La rete internazionale della ONG Oxfam alla vigilia del World Economic Forum di Davos, accessibile ad “happy few”, avverte che la disuguaglianza tra i ricchi e la maggior parte della popolazione povera globale, dopo la crisi economica iniziata nel 2008-2009, è in aumento, rischiando di compromettere sia la ripresa che la tenuta sociale di vari Paesi.

oxfam 2015

Oxfam International, la rete che riunisce 17 organizzazioni di 17 Paesi per ottenere un maggior impatto nella lotta globale contro la povertà e l’ingiustizia, ha presentato il suo Rapporto annuale sulle disuguaglianze sociali alla vigilia del World Economic Forum (Davos, 21-24 gennaio 2015).
Ogni anno nella rinomata località delle Alpi svizzere nel Cantone dei Grigioni, si riuniscono le personalità politico-economiche di un “club esclusivo” per partecipare al quale (“c’ero anch’io”) si devono sborsare un centinaio di dollari (forse anche di più per effetto della rivalutazione del franco decisa il 15 gennaio dalla Banca Centrale Svizzera) per il biglietto d’ingresso e quasi 200.000 per l’accesso a quelle che si chiamano “discussioni private”. Tali costi sono, ovviamente a carico delle aziende che gli amministratori delegati rappresentano (i leader politici hanno l’ingresso gratuito, visto che sono quelli che danno l’input per gli stessi investimenti!).

Se l’anno scorso aveva suscitato scalpore la notizia, inclusa nel Rapporto “Working for the Few”, che le 85 persone più ricche del Pianeta possiedono una ricchezza pari a quella di 3,5 miliardi di poveri, ovvero della metà della popolazione mondiale, il contenuto del Report 2015 “Wealth: Having It All and Wanting More” (Ricchezza: averne in abbondanza e volerne di più) del quale briefing Oxfam Italia ha messo on line la traduzione, dove l’assunto che l’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%, sta facendo il giro dei media mondiali.

Nel Rapporto dell’anno scorso per mettere insieme la ricchezza del 50% della popolazione povera mondiale, come detto, occorrevano 85 “paperon de’ paperoni”, quest’anno il numero è sceso a 80, una diminuzione impressionante dai 388 del 2010.
La Direttrice esecutiva di Oxfam International, Winnie Byanyima presente al WEF 2015 in qualità di co-Chair, ha dichiarato che utilizzerà l’influenza che deriva dal ruolo assegnatole per “portare un messaggio da parte dei cittadini dei Paesi più poveri del mondo al Forum dei più potenti uomini d'affari e politici del mondo. Il messaggio è che l'aumento della disuguaglianza è pericoloso. È dannoso per la crescita ed è deleterio per la governance. Vediamo che la concentrazione della ricchezza sta aumentando e lascia che la gente comune non abbia voce e i suoi interessi siano trascurati”.

Il Rapporto denuncia il fatto che l’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare. Lo scorso anno per detenere la ricchezza che gli 85 paperon de’ paperoni del mondo detenevano la ricchezza del 50% della popolazione più povera (3,5 miliardi di persone). L’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016.
Gli esponenti di questa élite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il restante 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo.
Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme? - ha affermato la Direttrice esecutiva di Oxfam International - La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti”.
“Negli ultimi 12 mesi, i leader mondiali, dal Presidente Obama a Christine Lagarde, hanno più volte ribadito quanto necessario e importante sia affrontare il tema della grande disuguaglianza - ha aggiunto Byanyima - Ma ancora poco è stato fatto in termini concreti ed è arrivato il momento per i nostri leader di prendersi carico degli interessi della stragrande maggioranza per intraprendere un cammino verso un mondo più giusto per tutti.”

Oxfam chiede ai Governi di adottare un piano di 7 punti per affrontare la disuguaglianza:
1. contrasto all’elusione fiscale di multinazionali e individui miliardari;
2. investimento in servizi pubblici gratuiti, come salute e istruzione;
3. distribuzione equa del peso fiscale, spostando la tassazione da lavoro e consumi verso capitali e ricchezza;
4. introduzione di salari minimi e graduale adozione di salari dignitosi per tutti i lavoratori;
5. introduzione di una legislazione ispirata alla parità di retribuzione, e politiche economiche che prevedano una giusta quota per le donne;
6. reti di protezione sociale per i più poveri, incluso un reddito minimo garantito;
7. un obiettivo globale di lotta alla disuguaglianza.

La profonda disuguaglianza non è solo un incidente o una regola naturale dell’economia. È il risultato delle politiche intraprese e con politiche differenti può essere ridotta ed io sono ottimista sul fatto che ci sarà un cambiamento - ha concluso Winnie Byanyima - Alcuni anni fa, l'idea che la povertà estrema fosse dannosa era ai margini del dibattito economico e politico, ma al riguardo stiamo ora assistendo ad un crescente consenso tra imprenditori, dirigenti economici, leader politici e anche leader religiosi”.
 
Dopo la crisi economica globale del 2008-2009, le disuguaglianze si sono accentuate con una riduzione del tenore di vita della maggioranza della popolazione mondiale ed un contemporaneo incremento della ricchezza, in termini di proprietà e azioni, di pochi. Così, più pressanti sono stati gli appelli di Papa Francesco, i moniti del Direttore del FMI Christine Lagarde, sui rischi sociali ed economici di una crescente disparità di reddito, mentre Thomas Piketty nel suo libro best-seller mondiale “Il Capitale del XXI secolo” avverte che i livelli di concentrazione della ricchezza all’inizio del secolo sono simili a quelli del periodo precedente la prima guerra mondiale, con le rendite finanziarie e di capitali superiori a quelle dell’economia reale. Anche il Presidente Barack Obama sembra essere convinto della necessità di una ridistribuzione dei redditi e nel suo discorso tradizionale sullo Stato dell’Unione del 28 gennaio 2015 si appresterebbe a presentare un piano che prevede aumento delle tasse per le fasce più elevate di reddito e sui capital gains e sgravi per il ceto medio e piccole imprese.