Ma in Italia il vento spira contrario e il settore chiede un intervento urgente del Governo volto a modificare quegli aspetti normativi introdotti che hanno messo in grave crisi un’industria solida e matura, determinando conseguenze drammatiche su occupazione e sviluppo.

ewea annual statistics 2014

Nei 28 Stati membri dell’UE è stata installata nel 2014 una potenza elettrica da energia eolica di 11.791 MW, più del doppio di quella da carbone e gas che hanno aggiunto rispettivamente 3.305 MW e 2.338 MW.

Questo dato emerge dal Rapporto “Annual statistics 2014” pubblicato dall’European Wind Energy Association (EWEA) che sottolinea, inoltre, come entrambe le industrie del carbone e gas in Europa abbiano ritirato una capacità maggiore di quella installata, mentre la capacità di energia eolica è aumentata del 3,8% all’anno a partire dal 2013 per un totale cumulativo di 128,8 GW.

L'Europa è ad un punto di svolta per gli investimenti in energie rinnovabili e in particolare per quella del vento - ha dichiarato Thomas Becker, Direttore esecutivo dell’EWEA - Investire capitale finanziario nelle industrie del passato in Europa sta cominciando a sembrare imprudente. Al contrario, le energie rinnovabili stanno progredendo e gli investimenti nell’eolico rimangono interessanti”.

Le centrali elettriche rinnovabili hanno rappresentato il 79,1% dei nuovi impianti nel corso del 2014: 21.3GW su un totale di 26.9GW. Oggi, l’energia eolica connessa alla rete è sufficiente a coprire il 10% del consumo di elettricità dell’UE, dall’ 8% dell’anno prima.

Questi numeri spettacolari indicano il continuo impegno dell'Europa nei confronti delle energie rinnovabili e del vento - ha continuato Becker - Ma questo non è il momento del compiacimento. L’incertezza del quadro normativo per il settore energetico è una minaccia per la continuità verso l’energia sostenibile e autoprodotta che possa garantire la sicurezza e la competitività energetica dell'Europa per il lungo periodo. È giunto il momento per i leader politici europei di creare una vera Unione europea dell'energia [ndr: al riguardo si veda il precedente post] e di inviare un chiaro segnale del loro sostegno per il passaggio a un sistema energetico sicuro e sostenibile. La loro volontà politica è un pezzo essenziale del puzzle”.

Gli investimenti in parchi eolici europei risultavano compresi tra i 13,1 e i 18,7 miliardi di euro, con la fetta maggiore (tra gli 8,9 e i 12,8 miliardi di euro) dei parchi onshore, mentre quelli in mare aperto rappresentavano tra i 4,2 e i 5,9 miliardi di euro.
Osservando i dati per singoli Paesi, si evidenzia che Germania e Gran Bretagna hanno rappresentato il 59,5% del totale delle installazioni di energia eolica dell’UE nel 2014, rispettivamente con 5.279 MW (il 90% onshore) e 1.736 MW (46,8% offshore). Seguono Svezia con 1.050,2 MW, Francia con 1.042 MW e, molto più distanti, Polonia con 444,3 MW e l'Austria con 411,2 MW. I mercati emergenti dell'Europa centrale e orientale dell'UE hanno installato 838 MW, il 7,1% delle installazioni totali, quando nel 2013 era del 16%. Questo calo è dovuto alle modifiche normative retroattive in Romania e l'incertezza sugli impatti conseguenti alla nuova legge sul sistema degli incentivi e del mercato in Polonia.
Ciò a cui abbiamo assistito nel 2014 è stata una concentrazione del settore in Paesi chiave, mentre i mercati dell’Europa orientale e meridionale hanno continuato a soffrire sia per la crisi economica che per i cambiamenti normativi - ha concluso Becker - Ci aspettiamo che questa concentrazione continuerà anche nel 2015”.

Ma il caso dell’Italia merita una segnalazione.
Nel 2014 sono stati solo 107 i MW di energia eolica installati, con un calo percentuale del 76% rispetto all’anno precedente.
In un Comunicato, l’Associazione Nazionale Energia del Vento (ANEV) sottolinea che “Un calo così sostenuto è dovuto ad interventi normativi penalizzanti per le aziende del settore, in particolare al sistema delle aste al ribasso per l’assegnazione degli incentivi. Il tracollo dell’installato è infatti iniziato nel 2012, anno in cui è stato introdotto il nuovo sistema d’incentivazione, ripercuotendosi già sull’installato del 2013 pari a solo 450 MW, contro gli oltre 1.200 MW del 2012. Tale situazione si riscontra solo in Italia, mentre nel resto del Mondo il settore eolico registra ogni anno tassi di crescita notevoli ed è riconosciuto come quello più maturo ed efficiente tra le tecnologie rinnovabili”.
L’Associazione, pertanto, ha chiesto al Governo italiano un intervento tempestivo per salvare un’industria solida e matura dalla grave crisi che sta attraversando e che sta determinando conseguenze drammatiche su occupazione e sviluppo, con il settore eolico passato da circa 37.000 occupati nel 2012, ai 34.000 nel 2013 e ai 30.000 del 2014.

Intervenendo il 26 gennaio 2015 al Convegno “Per un nuovo assetto del mercato elettrico nel quadro della roadmap europea al 2030”, organizzato dal Coordinamento FREE, l’Associazione che raccoglie in qualità di Soci 29 Associazioni, in toto o in parte attive nel settore delle fonti rinnovabili, il viceMinistro dello Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti ha assicurato che entro febbraio verrà emanato il nuovo Decreto Ministeriale per le rinnovabili non fotovoltaiche.
In linea con quanto previsto dalla Strategia energetica nazionale che mira a ridurre del 30% i consumi entro il 2030, il Ministero è orientato a confermare il sostegno al settore delle fonti rinnovabili e sta già lavorando per dare continuità agli investimenti nel settore - ha affermato De Vincenti - Per sbloccare gli investimenti per le fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico, convinti che questa fonte possa svilupparsi senza incentivi, ma con l’integrazione nel mercato e nelle reti, il nuovo schema incentivante dovrebbe arrivare, salvo imprevisti entro la fine di febbraio. Vogliamo muoverci prima di esaurire i 5,8 miliardi fissato dal precedente DM 6 luglio 2012”.

Bisogna quindi attendere ancora qualche settimana per conoscere quali misure verranno prese e se risponderanno alle richieste avanzate dal settore dell’eolico.