Nonostante la riduzione delle emissioni, l’inquinamento atmosferico continua a danneggiare gli ecosistemi europei

Nonostante la riduzione delle emissioni, l’inquinamento atmosferico continua a danneggiare gli ecosistemi europei

La pubblicazione contestuale di due Rapporti da parte dell’Agenzia Europea dell’Ambiente indica che sono stati compiuti notevoli miglioramenti per proteggere gli ecosistemi europei dagli inquinanti atmosferici, ma gli impatti negativi di acidificazione e eutrofizzazione si faranno sentire ancora per diversi anni.

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Anche se l'inquinamento atmosferico sta diminuendo, stiamo tuttora lottando per proteggere gli ecosistemi sensibili dagli effetti nocivi, quali l'eutrofizzazione - ha dichiarato Hans Bruyninckx, Direttore esecutivo dell'Agenzia Europea dell’Ambiente - Questi cambiamenti di habitat, mettono in pericolo una vasta gamma di specie dai pesci alle piante da fiore. È particolarmente sorprendente che il problema sembra essere altrettanto preoccupante nelle aree naturali protette d'Europa".

Le affermazioni del Direttore AEA sintetizzano in maniera eloquente i contenuti del Rapporto dell’Agenzia dal titolo “Effects of air pollution on European ecosystems” che esamina l’esposizione degli ecosistemi europei agli inquinanti atmosferici contenenti azoto e zolfo al di sopra dei livelli di sostenibilità, danneggiando piante e gli animali.

Nel 1970, molti Governi europei si preoccuparono particolarmente del fenomeno delle “piogge acide” che stava danneggiando le foreste e uccidendo pesci come la trota fario e il salmone atlantico. Dal Rapporto si evince che l'acidificazione si è notevolmente ridotta dal suo picco avvenuto nel 1980, quando quasi la metà della superficie degli ecosistemi sensibili dei 28 Stati membri dell'UE era interessata al fenomeno. Oggi, secondo il Rapporto, ne rimane esposta solo il 5% della superficie degli ecosistemi.

L'inquinamento atmosferico contribuisce anche al fenomeno dell'eutrofizzazione, un eccesso di nitrati, che può trasformare gli ecosistemi, creando, ad esempio, condizioni più favorevoli per alcune piante, riducendo invece la “ricchezza di specie” nelle praterie e in altre aree sensibili. L'eutrofizzazione da inquinamento atmosferico ha raggiunto il suo picco nel 1990 con circa l'80% degli ecosistemi sensibili dell’UE era esposto al di sopra dei livelli di sicurezza. Nonostante alcuni miglioramenti, quasi il 60% degli ecosistemi ne è ancora colpito. La situazione dovrebbe essere destinata a migliorare ulteriormente, ma il Rapporto mette in risalto che l'inquinamento atmosferico provocherà una notevole eutrofizzazione ancora per diversi anni.

eea effects of air pollution on european ecosystems species richness in grasslands

Le tendenze al miglioramento sono il risultato di profondi tagli nelle emissioni di alcuni inquinanti nel corso degli ultimi decenni, come indica l’altro Rapporto, contestualmente pubblicato al primo, “European Union emission inventory report 1990-2012” che viene annualmente presentata dall’UE alla Convenzione sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero (LRTAP) che ha lo scopo di limitare e, per quanto possibile, ridurre gradualmente e prevenire l'inquinamento atmosferico, compreso quello transfrontaliero a grande distanza, attraverso l’implementazione di politiche e strategie per combattere l’emissione di inquinanti atmosferici anche con lo scambio di informazione, consultazione, ricerca e monitoraggio.

Il biossido di zolfo (SOx) è uno dei principali responsabili dell’acidificazione, e la sua riduzione dell’84% tra il 1990 e il 2012 può ascriversi all’introduzione delle normative UE che puntavano a cambiare i combustibili, a installare depuratori per i fumi negli impianti industriali e a ridurre il tenore di zolfo nei carburanti per i trasporti.

Anche gli inquinanti che causano eutrofizzazione sono diminuiti, anche se non quanto la riduzione intervenuta negli SOx. Così le emissioni di ossidi di azoto e ammoniaca sono diminuite rispettivamente del 51% e del 28%, ma dal Rapporto risulta che in 11 Paesi membri vengono tuttora superati i limiti per questi inquinanti, concordati a livello internazionale nell’ambito del Protocollo di Göteborg.

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