Il Rapporto presentato nel corso della Conferenza Ministeriale “Un ambiente per l’Europa” (Bitumi, 8-10 giugno 2016) indica che i costi economici dell’inazione saranno ancora più pesanti

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Senza politiche e misure rigorose, l'inquinamento atmosferico potrebbe ogni anno, da qui al 2060, portare al decesso prematuro da 6 a 9 milioni di persone e costare 2.600 miliardi di dollari, tra giorni di malattia, spese mediche e ridotta produzione agricola.
Queste cifre impressionanti sono contenute nel Rapporto “Le conseguenze economiche dell’inquinamento dell’aria esterna” (The Economic Consequences of Outdoor Air Pollution) che l’OCSE (Organizzazione di cooperazione e di sviluppo economico) ha presentato nel corso dell’8a Conferenza ministeriale “Un ambiente per l’Europa” che ha visto riuniti dall’8 al 10 giugno 2016 a Batumi (Georgia) i rappresentanti di 56 Paesi membri della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) e di numerose altre organizzazioni, e che aveva al centro delle discussioni “green economy” e “inquinamento atmosferico”.
Il numero di vite stroncate da inquinamento atmosferico è già terribile e il potenziale di crescita nei prossimi decenni è terrificante - ha affermato il Direttore Ambiente dell’OCSE, Simon Upton - Se questa non è una motivazione sufficiente per agire, questo rapporto dimostra che il costo economico dell’inazione sarà ancora più pesante. Dobbiamo evitare che queste previsioni si tramutino in realtà”.

Il Rapporto che fa parte della serie CIRCLE, vasto Progetto che ha per obiettivo di individuare come le retroazioni da scarsa qualità ambientale, cambiamenti climatici e penuria di risorse influenzino la crescita economica e come le politiche possano incidere su tali effetti, si concentra sugli effetti economici a medio-lungo termine della mortalità, morbilità e delle variazioni nelle rese delle colture, determinati dalle alte concentrazioni di inquinanti in atmosfera.

L’inquinamento dell'aria esterna ha causato più di 3 milioni di morti premature nel 2010, con anziani e  bambini i più vulnerabili, ma le proiezioni dell'OCSE indicano che al 2060 le morti premature da inquinamento atmosferico raddoppieranno o, addirittura, triplicheranno, con una morte ogni 4-5 secondi.

I maggiori aumenti dei tassi di mortalità per inquinamento atmosferico sono previsti in India, Cina, Corea e Paesi dell'Asia centrale, come l'Uzbekistan, dove l'aumento delle popolazioni e le congestioni urbane determineranno un aumento delle persone che saranno esposte alle emissioni delle centrali elettriche e dei gas di scarico del traffico. Si prevede che i tassi di mortalità saranno di 3 volte maggiori di quelli del 2010 in Cina, e quadruplicheranno in India, quelli previsti negli USA e in gran parte dell’Europa Occidentale rimarranno stabili grazie agli sforzi che verranno compiuti per passare a energie e trasporti più puliti.

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A seguito dell’aumento dei costi sanitari e della minor produttività lavorativa le perdite del PIL sono previste più alte in Cina, Russia, India, Corea, Paesi dell'Europa orientale e quelli della regione del Caspio. La scadente qualità dell'aria colpirà di più l'economia cinese rispetto a quella indiana a causa dei differenti tassi di risparmio delle famiglie e di demografia che implicano delle ripercussioni sulla minore produttività e sull’aumento della spesa sanitaria. 

Una riduzione dei rendimenti delle colture per effetto dell’inquinamento atmosferico peserà sulle economie della maggior parte dei Paesi, con le eccezioni di Brasile, Russia e alcuni Paesi dell'America Latina, dove i terreni sono  impostati per essere meno colpiti, con conseguente miglioramento nella competitività delle esportazioni e guadagni in termini economici.

La relazione esamina anche l'impatto negativo dell'inquinamento dell'aria esterna in termini di costi che le persone dovrebbero sopportare ogni anno per non avere la loro salute compromessa o le loro vite interrotte, pari ad un valore ipotizzato di 500 dollari a persona nel 2015, fino ad un massimo di 2.600 dollari al 2060.

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Per stabilire queste proiezioni, l'OCSE ha utilizzato i propri strumenti con cui crea modelli economici ed ambientali, utilizzando i livelli di emissioni recensiti sulla base di dati dell'Istituto Internazionale di Ricerca Ambientale (IIASA). In seguito ha utilizzato il modello TM5-FASST del Joint Research Centre di Ispra, il servizio scientifico interno della Commissione UE, per il calcolo delle concentrazioni delle particelle fini e dell'ozono. Il tasso di mortalità che ne è scaturito è stato in seguito calcolato utilizzando queste concentrazioni insieme a delle proiezioni demografiche e ai tassi di mortalità legati all'inquinamento, stabiliti dall'Istituto di metrologia sanitaria e di valutazione (IHME) dell'Università di Washington.