie prime rendono l'Italia fortemente dipendente dalle importazioni. Sono state adottate numerose iniziative per tutelare le risorse naturali del Paese e ridurre l'intensità dell'uso di materiali e di energia. Tali misure hanno permesso di ottenere buoni risultati, tra cui una riduzione significativa delle emissioni di inquinanti atmosferici, progressi nella gestione dei rifiuti e nella tutela della biodiversità, ed un miglioramento della qualità delle acque superficiali. Ciò è avvenuto in un periodo in cui una crescita economica relativamente lenta prima, e la recessione provocata dalla crisi economica mondiale del 2008-2009 poi, hanno contributo a moderare le pressioni dell'economia sull'ambiente”.

A questo quadro abbastanza positivo, soprattutto se lo si confronta con il precedente redatto 10 anni fa, fa subito seguito l’elencazione di una serie di criticità, tra cui:

- sono italiane più di metà delle 30 città europee con la peggiore qualità dell’aria;

- a differenza di molti altri Paesi dell’OCSE, la quantità dei rifiuti urbani prodotti è cresciuta più rapidamente del PIL;

- le infrastrutture idriche stanno diventando obsolete e numerose falde acquifere sono inquinate o sovrautilizzate;

- circa 15.000 discariche, molte delle quali illegali, sono all’origine di fenomeni di contaminazione del suolo.

Per superare tali sfide, il Rapporto dell’OCSE raccomanda che l’Italia rafforzi l’applicazione delle normative ambientali e migliori la coerenza della governance e delle politiche, realizzando a pieno le sinergie tra obiettivi economici, ambientali e sociali a livello nazionale.

A tutt’oggi, secondo l’OCSE, la cooperazione e il coordinamento tra autorità nazionali e regionali restano insufficienti; le varie Regioni adottano approcci variegati, e spesso incoerenti tra loro, in materia di gestione delle acque e dei rifiuti, di cambiamenti climatici e di promozione della conformità alle norme ambientali. Ciò aggrava le disparità tra il nord e il sud del Paese nel raggiungimento di obiettivi di qualità ambientale. Per esempio, sebbene al sud le aree naturali protette coprano una porzione di territorio maggiore che al nord, la quota di rifiuti urbani smaltiti in discarica senza alcun trattamento e l’inquinamento dei fiumi da fosforo e nitrati restano più elevati nelle regioni meridionali.

Nell’insieme, il Rapporto dell’OCSE raccomanda che l’Italia elabori una strategia per la crescita verde che abbia ricadute positive sull’ambiente e sull’economia. Alcune misure adottate negli ultimi anni vanno in questa direzione, come l’aumento  delle imposte sui carburanti (già tra le più alte in Europa), gli incentivi per l’uso efficiente dell’energia, e i provvedimenti per la liberalizzazione dei mercati dei servizi ambientali, energetici e dei trasporti.
Ulteriori misure, come una carbon tax e la riduzione dei sussidi agli autotrasportatori, potrebbero contribuire a ridurre le emissioni di CO2 e a liberare fondi pubblici utili  per ridurre le imposte su lavoro e imprese e stimolare la ripresa economica (cfr: “L’Agenzia Europea dell’Ambiente chiede un pedaggio per i mezzi pesanti”).

“Trametterò il Rapporto OCSE al nuovo Parlamento affinché le raccomandazioni  formulate siano tenute in considerazione nella politica per la crescita dell’Italia - ha affermato il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini - Voglio ancora sottolineare La raccomandazione che considero la più rilevante tra quelle indicate dall’OCSE: l’Italia  Deve adottare un’agenda verde per la crescita con un programma coerente e integrato di misure per la decarbonizzazione dell’economia, che guardi non solo a breve, ma anche al medio-lungo periodo. A questo proposito oggi il CIPE ha approvato il Piano Nazionale 2013-2020 per la decarbonizzazione dell’economia”.
“Per una felice coincidenza temporale oggi - ha aggiunto Clini - con il Ministro Passera abbiamo firmato il decreto di consolidamento della Strategia Energetica Nazionale, che definisce la futura strategia Paese in questo settore”.

Su quest’quest’ultima dichiarazione del Ministro si sono subito sollevate le proteste delle Associazioni ambientaliste WWF, Legambiente e Greenpeace, che hanno rilasciato alle Agenzie di stampa dichiarazioni in cui hanno sottolineato che la SEN “è un documento che definisce lo sviluppo energetico dell'Italia da qui al 2020: un periodo troppo limitato per una strategia, ma sufficiente per ipotecare il futuro del Paese con il delineato impulso alla trasformazione in hub del gas e il via alle trivellazioni selvagge”.

Inoltre, secondo le associazioni, “il testo che il Ministro dell'Ambiente e quello dello Sviluppo Economico promuovono è peraltro un mistero, dal momento che dopo un processo di consultazione su una prima bozza, processo al quale hanno partecipato anche le associazioni ambientaliste, rilevando numerose debolezze, nessuno ha potuto leggere la versione definitiva che ora sarebbe stata approvata”.

Aaggiornamento del 14.03.2013: dalle ore 15.00 è disponibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico il testo del Decreto 8 marzo 2013.

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