Dopo la pubblicazione del Rapporto WEF su rischi globali per i sistemi economico-finanziari derivanti da cronica differenza di reddito tra i cittadini più ricchi e quelli più poveri, il nuovo Rapporto dell’Oxfam evidenzia che il fenomeno mina il processo democratico e le politiche di coesione, promuovendo gli interessi di pochi, a scapito di quelli di tutti gli altri.

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La disuguaglianza globale dal 1980 è aumentata al punto tale che la ricchezza stimata in 110.000 miliardi di dollari delle 85 persone più ricche del mondo è pari a quella di 3,5 miliardi di poveri  ovvero della metà della popolazione globale.

È questo il dato più eclatante che emerge dal Rapporto “Working for the Few. Political capture and economic inequality”, diffuso alla vigilia del World Economic Forum di Davos (22-25 gennaio 2014) da Oxfam, una confederazione di 17 ONG che lavorano con 3.000 partner in più di 100 Paesi per trovare soluzioni alla povertà e all’ingiustizia.

Dopo il Rapporto “Global Risks 2014”, ecco un’altra denuncia, dai toni più marcati, che evidenzia come l’estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri implichi anche un progressivo indebolimento dei processi democratici a opera dei ceti più abbienti, che piegano la politica ai loro interessi a spese della stragrande maggioranza

La situazione non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo, ma pure quelli sviluppati, perché dalle indagini svolte da Oxfam, anche gli abitanti di Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno sempre più la convinzione che le leggi siano scritte e concepite per favorire i più ricchi.
In Africa le grandi multinazionali, in particolare quelle dell’industria mineraria/estrattiva, sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i Governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà.
In India il numero di miliardari è aumentato di 10 volte negli ultimi 10 anni a seguito di politiche fiscali altamente regressive, mentre il Paese è tra gli ultimi del mondo se si analizza l’accesso globale a un’alimentazione sana e nutriente.
Negli Stati Uniti, il reddito dell’1% della popolazione è aumentato ed è ai livelli più alti dalla vigilia della Grande Depressione. Recenti studi statistici hanno dimostrato che, proprio negli USA, gli interessi della classe benestante sono eccessivamente rappresentati dal Governo rispetto a quelli della classe media: in altre parole, le esigenze dei più poveri non hanno impatto sui voti degli eletti.

In Europa, si è imposta l'austerità alle classi povere e medie sotto l’enorme pressione dei mercati finanziari, beneficiando i ricchi investitori con i salvataggi statali delle istituzioni finanziarie.

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Il rapporto dimostra, con esempi e dati provenienti da molti Paesi, che viviamo in un mondo nel quale le élite che detengono il potere economico hanno ampie opportunità di influenzare i processi politici, rinforzando così un sistema nel quale la ricchezza e il potere sono sempre più concentrati nelle mani di pochi, mentre il resto dei cittadini del mondo si spartisce le briciole - ha affermato Winnie Byanyima, Direttrice di Oxfam International - Un sistema che si perpetua, perché gli individui più ricchi hanno accesso a migliori opportunità educative, sanitarie e lavorative, regole fiscali più vantaggiose, e possono influenzare le decisioni politiche in modo che questi vantaggi siano trasmessi ai loro figli”. 

Il Rapporto sottolinea come sin dalla fine del 1970 la tassazione per i più ricchi sia diminuita in 29 Paesi sui 30 per i quali erano disponibili dati. In poche parole i ricchi non solo guadagnano di più, ma pagano anche meno tasse, quando le pagano, come ben sappiamo noi italiani dal momento che un’imprenditrice, secondo quanto riferito dai media in queste ore, avrebbe nascosto al fisco 1.243 immobili, evadendo tasse su 2 miliardi di beni.

Se non combattiamo la disuguaglianza - ha osservato Byanima - non solo non potremo sperare di vincere la lotta contro la povertà estrema, ma neanche di costruire società basate sul concetto di pari opportunità, in favore di un mondo dove vige la regola dell’asso pigliatutto”.

Non è casuale la scelta temporale per la diffusione del report, dal momento che Oxfam chiama direttamente in causa i “potenti” riuniti al WEF ad impegnarsi a:

- sostenere una tassazione progressiva e contrastare l’evasione fiscale

- astenersi dall’utilizzare la propria ricchezza per ottenere favori politici che minano la volontà democratica dei propri concittadini

- rendere pubblici tutti gli investimenti nelle aziende e nei fondi di cui sono effettivi beneficiari

- esigere che i Governi utilizzino le entrate fiscali per fornire assistenza sanitaria, istruzione e previdenza sociale per i cittadini

- adottare dei minimi salariali dignitosi in tutte le società che posseggono o che controllano;

- esortare gli altri membri delle élite economiche a unirsi a questa causa

Inoltre, ai Governi viene chiesto di:

- affrontare le disuguaglianze per il giro di vite sulla segretezza finanziaria e l’evasione fiscale, anche attraverso il G20;

- investire in istruzione universale e sanità;

- concordare un obiettivo globale per porre fine alla disuguaglianza estrema in ogni Paese, come parte fondamentale dei negoziati post 2015.

Pare di percepire una certa assonanza con il pensiero espresso da Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” del 26 novembre 2013:

56. Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice. Tale squilibrio procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria. Perciò negano il diritto di controllo degli Stati, incaricati di vigilare per la tutela del bene comune.

Ma gli “happy few” ascolteranno l’esortazione?