Alla presentazione alla Camera dei Deputati del Primo Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, il portavoce ASvis Giovannini, ex presidente dell'Istat ed ex Ministro del Lavoro, ha tracciato un quadro preoccupante sulla situazione del nostro Paese rispetto alla vasta gamma di obiettivi economici, sociali, ambientali ed istituzionali contenuti nell’Agenda 2030 e sottoscritti un anno fa.

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Con oltre 4,5 milioni di poveri assoluti, un tasso di occupazione femminile inferiore al 50%, oltre 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano; con investimenti in ricerca e sviluppo di poco superiori all'1% del PIL, tassi di abbandono scolastico del 27,3% per i figli di genitori meno istruiti a fronte del 2,7% per i figli di genitori in possesso di laurea e un rapporto tra ricchi e poveri tra i più squilibrati dell'area OCSE; con significative disuguaglianze di genere e un'inaccettabile violenza sulle donne (76 femminicidi dall'inizio dell'anno); un degrado ambientale forte soprattutto in certe zone del Paese e tutte le specie ittiche a rischio; con il 36% di persone che vive in zone ad alto rischio sismico e un’alta mortalità a causa dell’inquinamento atmosferico nei centri urbani; con un transizione troppo lenta alle fonti rinnovabili rispetto agli accordi di Parigi, l’Italia dimostra di essere ancora molto lontana dal percorso di sostenibilità delineato dall’Agenda 2030 e dagli impegni sottoscritti all’ONU un anno fa. Eppure sappiamo di non avere alternative per garantire un futuro al Paese”.

È stata questa l’impietosa immagine del nostro Paese quale fotografata da Enrico Giovannini, portavoce dell'Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), economista, ex presidente dell'Istat ed ex Ministro del Lavoro, presentando il 28 settembre 2016 alla Camera dei Deputati “L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”,  prima analisi della situazione del nostro Paese rispetto ai 17 Obiettivi e 169 Target dell'Agenda 2030, quale contributo alla definizione di una Strategia nazionale di Sviluppo Sostenibile da parte dell’Alleanza nata l’11 marzo 2016 per iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma “Tor Vergata”, allo scopo di far crescere nella società, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda globale adottata dall’ONU e di mobilitare tutti i diversi soggetti per realizzarne gli obiettivi.

Numerosi Paesi, Organizzazioni internazionali e Associazioni di imprese e della società civile hanno iniziato a definire strategie nazionali e globali per il loro conseguimento, nella consapevolezza dell’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, superando l’idea che la sostenibilità riguardi solo l’ambiente. Al contrario, lo sviluppo sostenibile richiede l’adozione di una logica integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo: economica, sociale, ambientale e istituzionale.
Non c’è tempo da perdere - ha proseguito Giovannini - Per questo è quanto mai urgente la definizione di una Strategia di Sviluppo Sostenibile che guidi le scelte di tutti gli operatori economici e sociali, e l’adozione di immediati provvedimenti da inserire nella prossima legge di Bilancio. Con spirito di servizio verso l’intero Paese, l’ASviS che riunisce quasi 130 organizzazioni della società civili, offre alla politica italiana un insieme concreto di proposte per fare”.

Il Rapporto contiene approfondimenti analitici per ciascuno dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, nonché una rassegna delle strategie disegnate da altri Paesi europei (Francia, Germania, Finlandia, Svizzera ecc.) e illustra le proposte dell’ASviS per interventi di natura istituzionale e ordinamentale, e per politiche economiche, sociali ed ambientali integrate.

Rispetto alle politiche, articolate in 7 diverse aree, il Rapporto formula numerose proposte, tra le quali:
- Cambiamento climatico ed energia. La priorità assoluta per l’Italia è quella di ratificare l’Accordo di Parigi, spingendo alla ratifica l’intera Unione europea. La legge di ratifica non dovrà, però, consistere in un puro atto formale, ma contenere indicazioni strategiche e un quadro finanziario pluriennale. Va poi definita quanto prima la Strategia Energetica nazionale in linea con gli impegni dell’Accordo di Parigi per la decarbonizzazione del nostro Paese.
- Povertà e disuguaglianze. Varo di un Piano nazionale di lotta alla povertà, basato su uno strumento universale e sulla razionalizzazione e armonizzazione degli altri sussidi esistenti, da attuare secondo un percorso pluriennale con il supporto degli enti locali, delle strutture pubbliche operanti sul territorio e del Terzo Settore. Inoltre, la priorità deve andare a politiche tese ad aumentare l'occupazione femminile. Va anche assicurata la piena applicazione della legislazione esistente in materia di parità di genere, garantendo i relativi finanziamenti ove previsti.
- Economia circolare, innovazione, lavoro. Va definito un piano di incentivazione fiscale che incoraggi il pieno uso delle materie prime, la realizzazione di piattaforme di differenziazione, di riciclo e di valorizzazione dei rifiuti generati dalla produzione, confezionamento, distribuzione e vendita dei prodotti. Poiché l’innovazione e la ricerca sono vitali per la transizione allo sviluppo sostenibile, l’Italia deve colmare al più presto il ritardo esistente in questo campo rispetto ad altri paesi.
- Capitale umano, salute ed educazione. Portare l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile richiede un investimento significativo in capitale umano, la cui qualità dipende, in primo luogo, da un’adeguata alimentazione, una buona salute e un’educazione di qualità, ma nel campo dell’istruzione l’Italia è oggi dove i Paesi europei erano all’inizio degli anni 2000. Fondamentale è, in questo campo, l’avvio di un programma di lifelong learning, assente nel nostro Paese.  
- Capitale naturale e qualità dell’ambiente. Il raggiungimento degli Obiettivi relativi a capitale naturale e qualità dell’ambiente obbliga a una forte accelerazione degli impegni che l’Italia ha già assunto in sede internazionale ed europea, anche perché molti degli obiettivi vanno raggiunti entro il 2020. Vanno attuate le normative esistenti – come quella che prevede il censimento e l’eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente - e i piani nazionali già disegnati.
- Città, infrastrutture e capitale sociale. Definire, così come fatto per le “aree interne”, una Strategia per lo sviluppo urbano sostenibile, sulla quale sia incardinata l’Agenda urbana nazionale citata anche dal Rapporto italiano preparato per la Conferenza dell’ONU “Habitat III” del prossimo ottobre. Va approvata quanto prima la legge sul consumo di suolo, apportando le necessarie modifiche all’attuale testo per uniformare la sua definizione a quella europea.
- Cooperazione internazionale. L’Italia deve avanzare in maniera decisa verso il rispetto degli impegni internazionalmente assunti con riferimento all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) (0,7% del PIL), realizzando quel graduale ma costante aumento di risorse stabilito con l’ultima Legge di Stabilità. Inoltre, raccomandiamo di adottare gli SDGs come quadro concettuale per la scelta degli interventi e di assicurare la piena applicazione dei principi di efficienza e coerenza delle politiche per lo sviluppo adottati dalla comunità internazionale.