Nel giorno in cui tutti i media si sono occupati dell’inchiesta romana sull’intreccio malavitoso affari-politica, la diffusione dell’annuale “Indice sulla Percezione della Corruzione” messo a punto da Traspirancy International conferma che il fenomeno affligge in modo endemico il nostro Paese, sottraendo risorse, peggiorando i servizi e contribuendo a far aumentare la povertà.
Presentato l’innovativo servizio ALAC, offerto da Traspirancy International Italia a coloro che decidono di segnalare casi di corruzione, in totale sicurezza e anonimato.

anticorruzione alac

Traspirancy International, Organizzazione della società civile che lotta contro la corruzione, ha presentato il 3 dicembre 2014 (lo stesso giorno in cui i media diffondevano i particolari dell’inchiesta di Roma “Mondo di mezzo” da cui emergerebbero i saldi legami tra affari-politica-mafia), il suo annuale Rapporto “Corruption Percetions Index” (CPI), giunto quest’anno alla sua ventesima edizione.

Si tratta, appunto, di un indice composito, costruito con sondaggi e inchieste, realizzati da vari organismi indipendenti, internazionalmente riconosciuti, che valuta le percezioni dei livelli di corruzione nelle amministrazioni pubbliche e nella classe politica. Ad ogni Paese viene assegnata una valutazione che va da 0 (il livello più alto di corruzione) a 100 (praticamente la corruzione non esiste).
I Paesi più “virtuosi” risultano essere: Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Svezia e Norvegia (con lo stesso punteggio c’è anche la Svizzera); mentre Sud Sudan, Afghanistan, Sudan, Corea del Nord e Somalia si segnalano per risultare i più “corrotti”.

Il CPI 2014 indica che gli abusi di potere dei decisori politici e degli alti dirigenti bloccano la crescita economica e gli sforzi di lotta alla corruzione - ha dichiarato José Ugaz, Presidente di Traspirancy International - Alcuni eletti corrotti trasferiscono impunemente capitali di origine fraudolenta in Paesi che praticano il segreto bancario attraverso l’intermediazione di società offshore. I Paesi ultimi classificati del CPI dovrebbero adottare misure radicali di contrasto alla corruzione, rivolte alle loro popolazioni; i Paesi che occupano le posizioni migliori dovrebbero fare in modo di non introdurre pratiche corruttive nei Paesi meno sviluppati”.

Nella graduatoria stilata per 175 Paesi, l’Italia con un punteggio di 43/100 si colloca al 69mo posto, lo stesso occupato lo scorso anno, anche se dobbiamo osservare che da quando ci siamo occupati per la prima volta del Rapporto (vedi “Corruzione e gerontocrazia impediscono di riconoscere i meriti”, in Regioni&Ambiente, n. 12, dicembre 2008, pagg. 23-25) il nostro Paese è peggiorato di 14 posti, collocandosi ora nello stesso range di Brasile, Bulgaria, Grecia, Romania, Senegal e Swaziland, e dietro a Sudafrica, Kuwait e Turchia, il peggiore dei Paesi del G8 e in Europa solo Montenegro, Serbia e Bosnia-Erzegovina hanno una classifica peggiore:

stati livello corruzione

Il CPI 2014 evidenzia come il nostro Paese non sia ancora riuscito a intraprendere la strada giusta per il suo riscatto etico - ha sottolineato Virginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia che in concomitanza con l’uscita dell’Indice 2014 ha tenuto un evento di presentazione a Roma dell’innovativo servizio “ALAC” (acronimo di Advocacy and Legal Advice Centre), per le vittime e i testimoni di casi di corruzione, a cui ha preso parte, tra gli altri, il Presidente dell’Autorità Anticorruzione (ANAC), Raffaele Cantone - Non possiamo restare fermi a guardare ancora per molto, mentre invece altri Paesi fanno progressi: come cittadini possiamo e dobbiamo essere parte attiva nella lotta contro la corruzione”.

La corruzione affligge in maniera endemica il nostro sistema economico, sottraendo allo Stato risorse preziose, peggiorando la qualità dei servizi e contribuendo ad aumentare la povertà. I cittadini sono i primi a subirne le conseguenze, per questo non devono più rimanere in silenzio, ma prendere posizione con determinazione, secondo Traspirancy International Italia.
Il lavoro iniziato quest’anno dall’ANAC siamo sicuri che darà i suoi frutti, ma c’è bisogno anche del supporto dei cittadini - ha aggiunto Carnevali - Solo grazie al loro coinvolgimento sarà possibile portare alla luce gli illeciti che altrimenti continueranno a rimanere insabbiati. Per questo motivo abbiamo dato vita al servizio ALAC, per tutti coloro che vogliono segnalare un caso di corruzione, ma sono spaventati o sfiduciati dalle istituzioni. Noi possiamo aiutarli facendo in modo che il caso venga allo scoperto, superando così il muro di impunità che ancora oggi protegge i corrotti”.

Secondo i dati del Barometro Globale della Corruzione 2013, solo il 56% degli italiani è disposta a segnalare un episodio di corruzione, rispetto alla media globale del 69%. I motivi che spingono a rimanere in silenzio sono soprattutto la paura, la sfiducia e la triste convinzione che nulla può cambiare.
Il servizio ALAC è nato proprio con l’obiettivo di incoraggiare chi ha qualcosa da segnalare nell’interesse pubblico. ALAC è infatti il primo esempio italiano di servizio di assistenza per chi decide di segnalare episodi di corruzione e si avvale del software Globaleaks, che permette l’invio di segnalazioni in totale sicurezza e anonimato.