Per accontentare gli ambientalisti ha bloccato l’oleodotto Keystone XL

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È stato un brutto colpo per l’Amministrazione Obama quello inferto da un giudice federale che ha sospeso il 30 dicembre 2011, alla vigilia della loro entrata in vigore, le nuove regole per l’inquinamento atmosferico da parte delle centrali elettriche a carbone e petrolio di 28 Stati, che l’Environmental Protection Agency (EPA) aveva faticosamente predisposto, dopo un lungo iter formativo. 

Il Cross-State Air Pollution Rule (CSAPR) avrebbe introdotto nuovi limiti per ridurre entro il 2014 del 73% il biossido di zolfo (SO2) e del 54% gli ossidi di azoto (NOX), rispetto ai livelli del 2005 per gli impianti di 27 Stati, che dovevano impedire, secondo le stime dell’EPA 34.000 morti premature, 15.000 infarti, 400.000 casi di asma, per circa 280 miliardi di dollari all’anno in benefici sanitari.
Tali limiti sono stati fortemente contestati dai gruppi industriali interessati dal nuovo Regolamento che non avrebbero avuto il tempo per installare le apparecchiature di controllo delle emissioni, per i relativi costi che avrebbero costretto molti impianti a chiudere e, soprattutto, perché le nuove misure avrebbero fatto salire i prezzi energetici.

Così il Texas ed altri 14 Stati hanno intrapreso un’azione legale contro la validità giuridica di alcuni aspetti del CSAPR, tale da indurre il giudice del DC Circuit Court a sospenderlo, in attesa di un pronunciamento in merito.
Seppure l’EPA ha dichiarato che la decisione del tribunale non entra nel merito del Regolamento e che alla fine la sentenza ne confermerà la validità, la decisione non avverrà prima del 2° semestre del 2012 e la sua entrata in vigore presumibilmente verrà posticipata al 2013.

La decisione della Corte è avvenuta dopo il malumore che aveva suscitato tra gli ambientalisti un Rapporto pubblicato il 28 novembre 2011, in cui Obama viene accusato di aver indebolito il processo di regolamentazione delle normative nazionali di protezione della salute a favore di interessi corporativi più di quanto non avesse fatto l’Amministrazione Bush.
Secondo i ricercatori del Center for Progressive Reform (CPR), una ONG di ricerca e formazione per la protezione della salute, della sicurezza e dell’ambiente, che hanno redatto “Behind Closed Doors at the White Hose: How Politics Trumps Protection of Public Health, Worker Safety and the Environment”, nonostante l’impegno elettorale di governare libero dalla stretta degli interessi particolari e in modo trasparente, di utilizzare il processo di regolamentazione per imporre le normative nazionali di protezione della salute, della sicurezza e dell’ambiente, dopo tre anni di amministrazione Obama è evidente che questi lodevoli obiettivi sono stati ostacolati e il processo di regolamentazione è stato sempre imbrigliato politicamente come lo era stato durante gli anni di Bush, non essendo risultato più trasparente.
A queste conclusioni il CPR è giunto dopo l’analisi degli incontri effettuati dall’OIRA (Office of Information and Regulatory Affairs) presso la Casa Bianca, che fin dalla sua istituzione ai tempi dell’Amministrazione Reagan, ha costituito l’ultimo ostacolo per ogni proposta di regolamento e luogo di ascolto degli interessi delle varie lobbies.

“Abbiamo studiato le registrazioni di 1.080 incontri che si sono svolti presso l’OIRA negli ultimi 10 anni - ha affermato Rena Steinzor Presidente CPR e docente presso la Carey School of Law dell’Università del Maryland - Abbiamo rilevato che l’OIRA ha modificato le normative ambientali nell’84% dei casi e i regolamenti delle varie Agenzie per il 65%, mentre il tasso dei cambiamenti degli ultimi anni è stato del 76%, superiore a quello del 64% registrato durante l’Amministrazione Bush. Gli eventi hanno dato ragione all’entusiasmo con cui il Wall Street Journal aveva salutato la nomina di Cass Sunstein quale Direttore dell’OIRA”.
Anche se i dettagli degli incontri rimangono segreti, i contatti dell’Ufficio con i lobbisti, che per lo più sono coloro che hanno dato molto denaro per le campagne presidenziali, debbono essere registrati e pubblicati. Era stato il Presidente Clinton che nel 1993, dopo alcuni episodi di evidente corruzione, che aveva emesso una Ordinanza esecutiva (EO 12866) che ne impone la pubblicazione on line, anche se non di facile accesso, nonostante l’EO 12866 preveda che, dopo l’intervento normativo, l’OIRA metta a disposizione del pubblico tutti i documenti scambiati tra l’Ufficio e le Agenzie.

Tra gli altri risultati del Rapporto, viene sottolineato che:
- l’industria ha quasi monopolizzato gli incontri di ascolto presso l’OIRA con il 75%, contro il 12% dei gruppi di pubblico interesse;
- dopo questi incontri i regolamenti sono stati cambiati nel 29% dei casi;
- anche se le normative proposte dall’EPA hanno costituito solo l’11% di tutte le revisioni operate dall’OIRA, i regolamenti proposti dall’Agenzia di protezione ambientale hanno avuto un’incidenza di incontri pari al 41% ed hanno subito modifiche con un tasso dell’84%, ben più alto del 65% di media di tutte le altre Agenzie;
- in base all’EO 12866, l’OIRA ha 90 giorni di tempo per rivedere un regolamento, più altri eventuali 30 giorni suppletivi in determinati casi, ma nel 12% dei casi le lobbies hanno continuato a far pressioni oltre il 120° giorno.

“I risultati sono stati scioccanti anche per noi, da lungo tempo e per nostra ammissione sfiniti osservatori del percorso a senso unico dell’OIRA per indebolire la salute pubblica e le altre protezioni - ha affermato la Steinzor - Il Rapporto affronta questioni che stanno a cuore e sono fonte di preoccupazione per gli americani, quali lo smog nelle nostre città, il collasso delle miniere che uccidono i lavoratori nel West Virginia, la fuoriuscita di greggio dalla Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, la salmonella nel burro di arachidi e tante altre minacce alla salute pubblica che le Agenzie governative sono istituzionalmente preposte per evitare. Purtroppo, nonostante ci aspettassimo un nuovo brillante futuro con il Presidente Obama, egli ci ha deluso in larga misura in questo settore, introducendovi la politica ed assecondando interessi particolari piuttosto che introdurvi il dominio della scienza e della tecnologia”.

Probabilmente, di fronte alla crisi economica-finanziaria e alle resistenze dei poteri forti che si sono manifestati con le elezioni di mid-term del novembre 2010, che hanno consegnato ai Repubblicani la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, Obama è stato costretto a rivedere misure e tempi del suo programma, accettando condizionamenti che rischiano di alienargli il supporto degli elettori più sensibili alle questioni ambientali, anche se avevamo anticipato questa eventualità al momento del suo insediamento (cfr: “Sto lavorando ad un sogno, anche se è molto lontano… più di quanto si immagini! Obama ha presentato il suo “Green Team”, ma quello “Grigio” ha più poteri e risorse”, in Regioni&Ambiente, n. 1-2, gennaio-febbraio 2009, pagg. 36-41).

In piena campagna elettorale, però, per le Presidenziali, Barack Obama si trova a dover fronteggiare i malumori dei gruppi ambientalisti, critici per un 2011 che si è chiuso per gli USA con più luci che ombre.
Non ha certamente giovato alla sua popolarità tra i green la sua decisione annunciata a metà gennaio di trasferire la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) dal Dipartimento per il Commercio a quello degli Interni.
“Spostare l’Agenzia che sovrintende alla salute dei nostri oceani e della vita marina all’interno dell’Agenzia che dà le autorizzazioni alle perforazioni off-shore è andare in cerca di guai”, ha dichiarato

Miyako Sakashita, Direttore della sezione Oceani presso il Center for Biological Diversity di S. Francisco (Ca). Non c’è dubbio che i pretendenti Repubblicani per la nomination alle presidenziali sono tutti degli ecoscettici e strenui difensori dei combustibili fossili (l’integralista cattolico di origini italiane Rick Santorum ha addirittura affermato che “i cambiamenti climatici sono una cospirazione liberal”), ma il Presidente in carica non può permettersi in questo momento di rompere il feeling creatosi con gli ambientalisti.
Tant’è che dopo le numerose manifestazioni di contrarietà delle comunità in vari Stati e del mondo scientifico statunitense, capeggiato dal noto climatologo James Hansen, Obama ha rotto gli indugi e il 19 gennaio 2012 ha bocciato, almeno momentaneamente, il progetto dell’oleodotto Keystone XL di 2.700 km, che avrebbe dovuto trasportare 500.000 barili al giorno di petrolio estratto dalle sabbie bituminose dell’Alberta (Canada) alle raffinerie texane sul Golfo del Messico.

In verità, il Presidente Obama aveva sperato di poter decidere dopo le elezioni presidenziali, anche per la discussa tecnologia estrattiva che avrebbe un impatto ambientale 4 volte superiore a quelle derivanti dalle metodologie tradizionali, ma il Partito Repubblicano al Congresso gli aveva imposto il compromesso di prorogare i tagli fiscali sui salari per tutto il 2012, in cambio di una decisione sul Keystone XL da prendersi entro il 21 febbraio.

“Questa decisione non è un giudizio di merito sull’oleodotto - ha affermato Barack Obama - ma sulla natura arbitraria della scadenza che è stata imposta al Dipartimento di Stato e che ha impedito di raccogliere le informazioni necessarie per approvare il progetto e proteggere il popolo americano”.