Il Rapporto di T & E mette in evidenza che quantunque la maggiore responsabilità dell’immissione sul mercato di auto con elevate emissioni debba essere attributo alle case costruttrici, i Governi possono fare molto per incidere su un più veloce passaggio ad auto meno impattanti sull’ambiente.

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Le auto più efficienti sono state acquistate nel 2013 nei Paesi Bassi e in Danimarca, grazie alle misure fiscali introdotte che favoriscono i veicoli che consumano meno carburante ed emettono minori quantità di gas inquinanti. Germania e Polonia, viceversa, sono i Paesi in cui le nuove auto circolanti hanno le peggiori prestazioni ambientali e sussistono le politiche fiscali più deboli.

Devono essere incluse anche le industrie europee degli autoveicoli tra le lobby che hanno avuto peso nella decisione della nuova Commissione UE di stralciare dal Programma del 2015 il Pacchetto legislativo “Aria pulita” (momentaneamente, salvo ripensamenti del Parlamento europeo) che prevede nuovi e più bassi limiti alle emissioni nazionali.

Se è vero che le emissioni delle auto stanno calando, grazie alle innovazioni tecnologiche apportate, la diminuzione non è nella traiettoria dalla tabella di marcia che al 2020 prevede che i nuovi modelli non debbano superare in media i 95 gr/km di CO2, mentre attualmente siamo attorno a 126 gr/km.
Di certo, è ancora possibile raggiungere l’obiettivo, ma lo sforzo comporterebbe per le case produttrici di automobili costi che non vogliono sopportare. Tra le maggiori oppositrici al pacchetto legislativo che contiene, tra l’altro, l’introduzione di test più probanti sulle emissioni delle auto, visto che il traffico veicolare è tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico in città, si sono dimostrate le case automobilistiche tedesche (sono le loro auto ad emettere maggiore CO2) che hanno premuto sul Governo Merkel, affinché “sparisse dall’agenda” della Commissione UE.

Se la responsabilità principale di ridurre le emissioni di anidride carbonica  ricade sulle case automobilistiche, tuttavia molto possono fare gli Stati membri per aiutare (o ostacolare come abbiamo indicato) il progresso verso auto meno impattanti sull’ambiente, attraverso le politiche nazionali che vengono adottate, come dimostra il Rapporto “CO2 emissions from new cars in Europe: Country Ranking in 2013”, pubblicato la settimana scorsa da Transport & Environment (T & E), la principale organizzazione ambientalista in Europa in materia di trasporti.

La relazione, parte integrante dell’VIII Rapporto annuale della ONG sui progressi nella riduzione delle emissioni di CO2 e per migliore l’efficienza energetica degli autoveicoli, si concentra sulle emissioni medie dei veicoli circolanti nei diversi Stati membri, mettendole a confronto con le diverse politiche fiscali adottate per promuovere l’acquisto di auto a basse emissioni.
Il quadro che ne emerge, in estrema sintesi, è che i Paesi che hanno le emissioni più basse di CO2 dalle nuove auto in circolazione sono quelli che hanno adottato politiche fiscali più favorevoli per le auto a minor consumo di carburante e a basse emissioni.

Secondo T & E le tasse di immatricolazione e di circolazione hanno distorto il mercato in molti Paesi europei a favore delle auto con motori diesel che attualmente rappresentano circa la metà di tutte le nuove autovetture vendute nell’UE. Oltre alle minori tasse sul carburante, le auto diesel emettono circa il 15% in meno di CO2 rispetto alle auto a benzina. Tuttavia, il “mito” che l’aumento delle flotte nazionali a diesel sia condizione necessaria per rispettare le Direttive sui limiti alle emissioni, è falso dal momento che costituisce una delle principali cause dell’inquinamento urbano.

I Paesi Bassi che nel 2013 è stato il Paese europeo che ha acquistato le auto nuove con la più bassa emissione media di CO2 dell'Unione europea (109,1 gr/km), grazie al suo regime fiscale a favore dei veicoli con risparmio di carburante e basse emissioni di carbonio, è risultato anche quello dove solo una auto nuova su quattro è a diesel; in Danimarca, altro Paese con la nuova flottiglia a basse emissioni (112,7% gr/km), una su tre: in entrambi i Paesi la pressione fiscale sul gasolio è elevata.

Al contrario, in Germania e Polonia, che sono i Paesi con le emissioni dalle nuove auto più elevate (rispettivamente, 136,1gr/km e 138,1 gr/km), hanno deboli politiche fiscali al riguardo. In particolare, la Germania, con quasi 3 milioni di auto nuove registrate nel 2013 è stato il maggior mercato automobilistico europeo, non fa differenziazioni significative nelle tasse di immatricolazione e quelle di circolazione, tali da avere effetti sulle scelte dei consumatori.

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(Fonte: Transport & Environment)

"Questo rapporto dimostra che le tassazioni sui veicoli e carburanti possono essere efficaci nel guidare il mercato verso auto a più basse emissioni e minor consumo di carburante, in grado di evitare l'inquinamento atmosferico causato dall’elevato numero di auto a diesel - ha dichiarato Greg Archer, Responsabile Veicoli puliti di T & E - Tramite il passaggio a tasse di immatricolazione penalizzanti per le auto che hanno alti livelli di emissioni e tasse di circolazione più elevate per i veicoli diesel rispetto quelli a benzina, si può ridurre drasticamente sia le emissioni di CO2 che l’inquinamento atmosferico”.

I Paesi produttori di auto stanno offrendo enormi sussidi alle flotte aziendali, incoraggiando così l’uso di auto di grossa cilindrata e più inquinanti: "I Governi dovrebbero porre fine a questi sussidi inquinanti, aumentando il bollo alle auto aziendali - ha aggiunto Archer - I risultati ambientali in tutta l'OCSE migliorerebbero notevolmente se finissero le basse tasse alle auto aziendali, soprattutto per quanto riguarda la componente ‘distanza percorsa’ ”.
Il riferimento esplicito è al Rapporto dell’OCSE “Under-taxing the benefits of company cars”, pubblicato lo scorso settembre, in cui si rilevava che “l’assenza di tassazioni basate sulle distanze percorse è l’aspetto più deleterio, sia ambientale che sociale, del sistema fiscale per le auto aziendali”.

Le immatricolazioni delle nuove auto in Italia nel 2013 hanno registrato un trend di minori emissioni del 4%, in linea con la riduzione a livello UE (-4,1%), ma sono ancora elevate e il sistema fiscale non è giudicato favorevole a scoraggiare le auto maggiormente inquinanti.
C’è da aggiungere, però, che in Italia sono in continuo aumento le auto nuove che, immatricolate a benzina, vengono poi convertite a GPL o metano.
La recente presentazione del Rapporto “Green economy e veicoli stradali: una via italiana. Impatti socio-economici dello sviluppo di auto a GPL e a metano” ha evidenziato come il settore potrebbe conoscere un più ampio mercato, qualora venisse estesa a tutto il territorio nazionale la disciplina che oggi è applicata a discrezione delle regioni, cioè di esentare i veicoli alimentati a gas dal pagamento del bollo per 5 anni.